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Fukushima 10 anni dopo: l'uomo che salva i gatti abbandonati e malati vicino alla centrale atomica | VIDEO

L’11 marzo 2011 il disastro nucleare di Fukushima in Giappone allarmava il mondo. Dieci anni dopo lo ricordiamo raccontandovi la storia di Sakae Kato, che a 57 anni ha smesso di fare l’imprenditore e ha dedicato la vita a occuparsi dei gatti malati e abbandonati vicino alla centrale atomica

Sakae Kato ha cambiato vita. Da imprenditore si è trasformato in guardiano, e salvatore, dei gatti malati e abbandonati di Fukushima. Qui dieci anni fa, l’11 marzo 2011, è avvenuto il disastro della centrale atomica travolta da un fortissimo terremoto e soprattutto dal successivo maremoto. Un’onda altissima di tsunami la colpì provocando una tragica dispersione di materiale nucleare. Il 30 marzo 2011, venti giorni dopo, siamo partiti da quella drammatica esplosione per parlare di rischi radioattività in Italia con il servizio di Matteo Viviani che trovate qui sopra.

Sakae Kato, 57 anni, oggi vive con i 41 gatti che ha salvato nella vicina cittadina giapponese di Namie. In tutta l’area sono tanti i randagi rimasti senza padrone: spesso sono malati con forme di tumore sviluppate con ogni probabilità per il disastro nucleare, come Mokkun e Charm che vedete nella foto. Intanto qui la terra continua a tremare e l’ultima forte scossa è del mese scorso.

"Voglio restare per prendermi cura di ciascuno di loro fino all'ultimo, poi posso morire tranquillo", dice alla Reuters. Ne ha già seppelliti 23, intorno, in un’area completamente evacuata dalle 160mila persone che ci vivevano, si vedono solo i cinghiali a spasso tra le case vuote.

Sakae Kato nutre anche loro spendendo 7mila euro al mese in cura degli animali. Ha deciso di restare nel terreno di proprietà della sua famiglia da tre generazioni e di occuparsi soprattutto dei gatti in un edificio abbandonato lì accanto. Lo ha trasformato un rifugio per mici ma in realtà non potrebbe dormire a Namie per problemi di sicurezza.

Il mese scorso è stato arrestato perché ha liberato alcuni cinghiali dalle trappole piazzate dall’amministrazione locale, che li accusa di devastare le abitazioni vuote. Lui, anche alle domande sul pericolo radiazioni, replica semplicemente: "Non voglio andar via, mi piace vivere su queste montagne".

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