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La crisi, le storie dei migranti in Spagna e quel neonato salvato in mare | VIDEO

La foto simbolo della crisi migratoria che sta vivendo in queste ore la Spagna: un agente della Guardia Civil salva un neonato caduto in mare a Ceuta. Noi, nel 2016, eravamo andati proprio lì per raccontarvi una delle vie dei migranti per passare dal Marocco in Europa. Ecco perché quest’immagine e queste storie ci chiamano in causa tutti 

Un minuscolo cappellino che si confonde con le acque circostanti. Un piccolissimo corpo sorretto da due grandi mani. Nello scatto simbolo della crisi di migranti a Ceuta c’è tutto il dramma di queste ore. Il neonato è stato salvato in mare da un agente della Guardia Civil (che l’ha twittata) al confine tra l’enclave spagnola e il Marocco. "Abbiamo preso il bambino, era congelato, freddo, non si muoveva", ha detto ai media spagnoli Juan Francisco, agente del Gruppo speciale di attività subacquee della Guardia civile.

E il ricordo va immediatamente a un’altra immagine che fa gelare il sangue: quella del piccolo Alan Kurdi, trovato morto su una spiaggia turca. Quella foto, che vedete qui sotto, è diventata uno dei tragici simboli dell’immigrazione verso l’Europa. Simboli che devono ricordarci che, quando parliamo di migranti, è di questo che stiamo parlando. Che il dramma non risparmia certo i bambini e che ci chiama in causa tutti come europei, come esseri umani.

Sono oltre 8mila i migranti arrivati a Ceuta nelle ultime 48 ore. Tantissimi sono minori. Le persone, di origine subsahariana, sono riuscite a entrare nella piccola enclave spagnola in Africa dal territorio marocchino. Chi a nuoto, chi con canotti o arrampicandosi sulle scogliere.

Ieri la Spagna ha deciso di schierare l’esercito su quella frontiera con il Marocco. “Voglio comunicare a tutti gli spagnoli, e specialmente a quelli che vivono a Ceuta e Melilla, che ristabiliremo l'ordine con la massima celerità”, ha dichiarato il premier di Madrid Pedro Sánchez. Circa 4mila persone sono già state mandate indietro dalla Spagna. “Quella frontiera è una frontiera europea” ha detto Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione europea. “E quello che succede lì non è un problema di Madrid, è un problema per tutti, perché siamo un’Unione”.

Su quel confine con il Marocco, solitamente blindato, nella notte tra sabato e domenica le guardie di frontiera di Rabat hanno allentato i controlli. L’ipotesi è che si tratti di una ritorsione del Marocco contro la decisione di permettere il ricovero in un ospedale iberico di Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, movimento per l’indipendenza del Sahara Occidentale, occupato dalle truppe di Rabat. Il governo Sanchez smentisce l'ipotesi: “Il Marocco è un Paese amico della Spagna e così dovrà essere anche in futuro”. Eppure l’ambasciatrice a Madrid, Karima Benyaich, dichiara: “Ci sono atti che comportano delle conseguenze e bisogna accettarle”. Nella serata di ieri il governo marocchino ha fatto sapere di aver chiuso di nuovo i valichi.

Quella di Ceuta è una delle vie di accesso all’Europa, come vi abbiamo raccontato e mostrato nel servizio di Marco Maisano che potete vedere qui sotto. Era il 2016 quando siamo andati a Ceuta, città spagnola situata appunto nel Nord Africa e circondata dal Marocco. Per raccontare questa via per passare all’Europa, Maisano è andato in territorio marocchino, al porto di Tangeri Med.

Qui abbiamo incontrato due giovani ragazzi, di 17 e 15 anni, che ci hanno detto di voler andare in Spagna, raccontandoci i modi per partire. “Noi proviamo continuamente”, ci ha detto uno dei due. “Sono due giorni che non mi tolgo le scarpe, mi fanno male i piedi”. Quando gli abbiamo chiesto perché volevano andare in Europa, ci ha detto: “Vogliamo crearci un futuro perché qui non è possibile. Quando non si riesce a combinare niente bisogna venire qua a rischiare”.

“Sapessi quanti ne partono come noi”, ha detto a Marco Maisano, che ha fatto notare al più piccolo la sua età: soli 15 anni. “Ho 15 anni… però i soldi non ci sono”, ha risposto lui. “In Europa ti insegnano un mestiere così puoi trovare lavoro”, ha continuato il più grande. “Ma io non voglio andare in Spagna, voglio andare in Inghilterra”, ci ha spiegato. E quando gli abbiamo detto che l’Inghilterra aveva appena votato per l’uscita dall’Europa, ha subito cambiato piano: “Allora andiamo in Germania. L’importante è entrare in Europa, poi in qualche modo facciamo”.

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