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“Maria Chindamo data in pasto ai maiali”. Il fratello: "Un pugno nello stomaco" | VIDEO

Il collaboratore di giustizia Antonio Cossidente ha raccontato particolari terribili sulla misteriosa morte di Maria Chindamo, imprenditrice scomparsa nel 2016 nelle campagne di Limbardi in Calabria. “Leggere queste cose è stato come un pugno allo stomaco", ci dice il fratello di Maria. Noi de Le Iene ci siamo occupati di questo caso con Nina Palmieri

“Emanuele Mancuso mi disse che Maria Chindamo venne fatta macinare con un trattore o data in pasto ai maiali”. Sono atroci i dettagli emersi sulla misteriosa morte di Maria Chindamo, imprenditrice di 44 anni scomparsa il 6 maggio 2016 a Limbardi in Calabria, di cui ci siamo occupati nel servizio di Nina Palmieri che potete vedere qui sopra. Maria Chindamo sarebbe stata uccisa e il suo corpo dato in pasto ai maiali o macinato con un trattore. Lo ha raccontato alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Antonio Cossidente, collaboratore di giustizia ex componente del clan dei Basilischi. 

"Leggere queste cose è stato un pugno nello stomaco", dice il fratello di Maria, Vincenzo, contattato da Iene.it. "Mi si è gelato il sangue. Mi rendo conto che la fine di Maria non possa essere stata una fine dignitosa, ma violenta e intrisa di criminalità. Ma leggere questi dettagli, immaginarla sotto un trattore o mentre un maiale che le sbrana il viso ci ha fatto girare la testa". 

Il motivo dell’uccisione, secondo quando ha riportato il collaboratore di giustizia, sarebbe stato quello di punirla per essersi rifiutata di cedere un terreno a Salvatore Ascone, indagato per l'omicidio dell'imprenditrice. "Ammesso che sia vero, può essere che questo sia stato uno dei motivi", sostiene Vincenzo. "Ma non è secondo me il movente assoluto. Credo ci sia stata una convergenza di motivi che si è abbattuta su di lei. Sappiamo per certo che la famiglia dell'ex marito di mia sorella, Nando, aveva ostilità nei confronti di Maria in seguito alla morte di lui".

"Sono passati quattro anni da quando mia mamma è stata fatta sparire, sequestrata e uccisa”, aveva detto a Nina Palmieri il figlio di Maria, Vincenzino. Dal giorno della sua scomparsa, di lei non si è saputo più nulla. Fino appunto a questo inizio di 2021. “Mi sono convinto che c’è qualcuno che sa”, ci aveva detto il figlio. “Non è possibile che nessuno sappia niente”.

Maria viveva con la sua famiglia a Rosarno, in un contesto difficile dal quale cercava di emanciparsi. Parlando con la mamma e il fratello della donna emerge il ritratto di una persona dinamica, indipendente. Conosce giovane il suo amore: Nando. Ma dopo vent’anni di matrimonio iniziano i problemi tra i due. Nel 2015 Nando, il marito, si toglie la vita e le due famiglie, quella di Nando e quella di Maria, si allontanano sempre di più. “Loro pensavano che la colpa era di Maria”, racconta la mamma della donna a Nina Palmieri. Secondo quanto ci ha raccontato nel servizio il fratello di Maria, Vincenzo, la donna sarebbe stata accusata di essere in qualche modo responsabile del suicidio di suo marito.

Maria cerca di riscattarsi e ripartire. Lavora nell’azienda agricola di famiglia che dopo la morte di Nando è passata alla sua gestione. Fino alla mattina del 6 maggio 2016. Quel giorno l’auto di Maria viene ripresa alle 6.58 mentre si dirige verso il comune di Limbardi, dove c’è la sua azienda. Secondo quanto ci ha raccontato il fratello, Maria avrebbe avuto un appuntamento alle 7 con un operaio che doveva fare dei lavori. Ma arriva in ritardo e l’operaio fa un ulteriore ritardo. Così quando Maria arriva con l’auto davanti al cancello è sola. Dopo circa 10 minuti Vincenzo, il fratello, riceve una telefonata: è un operaio che vive nell’azienda. Gli dice che Maria non c’è ma che c’è la sua macchina. “È accesa, però fuori è piena di sangue, macchiata di sangue”, dice al telefono l’operaio. Vincenzo si precipita sul posto e trova la macchina accesa con macchie di sangue dappertutto. “Avrà cercato di difendersi”, dice alla nostra Nina, “è stata aggredita brutalmente e portata via”.

Partono le indagini e vengono vagliate diverse piste, sia quella economica che quella legata alla famiglia di Nando a cui vengono sequestrati decine e decine di mezzi per fare accertamenti. Ma non si trova nulla.

E nemmeno le telecamere di fronte al cancello dell’azienda di Maria, quella mattina, vedono qualcosa, “Sono piazzate su quella casa e su quel palo quella mattina non hanno visto niente. La Procura ha detto che sono state manomesse”, dice Vincenzo. Secondo la procura, il regista di quella manomissione sarebbe stato Salvatore Ascone, proprio la persona alla quale, secondo il collaboratore di giustizia che ha parlato, Maria si sarebbe rifiutata di cedere un terreno. L’agguato a Maria si sarebbe consumano proprio di fronte alla proprietà di Ascone. Nina Palmieri ha cercato di parlare con lui diverse volte, senza riuscirci. Accusato di aver manomesso il sistema di videosorveglianza, Ascone fu arrestato nel luglio 2019, ma poi scarcerato dal Tribunale del riesame.

Ora stanno emergendo nuovi dettagli su questa tragica vicenda. Antonio Cossidente ha detto di aver appreso i particolari sulla vicenda da Emanuele Mancuso, primo pentito della sua famiglia. “Emanuele Mancuso mi disse anche che in virtù di questo rifiuto della Chindamo a cedere le proprietà, Pinnolaro (Salvatore Ascone, ndr) l’ha fatta scomparire”: sono queste le parole del varbale di Cossidente riportate dall’Agi. “Ben sapendo che se le fosse successo qualcosa la responsabilità sarebbe ricaduta sulla famiglia del marito della donna, poiché il marito o l’ex marito dopo che si erano lasciati si era suicidato. Quindi questo Pinnolaro sapendo delle vicende familiari della donna, sarebbe stato lui l’artefice della vicenda per entrare in possesso dei terreni e poi far ricadere la responsabilità sulla famiglia del marito in modo da entrare in possesso di quei terreni”.

"L'interesse sui terreni di Maria è una cosa possibile", commenta il fratello Vincenzo. "Che potrebbe però essere incastrata in un movente a mio avviso più complesso. Come reazione al solo motivo del non aver ceduto il terreno mi sembrerebbe esagerata, di solito si passa per le intimidazioni. Invece Maria non ci ha mai detto di essere preoccupata per tali motivi". 

“Purtroppo questa è una terra in cui l’omertà sembra una cosa normale”, ci aveva detto Vincenzino, il figlio di Maria. “Ma se non siamo noi a dare l’esempio le cose non cambiano”. Per questo ci eravamo uniti all’appello della famiglia di Maria, che rinnoviamo: chi sa parli. 

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