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Massacrato dai vicini nel 2016: “Gli assassini di mio marito sono tornati liberi” | VIDEO

Il dolore di Milena in questo video che ci ha appena mandato. Con Nina Palmieri vi abbiamo raccontato come il marito è stato massacrato dai vicini dopo una banale lite nel 2016 ed è rimasto in coma fino al 2020, quando è morto. Due aggressori sono stati condannati nel 2019 a 8 anni per tentato omicidio. Dopo il decesso di Iasen, l’anno scorso, il processo è ripartito per omicidio volontario. E gli imputati sono tornati così in libertà

"Le persone che hanno ucciso mio marito sono tornate in libertà. Possono andare dai loro familiari, guardare i loro figli. Mio marito non può più farlo. I miei figli non avranno più un padre”. Si rinnova il dolore per Milena, che ci ha mandato questo video per raccontarcelo, in una vicenda processuale complessa che abbiamo seguito fin dall’inizio con Nina Palmieri nel servizio che trovate qui e su Iene.it in tutti i suoi sviluppi.

Suo marito Iasen (i nomi sono tutti di fantasia per tutelare la famiglia) è stato massacrato in cortile nel 2016 davanti ai figli dai vicini dopo una banale lite. Per questo pestaggio nel febbraio 2019 sono stati condannati in primo grado a 8 anni per tentato omicidio due degli aggressori, due fratelli dell’Est Europa come la vittima (anche se di un altro Paese). Iasen è rimasto in stato vegetativo, è morto nel gennaio 2020 dopo 4 anni passati attaccato alle macchine.

L’iter giudiziario è ripartito dopo la sua morte procedendo contro i due questa volta per omicidio volontario. Il 6 maggio scorso sono arrivati i rinvii a giudizio e la prima udienza è fissata per il 24 settembre. Milena si dice soddisfatta di questo. Il paradosso è però che così gli aggressori sono tornati in libertà. È questo che riapre le ferite sue e dei figli.

Perché la fine di Iasen è stata particolarmente atroce. Tutto è cominciato nella primavera 2016, come ci ha raccontato Nina Palmieri, nel condominio di un paese di provincia dove Iasen vive con la moglie e quattro figli. Lo stile di vita dei vicini di casa, che abitano al piano di sotto, provoca spesso discussioni. Le liti partono quasi sempre dai rumori che arrivano dal pianterreno.

È quello che succede anche quel tragico 29 marzo 2016 per una festa un po’ troppo rumorosa negli spazi condominiali. Alle lamentele di Iasen i tre reagiscono con violenza sotto gli occhi dei figli affacciati alla finestra. “Gli hanno tirato una spranga sulla testa, sempre più forte, noi urlavamo”, racconta uno dei bambini tra le lacrime. “Ero scioccata, c’era mio padre tutto ricoperto di sangue”, dice una sorella.

“Gli hanno spruzzato uno spray negli occhi, penso sia stato quello al peperoncino”, aggiunge un altro. “Poi l’hanno colpito ai fianchi con una pistola elettrica finché lui è caduto sulle ginocchia. A questo punto l’hanno colpito alla testa con una mazza di ferro. C’era sangue dappertutto”. Il pestaggio sarebbe proseguito nel garage: “Si sono chiusi dentro in sei, c’erano mattoni rotti ovunque”. Tra le urla di disperazione arriva anche la moglie Milena che era uscita per andare a prendere la quarta figlia: “Due di loro ci sono venuti incontro con in mano delle forbici dicendo di salvare mio papà che stava morendo. In testa aveva un buco dentro cui si riuscivano a infilare due dita”.

“Comprendo il dolore della signora a cui io e i colleghi Gianluca Bona e Raffaele Pellegrino ci associamo”, ci dice l’avvocato della famiglia Mattia Alfano. “Noi siamo qua non per alimentare desideri di vendetta ma per dare giustizia a un uomo, a un marito e a un padre. Gli imputati hanno dei diritti, sanciti anche dalla nostra carta costituzionale. Ma noi parteciperemo al processo per portare la parola di tutti quei familiari che da quel tragico giorno sono stati condannati all’ergastolo del dolore”.

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