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Quarant'anni dalla morte di Edi Copes: incidente o omicidio? L'appello della mamma I VIDEO

Quarant’anni fa a Sorico, sull’alto lago di Como, il corpo di Edi Copes, 17 anni, viene trovato senza vita in un fossato a bordo di una strada. Per i giudici si trattò di un incidente stradale ma, a distanza di tutti questi anni, i dubbi sono ancora tanti. Matteo Viviani ci racconta di questo strano caso per provare a capire cosa è successo davvero e realizzare il desiderio di mamma Letizia che vuole solo sapere la verità 

Sono passati quarant’anni da quando a Sorico, sull’alto lago di Como, il corpo senza vita di un ragazzo di appena diciassette anni, Edi Copes, fu trovato dalla madre in un fossato a bordo di una strada. La versione ufficiale è quella di un incidente stradale ma i dubbi sono ancora tanti. 

Ce li racconta Matteo Viviani, partendo dall’incontro con la mamma. “Mi piacerebbe prima di morire sapere la verità. Io perdono ma ditemi perché l’avete fatto” dice Letizia alla Iena che prova a ripercorrere i momenti che hanno portato alla morte del giovane Edi.  

Era il febbraio del 1982, Edi era appassionato di motori e se si rompeva qualcosa lui era pronto a sistemarla. Un giorno si trova a dover sistemare il motorino di un ragazzo che, per ringraziarlo, gli regala il manubrio di una Vespa con un contachilometri finto. Edi lo monta sulla sua di Vespa. Qualche giorno dopo iniziano i primi problemi. 

“C’è in giro qualcosa che non va, mamma, ce l’hanno con me ma io non ho rubato niente”. La signora Letizia racconta che il figlio, pochi giorni prima di morire, le aveva confidato di essere stato minacciato a schiaffi e pugni da un ragazzo che, proprio a causa di quel manubrio ricevuto in regalo, lo accusava di avergli rubato la Vespa. Edi aveva spiegato di non avere avuto nulla a che fare con il furto del manubrio e la cosa sembrava essersi risolta. Il proprietario della Vespa rubata e un amico si sarebbero fatti di nuovo vivi, dandogli dei pugni. Edi però non fa nomi su come ha avuto quel manubrio. È spaventato.

Dopo pochi giorni il ragazzo esce di casa per andare dal meccanico e non fa più ritorno. I genitori lo vanno a cercare costeggiando tutta la sponda dell’alto lago e arrivano davanti all’officina del meccanico, distante appena dieci minuti dalla casa, trovandola chiusa. 

Le ricerche vanno avanti per ore e Letizia passa più volte per la strada che Edi avrebbe dovuto prendere per forza, il Ponte del Passo, per rientrare a casa. Al terzo tentativo in officina, il meccanico esce e dice di non aver visto Edi quel giorno. I genitori chiamano anche i carabinieri che però dicono di non poter intervenire. Le ricerche vanno avanti fino alle quattro e mezza del mattino quando mamma Letizia trova il corpo del figlio in un fossato a un centinaio di metri proprio dal Ponte del Passo. 

“Era giù con fuori la lingua lunga, con l’occhio che scendeva, il sangue che veniva fuori. Era ancora caldo” racconta mamma Letizia. Le braccia di Edi sono incrociate sul petto, come fossero state sistemate volutamente. Sul corpo ha graffi e lividi sparsi ovunque, l’orologio è slacciato e gli manca uno scarpone. Ma è il suo viso a esser emesso peggio e ricoperto di sangue. Da questo momento in poi, stando alle testimonianze raccolte, iniziano una serie di incoerenze che ancora oggi non hanno trovato risposta. 

Un esempio è la Vespa di Edi che viene ritrovata il giorno dopo la sua morte proprio nell’officina dello stesso meccanico che aveva detto la sera prima di non averlo visto. Il meccanico cambierà versione più volte. Lo incontriamo anche noi cercando di capire meglio. I carabinieri al tempo decisero di non indagare oltre. 

Seguiamo la strada che avrebbe fatto Edi facendo l’autostop dopo aver lasciato la Vespa. Gli inquirenti avevano davanti due ipotesi sulla morte del ragazzo. C’era l’omicidio preterintenzionale, basato sulla testimonianza di una ragazza che avrebbe visto una macchina accostarsi vicino a Edi su quella strada e poi fare inversione di marcia. Qualcuno potrebbe averlo caricato sull’auto per poi dargli una lezione, magare per il “caso del manubrio”, picchiandolo e uccidendolo senza averne l’intenzione. Questa ipotesi viene scartata, si decise di indagare su un incidente stradale. 

Secondo questa seconda ipotesi Edi sarebbe stato colpito da un camion, il conducente avrebbe deciso di portarlo all’ospedale più vicino ma, accorgendosi che il ragazzo era morto, avrebbe fatto ritorno sul luogo dell’incidente per lasciarlo lì. Un’ipotesi avvalorata da una perizia medico legale, all’interno della quale la dottoressa aggiungeva però una strana espressione: “La prego di volermi scusare per l’incompletezza della documentazione fotografica relativa alla perizia sulle cause dovuta a motivi indipendenti dalla mia volontà”.

Matteo Viviani ha provato a chiedere spiegazioni alla dottoressa, ora in pensione, che ha preferito non dire nulla a riguardo. La Iena ha raggiunto anche il maresciallo dell’epoca per provare a capire come mai abbia deciso di escludere la pista dell’omicidio. “Io di questa storia qua preferisco non parlarne, ci sono state delle calunnie nei miei confronti”, ci ha detto. 

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