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'Ndrangheta e camorra, giochi finanziari milionari sui debiti della sanità? | VIDEO

Da un’inchiesta milanese su una presunta truffa a una società di assistenza sanitaria integrativa spunta l’ombra della ’ndrangheta. E anche un personaggio che abbiamo incrociato con Gaetano Pecoraro parlandovi di come le organizzazioni mafiose farebbero soldi, con complesse operazioni finanziarie internazionali, anche sui debiti della sanità in Calabria e in Campania

Ci sarebbe l’ombra della ’ndrangheta e degli affari sui debiti della sanità nel blitz della Guardia di Finanza che ha appena portato a 6 arresti domiciliari e al sequestro preventivo di oltre 16 milioni di euro. La presunta truffa sarebbe avvenuta, con operazioni legate all’acquisto di bond ad alto rischio lussemburghesi, ai danni della storica società di mutuo soccorso Cesare Pozzo che fornisce assistenza sanitaria integrativa. 

Nell’inchiesta risulta indagato anche il broker Gianluigi Torzi, già coinvolto nell’inchiesta vaticana sulla compravendita di un palazzo a Londra con l’accusa di aver estorto 15 milioni di euro alla Santa Sede (arrestato, ora è in libertà provvisoria), di cui vi abbiamo parlato e che abbiamo provato a contattare in dicembre con Gaetano Pecoraro nel servizio che potete vedere qui sopra. L’inchiesta odierna della procura di Milano riguarda anche i cosiddetti “mafia bond”, certificati di credito sulla sanità calabrese.

Nel servizio vi abbiamo parlato proprio di questi ultimi, in generale, e di come 'ndrangheta e camorra potrebbero aver fatto soldi sugli ospedali da incubo attraverso complesse finanziarie, in questo caso legali. Mentre la malasanità viene pagata poi sulla pelle dei cittadini ancora più dolorosamente in tempi di coronavirus, come vi abbiamo appena raccontato in onda con lo speciale Un anno di Covid.   

In pratica il fornitore di un ospedale calabrese o campano, visti i pagamenti pubblici in ritardo anche di anni, vende il suo credito a “società di factoring” che lo acquistano subito ma a prezzi ribassati anche del 25%. Quando verranno pagate, questa percentuale sarà un bel margine di guadagno con l’aggiunta degli interessi. Questi crediti possono essere anche venduti da società svizzere come del Lussemburgo sui mercati internazionali promettendo alti rendimenti: 5-6% contro lo 0,2% per esempio di un bond statale della Germania. Attorno a questo giro di soldi da milioni di euro graviterebbero anche molti clan di ’ndrangheta e camorra.

Gaetano Pecoraro ci racconta tutto qui sopra, traducendo anche in concreto questa realtà, con possibili casi concreti. È così che incontriamo il nome del broker Gianluigi Torzi, indagato nell’ultima inchiesta sulla Cesare Pozzi. La Iena, come vedete nel servizio, riesce ad avere la versione del suo avvocato.

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