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Omicidio Ciatti in discoteca, scarcerato uno dei tre ceceni. La rabbia del papà di Niccolò: “Sono sconfortato” | VIDEO

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Movsar Magomadov era stato appena arrestato in Francia su mandato internazionale: non verrà giudicato in Italia e torna libero. Sarebbe uno degli aggressori, assieme ad altri due ragazzi ceceni, della rissa in discoteca in cui è stato ucciso nell’agosto 2017 Niccolò Ciatti con un calcio alla testa. La rabbia e la disperazione del padre, mentre il processo in Spagna, dopo 4 anni, non è ancora iniziato

È stato scarcerato e non verrà processato in Italia ed uno dei tre ceceni accusati della morte di Niccolò Ciatti, il ragazzo di Firenze morto poi in ospedale a 22 anni il 12 agosto 2017 dopo una rissa in una discoteca di Lloret de Mar in Spagna di cui vi abbiamo parlato nel servizio di Veronica Ruggeri che potete vedere qui sopra. Movsar Magomadov era stato arrestato il 5 febbraio scorso a Strasburgo, sua città di residenza su richiesta degli inquirenti italiani in un’operazione congiunta dei carabinieri del Ros e della Gendarmerie. “Voglio essere processato in Spagna”, ha detto il 24enne ceceno ai giudici francesi che hanno poi negato l'estradizione e deciso di non convalidare il mandato di cattura europeo dalla procura di Roma e il conseguente trasferimento a Rebibbia.

Contro di lui ci sarebbero le immagini delle telecamere di sorveglianza del locale e decine di testimoni che gli inquirenti sono riusciti a trovare in Italia. Per i giudici francesi “risulta indagato per lo stesso delitto in Spagna, dove è stato commesso il reato e dove, per le leggi internazionali, dovrà celebrarsi il processo”. “Non ho più parole” dice al Correre della Sera Luigi Ciatti, che da 4 anni chiede giustizia per suo figlio (sopra, in una fotto tratta dal suo profilo Facebook). “Solo delusione, rabbia, sconforto. Mio figlio è al cimitero e uno dei suoi assassini è a piede libero: la decisione dei giudici francesi è incomprensibile. Ora speriamo in un appello della procura di Roma che dal 2017 ha fatto un gran lavoro". Mentre il padre e tutta la famiglia aspettano ancora che a Girona, in Spagna, venga fissata la prima data del processo che “dovrebbe essere in giugno": "Almeno questo ci hanno fatto sapere i nostri avvocati”. Luigi è disposto a tutto: “Anche a organizzare un sit-in davanti al Consolato spagnolo di Firenze”.

Se Movsar Magomadov dopo tre mesi, resta invece in carcere in Spagna l’altro ceceno, accusato di aver sferrato il calcio mortale alla testa, Rassoul Bissoultanov, nonostante tre anni e mezzo di tentativi. È stata presentata la quinta richiesta di scarcerazione in Spagna. I suoi legali sperano comunque che in agosto possa venir rilasciato per scadenza dei termini della custodia cautelare (il processo non è ancora cominciato). Anche per lui in precedenza è stata negata, nel marzo scorso, l’estradizione in Italia, questa volta dai giudici spagnoli.

Veronica Ruggeri ha ricostruito nel servizio di qui sopra quella maledetta notte dell’agosto 2017 partendo dalla testimonianza degli amici di Niccolò e dal racconto dei suoi familiari e ha incontrato anche uno degli aggressori. Dopo la rissa in discoteca vennero arrestati altri due giovani ceceni ventenni, Movsar Magomadov e Kabiboul Kabatov, lottatori dell'arte marziale Mma che praticavano da diversi anni in Spagna come il primo. Nel luglio 2019 era stato rinviato a giudizio solo Bissoultanov. Anche la procura di Roma ha aperto un’inchiesta che ha portato alla richiesta di estradizione e all’arresto nel febbraio scorso in Francia di Magomadov, rintracciato a Strasburgo su mandato di cattura internazionale emesso in Italia e ora scarcerato.

Con la Iena torniamo all’agosto 2017. “L’11 era l’ultimo giorno in cui potevamo andare a ballare e fino all’ultimo eravamo indecisi”, raccontano gli amici di Ciatti. Verso le 23.30 sono in pista pronti a festeggiare la fine della vacanza. Ma succede qualcosa di inaspettato: “Si avvicinano in tre, sono molto grossi. Se la prendono con Niccolò e uno di loro lo aggredisce prendendolo per il collo”. Secondo la versione dei ragazzi a iniziare la rissa non è stato Rassoul Bissoultanov ma Movsar Magomadov: “Si era formato un cerchio enorme in tutta la pista, sembrava un ring. Niccolò era a terra e ho dei flash di questo ceceno che tirava dei calci preciso sulla tempia”.

Tutta questa follia è testimoniata da un video registrato all’interno della discoteca che potete vedere qui sopra. Dopo le botte i tre aggressori si allontanano. Niccolò perde conoscenza in 10 secondi, non la recupererà più. “Non aveva un graffio, perdeva solo sangue da un orecchio”, racconta uno degli amici. “Era sdraiato per terra, ansimava e aveva gli occhi che guardavano nel vuoto”. Sul posto arriva la polizia spagnola che tenta di rianimare Niccolò e cerca i tre ceceni che dopo la rissa sarebbero scappati da un’uscita d’emergenza. Niccolò viene portato in ospedale.

“Non aveva un graffio, ma non lo riconoscevo”, dice Ilaria, la sua ragazza, che dopo poche ore dall’Italia arriva in quella stanza di ospedale. “Era piena di macchinari che a ogni momento emettevano rumori”. Il 12 agosto Niccolò viene dichiarato clinicamente morto. “Sarebbe bastato che i buttafuori fossero stati nel posto dove dovevano stare, li avrebbero fermati”, dice il papà di Niccolò. Dopo poche ore, i tre aggressori vengono identificati ma solo Bissoultanov è rimasto in carcere perché sarebbe stato lui a scagliare il calcio finale che non ha lasciato scampo a Niccolò. “In 22 anni non ha mai avuto problemi. Non è mai andato a cercare né risse né altro”, racconta il papà. “Quello è un calcio che viene dato per uccidere e lui l’ha fatto volutamente. Non è stato nulla di imprevisto, Niccolò era già in ginocchio”.

Veronica Ruggeri, in questo servizio del 10 ottobre 2017, si mette sulle tracce di Khabiboul Koabatov e Movsar Magomadov che vivevano anche loro con le loro famiglie a Strasburgo. Incontriamo il primo. Fa il buttafuori proprio in una discoteca e ci parla di quella maledetta sera. “Non siamo entrati per divertirci ma per parlare con un amico di lavoro”, sostiene il ragazzo che ai tempi era 19enne. “Appena entrati siamo passati vicino al gruppo di Niccolò Ciatti, uno di loro ha spinto il piccolo Vandam”.

Si riferisce a Rassoul Bissultanov. “Quando siamo passati Niccolò ha spinto senza un motivo”, sostiene. “I due hanno iniziato a picchiarsi. Era da solo davanti a loro, si sentiva minacciato. Non so perché Rassoul si sia innervosito, per l’alcol o le droghe”. Sostiene che l’amico avesse preso anfetamine che lo avrebbero portato a perdere il controllo: “Non mi sento in colpa per quello che è successo, ma è una tragedia che una persona sia morta”. Gli amici di Niccolò, come abbiamo detto e come potete vedere qui sopra, danno però una versione opposta. “Mi auguro che tanti ragazzi che erano presenti quella sera trovino la forza di parlare. Mio figlio poteva essere un loro fratello”, ci diceva il papà del ragazzo. “Non voglio vendetta, ma giustizia”.

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