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Piazza San Carlo, Appendino condannata per un “approccio frettoloso, imprudente e negligente" | VIDEO

Le motivazioni del gup per la condanna a un anno e 6 mesi di carcere della sindaca di Torino Chiara Appendino per la tragedia di piazza San Carlo. Qui la sera del 3 giugno 2017 oltre 1.500 persone sono rimaste ferite e due donne sono morte in una calca infernale che si è scatenata, dopo una tentata rapina con lo spray urticante, durante la proiezione su maxischermo della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid. Anche noi de Le Iene abbiamo indagato per capire se tutto questo si poteva evitare

"Approccio frettoloso, imprudente e negligente". Lo scrive il gup nelle motivazioni della condanna della sindaca di Torino Chiara Appendino dello scorso 27 gennaio a un anno e 6 mesi di carcere in primo grado per la tragedia di piazza San Carlo. Anche noi de Le Iene ci siamo occupati di che cosa possa fare il terrore del terrorismo nel servizio che vedete qui sopra. Abbiamo indagato e ascoltato il racconto di alcuni testimoni e anche di chi nelle settimane successive ha lottato per la vita ma non ce l’ha fatta. Dopo oltre 6 mesi di agonia Marisa Amato infatti è morta dopo essere rimasta tetraplegica. Prima di lei, lo stesso tragico destino era toccato a Erika Pioletti.

È la sera del 3 giugno 2017 quando quattro giovani (già condannati anche in Appello, nel luglio scorso, a 10 anni per omicidio preterintenzionale) scatenano il panico in piazza San Carlo. Hanno spruzzato lo spray al peperoncino per tentare una rapina durante la proiezione su maxi schermo della finale di Champions League Juventus-Real Madrid. Si sono scatenati il panico e una calca infernale, nel timore che si fosse trattato di un attentato, provocando il ferimento di oltre 1.500 persone e la morte di due donne.

Nove persone tra dirigenti e funzionari della prefettura, della questura e del comune sono finiti a processo con le accuse a vario titolo. Tra loro c’è anche la sindaca Appendino che ha scelto il rito abbreviato. 

Secondo il gup proiettare la finale di Champions League “ha chiesto all'amministrazione e all'organizzazione di operare in condizioni la cui criticità era evidente, disinteressandosi poi di tutti gli aspetti operativi”. Contestata anche la decisione di commissionare “a terzi la gestione dell'evento, operando a monte delle scelte che non lasciavano congruo margine di discrezionalità a chi doveva operare in concreto per assicurare la sicurezza dell'evento”. Il gup definisce l’approccio di Appendino “frettoloso, imprudente (perché non ha tenuto conto dei rischi connessi) e negligente (perché non ha vigilato in alcun modo sulla concreta attuazione di queste scelte)”. 

Per il gup, la sindaca “non ha curato il bilanciamento di assicurare la pubblica incolumità che era di rango certamente superiore al legittimo interesse dei tifosi della Juventus di condividere la visione della finale di Champions League”. I legali della sindaca hanno già annunciato che chiederanno la sua assoluzione in Appello: “Restiamo convinti che non spettasse alla prima cittadina seguire, anche sotto il profilo tecnico, l’evoluzione organizzativa dell’evento e i relativi aspetti meramente operativi”.

 

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