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News | di Matteo Gamba |

“Popolazione italiana dimezzata nel 2100”. Il demografo Golini: “Non è detto che sia un male”

Parliamo con il luminare della demografia Antonio Golini delle nuove previsioni per un 2100 con meno persone del previsto sul nostro pianeta e la metà di quelle attuali nel nostro paese. Partendo da due domande: ce la farà un’Italia invecchiata ancora di più e con solo 30 milioni di abitanti? Conviene ed è possibile provare a cambiare rotta? Parlandone anche con Piero Angela, avevamo affrontato questo tema, assieme all'assegno unico per le famiglie, anche nel servizio di Filippo Roma e Marco Occhipinti che potete vedere qui sopra



“Lottiamo da decenni contro la sovrappopolazione: non è detto che sia un male se ci troveremo nel 2100 con un calo globale delle nascite e metà abitanti in Italia. Comunque sia, dovremo adattarci per forza perché la tendenza è inarrestabile”.

Parliamo del futuro della Terra con Antonio Golini, ex presidente dell’Istat, luminare della demografia e autore del recente libro-intervista “Italiani poca gente” con il giornalista del Tg1 Marco Valerio Lo Prete e con prefazione di Piero Angela. Proprio parlando con il maestro del giornalismo scientifico avevamo affrontato questo tema, assieme ai problemi nella partenza dell'assegno unico per le famiglie (poi varato, da luglio 2021 e non da gennaio, con meno fondi e ancora "a rischio" nella sua applicazione per la crisi di governo) anche nel servizio di Filippo Roma e Marco Occhipinti del 22 ottobre che potete vedere qui sopra.

Lo facciamo come nel servizio partendo da alcuni dati, che potete vedere riassunti qui sopra in due grafiche. Nel prossimo secolo vivranno sul nostro pianeta molte meno persone del previsto e il nostro paese passerà dagli attuali 60,3 a 30,5 milioni di abitanti. I dati provengono dallo studio più significativo e recente, realizzato da un team internazionale sulla base di un modello statistico elaborato dalla University of Washington e pubblicato su The Lancet.

La ricerca, imponente, prevede un picco globale di 9,7 miliardi persone nel 2064, dagli attuali 7,8, per iniziare poi una graduale discesa a 8,8 nel 2100, ovvero due miliardi in meno delle proiezioni Onu a 10,9 per quell’anno. Molti dei paesi occidentali, ma anche India e Cina (dimezzata a 700 milioni), vedranno cali più o meno grandi, che coinvolgeranno 183 nazioni su 195. Solo gran parte dell’Africa e del Medio Oriente continueranno a crescere, e molto, fino a veder triplicare la popolazione. 

Prof. Golini si possono invertire queste tendenze?
“Le stime sono verosimili. Per decenni abbiamo lottato contro la forte crescita demografica: le campagne per diminuire il numero di medio di figli per donna stanno ottenendo risultati e ne otterranno ancora di più. Quelle per avere effetti contrari sono più difficili se non impossibili. Basta partire da un dato di base”.

Quale?
La popolazione resta stabile se ci sono due nascite per coppia in ‘sostituzione’ dei due genitori. Per restare in media questo vuol dire che per ogni coppia che ha un figlio, ce ne deve essere una che ne ha tre. Quattro per bilanciare le coppie che non ne hanno. Sono cifre alte e complicate da mantenere, anche questa volta per un ragionamento semplicissimo”.

Cioè?
“Con l’emersione nel benessere e la diffusione di una contraccezione facile, economica e sicura, i genitori percepiscono intuitivamente il vantaggio di diminuire il numero dei figli, per sé e per una crescita migliore dei bambini. Aderiscono così più facilmente alle campagne per abbassare il tasso di natalità. Non possono capire invece quale sia il loro interesse ad aumentare il numero dei figli per un presunto interesse del loro paese. Invertire il calo demografico mi sembra impossibile e bisogna chiedersi pure se è auspicabile”.

Lottare contro la sovrappopolazione finora ha voluto dire anche combattere la fame e per l’ambiente.
“Esatto. Se sapremo gestire i cambiamenti, come penso e spero, aiuteremo anche l’ambiente. La riduzione della popolazione mondiale è stata finora un obiettivo da raggiungere. Ora che sembra in vista negli anni a venire, tornare indietro non solo è impossibile ma anche non automaticamente giusto”.

Un’Italia con metà abitanti nel 2100 ce la farà anche economicamente?
“Penso di sì, e lo dico per l’Italia come per il resto del mondo. Le rivoluzioni tecnologiche della produzione riducono già la necessità di manodopera e producono più ricchezza, compensando la riduzione di popolazione e il suo progressivo invecchiamento. Come sono crollate le stime più funeste sulla sovrappopolazione, credo che succederà lo stesso per quelle contrarie sulle conseguenze della diminuzione della natalità. Magari per l’Europa meridionale ci potrà essere qualche problema di assestamento in più, con tassi molto veloci in Italia e in Spagna. L’immigrazione dal Nord Africa, che continuerà a crescere, aiuterà a compensare”. 

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