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Caso Raciti: la Polizia indaga i testimoni che hanno raccontato una versione diversa da quella emersa

La procura di Catania sta indagando per diffamazione i due testimoni che nei nostri servizi sul caso Raciti hanno riferito una versione secondo la quale sarebbe possibile che l’ispettore non sia stato colpito da Antonino Speziale ma avrebbe potuto ricevere il colpo mortale da una Jeep della Polizia in manovra

Il capo della Polizia ha querelato i due testimoni sentiti nei nostri servizi sul caso della morte di Filippo Raciti, che si sono visti così recapitare la notifica di avviso di chiusura delle indagini da parte della procura di Catania per diffamazione. Per la morte dell'ispettore Raciti, ucciso durante gli scontri avvenuti durante la partita Catania-Palermo nel 2007, era stato condannato il tifoso Antonino Speziale a otto anni carcere, che ha finito di scontare a dicembre. Ma nonostante i tre gradi di giudizio siano arrivati alla stessa conclusione i dubbi su questa vicenda sembrano rimanere.
 
MANCA IL MOMENTO DELL’IMPATTO
 
Intanto il momento in cui Speziale colpirebbe Raciti non si vede mai: dalle immagini riprese quella sera dalle camere di sicurezza dello stadio si osserva un sottolavello (presunta arma del delitto) lanciato dai tifosi che scompare, per ricomparire pochi secondi dopo una decina di metri più in là. L'impatto è stato quindi "dedotto" ma non osservato da nessuno, neanche dagli altri poliziotti che erano lì in quel momento. Peraltro risulta abbastanza difficile capire come quel pezzo di lamiera avrebbe potuto colpire qualcuno con violenza e contemporaneamente volare molti metri in avanti.

DISCREPANZE TRA L’ORARIO DELL’IMPATTO E LA MORTE DI RACITI
 
Le telecamere dello stadio immortalano quella scena alle 19:08, ma Filippo Raciti si sente male verso le 20:30 e muore poco dopo le 22.

Come poteva l’ispettore, con lesione al fegato e costole rotte, continuare gli scontri con gli ultrà per tutto quel tempo?  “Una lesione del fegato provoca un’emorragia tale che un fisico più reggere 20, 30 minuti al massimo" ha sottolineato il giornalista d’inchiesta Piero Messina, "provoca una morte abbastanza rapida. Come ha fatto quest’uomo a continuare gli scontri con una lesione così grave per un’ora e mezza?”


IL VIDEO INTERROTTO

L’avvocato Giovanni Adami, che assiste da anni diversi ragazzi imputati, ci ha detto di non aver mai avuto accesso a tutti i filmati originali che avrebbero forse potuto dare una prospettiva diversa alla vicenda. Uno in particolare che mostrava un’angolazione perfetta per capire l’accaduto si interrompe proprio nel momento del presunto impatto tra il sottolavello tirato dai tifosi e la Polizia. “Tutto può essere”, ha commentato l’avvocato Adami, “La telecamera si è bloccata in quel momento? Si è fermata la batteria? Solo vedendo gli originali si poteva capire…”. Ma come detto gli originali non sono stati trovati.

LA PERIZIA SUL SOTTOLAVELLO

Una perizia del Ris di Parma, richiesta proprio dal tribunale di Catania, ha stabilito che quell’oggetto (il sottolavello in lamiera) non era idoneo a dare il colpo mortale. Ma i giudici scrissero di non condividere le conclusioni dei Ris, perché non era stato usato il dovuto rigore scientifico.

LA CONFESSIONE

Intercettato in una delle stanze del Tribunale Antonino Speziale, parlando con un altro ragazzo, alla domanda “l’hai ammazzato?” sembra rispondere con un cenno della testa come a dire “sì”. Gli inquirenti la reputano una confessione ma poco dopo Speziale dice “No, questo non è morto”, sembrando chiarire con l’amico che la persona con cui si sarebbe scontrato non è morto.

IL CAMBIO DI VERSIONE DEL  POLIZIOTTO ALLA GUIDA DELLA JEEP

L’agente che era alla guida della jeep su cui viaggiava anche Raciti, sentito nell’immediatezza dei fatti, racconta di una retromarcia fatta in mezzo al caos, di aver sentito una forte botta contro l’auto e di aver poi visto l’Ispettore, che era lì dietro, sentirsi male. Lo stesso Agente invece ai processi cambia radicalmente versione raccontando di aver sentito solo i botti dei petardi lanciati dai tifosi ed escludendo con certezza di aver sfiorato chiunque col mezzo.

L’IPOTESI ALTERNATIVA
 
E proprio questa invece sarebbe l’ipotesi alternativa per spiegare la morte dell’ispettore Raciti: sarebbe stato investito involontariamente da una jeep delle forze dell’ordine che stava compiendo una manovra durante quei momenti concitati.

LE TESTIMONIANZE
 
Proprio a questa ipotesi si riferivano le testimonianze di due persone che ci hanno contattato spontaneamente dopo la messa in onda dei nostri primi servizi sulla vicenda. Senza che avessero assolutamente nulla da guadagnare i testimoni hanno raccontato di aver sentito - direttamente o indirettamente - membri stessi della Polizia parlare di quello sfortunato incidente. La prima, una donna, sostiene di esser stata al funerale di Filippo Raciti e di aver udito questa frase rivolta al padre dell’ispettore da un altro poliziotto: “Signor Raciti le dobbiamo porgere le scuse in quanto Polizia, perché è stata una manovra errata di un collega'”. Questa Circostanza è poi stata smentita dalla famiglia dell’ispettore capo ma poco dopo si è fatto avanti un altro testimone che ci ha detto: “Mio padre era una collega del padre di Filippo Raciti. Si incontrarono al mercato storico, in pescheria, e nella discussione il papà di Raciti disse che era venuto a conoscenza che effettivamente il figlio non era stato ammazzato da Antonino Speziale ma dal ‘fuoco amico’, da quella famosa, purtroppo, retromarcia del Discovery”.

Questi due testimoni non avevano e non hanno a tutt’oggi nulla da guadagnare nel riferire queste cose, ma hanno scelto di riferirle. E la Procura, che auspichiamo abbia verificato quelle parole ha scelto di indagarli entrambi per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Per la procura i due avrebbero riferito "fatti non veri, offendendo la reputazione della Polizia di Stato", affermando "in modo implicito" che nelle indagini sulla morte dell'ispettore capo Filippo Raciti "sarebbero state coperte volontariamente le responsabilità dei veri" autori "indirizzandole dolosamente a carico di Antonino Speziale”.

Risulta inoltre che alcune persone siano state convocate in Questura per aver postato su Facebook commenti sulla famiglia Raciti: da sempre contrari ad ogni manifestazione di violenza od offesa anche verbale, vogliamo però sperare che non si impedisca di esprimere le proprie opinioni qualora ciò avvenga correttamente.
 

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