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Il Recovery Plan, 248 miliardi per l'Italia in 6 punti. E chi avrà più benefici | LE MISURE

Sono in gioco “le vite degli italiani, il destino del Paese, la sua credibilità”, ha detto il premier Mario Draghi parlando del Recovery plan approvato venerdì dall’esecutivo. Una montagna di soldi che potrebbe rappresentare l’ultimo treno per l’Italia per uscire dalla palude della stagnazione economia. Ecco come il governo intende spendere i 248 miliardi di euro, e chi ne beneficerà maggiormente

Sono in gioco “le vite degli italiani, il destino del Paese, la sua credibilità”. A dirlo non siamo noi ma il presidente del Consiglio Mario Draghi, che pochi giorni fa ha presentato al Parlamento prima e alla Commissione europea poi il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Tradotto, il Recovery plan finanziato coi miliardi europei e che è stato approvato venerdì dal Consiglio dei ministri

E non parliamo di spiccioli di flessibilità elemosinati da ogni governo negli ultimi dieci anni, ma di un enorme mucchio di soldi: 248 miliardi di euro in 6 anni, una cifra perfino superiore al piano Marshall che fece volare l’Italia nel secondo Dopoguerra.

L’obiettivo dichiarato è far crescere il paese di 16 punti di Pil in 6 anni, dopo il drammatico crollo dell’economia registrato a causa della pandemia: quasi 9 punti di prodotto interno lordo sono andati perduti nel solo 2020, e l’occupazione è diminuita di quasi tre punti percentuali.

Per centrare l’obiettivo il governo ha presentato un piano dettagliato, dalle infrastrutture alla digitalizzazione, dalla lotta alla corruzione alla riforma della giustizia. Un piano talmente lungo e complesso da realizzare che nei fatti lega le mani a qualsiasi governo per i prossimi 6 anni: un ultimo treno su cui salire per fuggire dalle sabbie mobili della stagnazione in l’Italia sta affondando da ormai vent’anni.

Il governo ha deciso, su indicazione della Commissione europea stessa, di investire i 248 miliardi di euro su sei macro aree di intervento

DIGITALIZZAZIONE E CULTURA

Su quest’area i miliardi in gioco sono 49,2, e verranno suddivisi per centrare due obiettivi primari: promuovere la digitalizzazione dell’Italia, che da anni è ancora agli ultimi posti in Europa in questo campo, e sostenere il turismo e la cultura. In particolare questi due sono settori chiave per il rilancio del paese, considerando l’enorme patrimonio artistico e naturalistico dell’Italia.

TRANSIZIONE ECOLOGICA

Il piano prevede 68,6 miliardi di euro per convertire l’economia italiana verso un orizzonte più “green”. Per raggiungere l’obiettivo, che indicato così, bisogna dire, appare un po’ fumoso, il governo ha già annunciato alcune misure: il rinnovo del parco mezzi del trasporto pubblico con l’acquisto di autobus e treni meno inquinanti, incentivi fiscali per l’investimento in efficienza energetica, ristrutturazione delle reti dell’acqua potabile per ridurre del 15% la dispersione.

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Uno dei nodi più annosi del nostro paese, l’insufficienza della nostra rete di trasporti: verrà affrontato con 31,4 miliardi di euro. Il grosso dei soldi sarà investito nella realizzazione di linee ferroviarie ad alta velocità, specialmente al Sud. Rilevanza strategica è data alle reti Roma-Pescara e Napoli-Bari. Previsti anche investimenti per la modernizzazione e il potenziamento delle linee ferroviarie regionali, anche in questo caso soprattutto al Sud.

ISTRUZIONE

In un piano che cerca di disegnare il futuro del paese, non poteva mancare un corposo investimento sull’istruzione: 31,9 miliardi di euro saranno destinati in particolare a rafforzare l’offerta pubblica costruendo nuovi asili nido e scuole materne. Nel piano del governo Draghi si parla di 152mila nuovi posti per i bambini fino a 3 anni e 76mila per i bambini tra i 3 e i 6 anni. Inoltre si prevede anche un investimento sull’istruzione post universitaria con una riforma complessiva, anche se non ancora definita, dei dottorati e dei post dottorati.

INCLUSIONE

Altro tema delicato del nostro paese è la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Il governo intende investire su questo punto buona parte dei 22,4 miliardi di euro destinati all’area dell’inclusione. In particolare si prevede un rafforzamento dei centri per l’impiego e un fondo per l’imprenditoria femminile. Altri interventi in questo settore riguarderanno cercheranno di favorire una vita autonoma per i disabili e una riqualificazione delle periferie urbane più degradate.

SALUTE

Infine, l’area di intervento più delicata in questo preciso momento storico: la salute. Un po’ a sorpresa è il campo su cui sono investite meno risorse: 18,5 miliardi di euro. Sono in particolare due le direttrici su cui il governo intende puntare: da una parte potenziare l’assistenza di prossimità sul territorio, smantellata da anni di tagli ai servizi pubblici; dall’altra l’assistenza domiciliare per gli over 65, con l’intento di raggiungerne il 10%. Si prevede inoltre l’investimento nell’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature, oltre alla ristrutturazione degli ospedali che la necessitano.
 

Insomma, come potete capire il piano del governo Draghi è enorme e ambizioso. E soprattutto, per realizzarlo serviranno anni e una valanga di norme apposite che per adesso non esistono. Ci sono però già varie indicazioni che possono permettere un primo bilancio, soprattutto per capire quali saranno le fette di popolazione a guadagnarci di più da questi enormi investimenti pubblici.

Ecco una prima lista, che ci riserviamo di aggiornare quando sarà più chiaro il dettaglio del Recovery plan italiano.

FAMIGLIE (E IN PARTICOLARE LE MADRI)

Nel Recovery plan sono previste misure specifiche per aiutare le famiglie e le donne con figli. Il governo ha già stanziato 26 miliardi di euro (di cui 20 recuperati dalle precedenti spese e 6 extra) per la creazione dell’assegno unico per i figli, che sostituirà le varie misure finora esistenti. L’idea è incentivare le coppie a fare figli, soprattutto per contrastare il drastico calo della natalità in Italia. Ci sono poi come detto prima molti miliardi per la costruzione di nuovi asili nido, scuole materne e servizi per l’infanzia, e in particolare un miliardo è destinato all’estensione del tempo pieno alle scuole elementari. In questo l’obiettivo è aiutare soprattutto le donne a conciliare più facilmente lavoro e famiglia. 

CHI VUOLE RISTRUTTURARE CASA

Il governo ha confermato il superbonus al 110% per chi ristruttura una casa o un condominio. La misura sarà estesa fino al 2023, e soprattutto si punta a snellire la burocrazia attualmente necessaria per ottenere dell’agevolazione. Insomma chi ha una casa da ristrutturare lo potrà fare con costi veramente limitati, a patto di rispettare i criteri già attualmente esistenti per avere accesso al superbonus. La spesa per questa misura (che sarà inserita nel decreto Semplificazioni che affiancherà il Recovery plan) è di circa 18 miliardi di euro.

I GIOVANI CHE VOGLIONO COMPRARE CASA

L’Italia, si sa, è un paese dove la cultura della prima casa di proprietà è fortissima. Peccato però che negli ultimi anni, complice la stagnazione economica e la crescente volatilità del lavoro, i giovani raramente se la siano potuta permettere. Ma con il Recovery le cose potrebbero cambiare: il governo infatti ha annunciato la creazione di una garanzia statale sui muti contratti dagli under 35 per acquistare la prima casa. Il piano prevede che lo Stato si faccia garante del mutuo, e non sarà più necessario versare un anticipo per potervi accedere: in pratica sarà possibile prendere a prestito il 100% del valore della casa da acquistare. 

CHI VIVE AL SUD

Una grossa fetta del Recovery plan è destinata proprio al Sud Italia: basti pensare che dei 248 miliardi di euro il 40% sarà per incentivare lo sviluppo e la vivibilità del Mezzogiorno. “Il potenziale del Sud in termini di sviluppo, competitività e occupazione è tanto ampio quanto è grande il suo divario dal resto del Paese. Non è una questione di campanili: se cresce il Sud, cresce anche l’Italia”, ha detto il premier Draghi. In primo luogo il grosso degli investimenti in infrastrutture avverrà al Sud, nel tentativo di colmare il gap con il resto del Paese: come detto avranno priorità la realizzazione delle linee ferroviarie ad alta velocità tra Roma e Pescara, Napoli e Bari, Palermo e Catania. Sarà poi completata la linea ad alta velocità sulla Salerno-Reggio Calabria. Non è per ora previsto nessun investimento sulla costruzione del ponte di Messina. Il governo ha poi annunciato una profonda riforma delle Zone economiche speciali, istituite nel 2017 ma di fatto ancora bloccate per la mancanza dei decreti attuativi. Infine ci saranno 23 miliardi di euro destinati esclusivamente alla transizione ecologica, mobilità sostenibile e alla tutela del territorio e delle risorse idriche al Sud.

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