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Ristori alle attività insufficienti: il governo cambia, si va verso le “perdite reali” | VIDEO

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha annunciato che nel prossimo decreto per aiutare le attività in ginocchio a causa della pandemia, i ristori saranno calcolati sul “margine operativo lordo, cioè la sintesi tra fratturato e costi”. Un tentativo per risolvere il problema degli aiuti insufficienti, di cui ci ha parlato il nostro Alessandro De Giuseppe

Cambiano i criteri per gli aiuti dello Stato alle attività costrette a chiudere o messe in ginocchio dalla pandemia di coronavirus: ad annunciarlo è stato il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, in vista dell’approvazione del decreto sostegni bis del governo Draghi. Secondo l’esponente leghista i ristori non saranno più calcolati sul calo di fatturato ma sulla perdita di bilancio.

Una differenza che può essere difficile da cogliere, ma in realtà fondamentale per moltissime attività: adesso infatti anche i costi fissi che vengono sostenuti, come l’affitto o le utenze di luce, acqua e gas, entreranno nel calcolo per avere un ristoro delle perdite subite. Insomma si parla di “perdite reali”.

A spiegare il criterio è stato lo stesso ministro Giorgetti: “La valutazione corretta" da fare per le attività penalizzate dalle misure di contenimento del coronavirus “dovrebbe basarsi non tanto sulla diminuzione del fatturato, quanto su quella del margine operativo lordo, che è la sintesi tra fratturato e costi, sia variabili sia fissi". 

Una boccata d’ossigeno per tantissime attività messe in ginocchio dalla pandemia e dalle necessarie restrizioni per contenere il contagio. Perché i ristori finora stanziati, purtroppo, non sono sufficienti. A raccontarcelo è stato il nostro Alessandro De Giuseppe, nel servizio che potete vedere qui sopra.

La Iena ha parlato con alcuni titolari di attività, dalle palestre ai bar fino ai negozi, e lo scenario che ne è emerso è sconsolante: “Ci sentiamo presi in giro”. Con l’aiuto di un commercialista Alessandro De Giuseppe ci ha spiegato che mediamente le attività ricevono una tantum tra il 2 e il 5% della perdita di fatturato rispetto al 2019. Ma, ci raccontano alcuni imprenditori, quella cifra “non basta nemmeno per coprire le spese”. 

“Sono stanco, perché ho tante responsabilità verso i miei dipendenti e verso la mia famiglia”, ci ha raccontato Dario, un ristoratore. “Nel 2019 ho fatturato 550mila euro. Nel 2020 quasi la metà, di ristoro si parla di circa 6mila euro”. E come lui sull’orlo della bancarotta sono in tanti, troppi: la Cgia di Mestre ha stimato che nel 2020 le attività economiche abbiano perso 420 miliardi di euro di fatturato. Sono invece 145mila le aziende che rischiano di fallire.

Un tema su cui è intervenuto recentemente lo stesso premier Mario Draghi, che durante una conferenza stampa ha spiegato come “questo sia un anno in cui non si chiedono soldi, ma in cui si danno soldi”. E, se il decreto atteso a giorni rispetterà le promesse, si sarà compiuto un passo avanti per aiutare gli imprenditori.

Un’altra e fondamentale boccata d’ossigeno potrebbe arrivare presto anche grazie alle riaperture: a maggio infatti ristoranti, bar, palestre, piscine e molte altre attività potrebbero tornare ad alzare la serranda. E con loro anche i luoghi di cultura, come cinema e teatri, potrebbero tornare ad accogliere presto i visitatori. Sempre, ovviamente, che i dati del contagio lo permettano.

Le Regioni, guidate dal nuovo presidente della Conferenza Massimiliano Fedriga, hanno presentato le loro proposte al governo. Adesso la palla, sicuramente scottante, è nelle mani di Mario Draghi.

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