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Schwazer, il complotto sul doping e la nostra petizione: firmate per farlo marciare alle Olimpiadi? | VIDEO

Torniamo a parlarvi con Antonino Monteleone del caso di Alex Schwazer, il marciatore medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008, che la giustizia italiana ha prosciolto dalle accuse di doping del 2016. Vi raccontiamo perché sarebbe stato vittima di un complotto. E perché merita di poter gareggiare nelle prossime Olimpiadi di Tokyo anche se la squalifica internazionale contro di lui non è stata ancora tolta: firmate la nostra petizione per aiutarlo?

- FIRMA LA NOSTRA PETIZIONE SU CHANGE.ORG: ALEX SCHWAZER È INNOCENTE! PORTIAMOLO ALLE OLIMPIADI

Torniamo, dopo l’intervista di venerdì, a parlarvi con Antonino Monteleone di Alex Schwazer. Il marciatore italiano, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, è stato prosciolto, lo scorso febbraio, dalla giustizia ordinaria italiana dalle accuse di avere assunto sostanze dopanti nel 2016. Accusa, proveniente dalle autorità anti-doping mondiali, che gli costò la partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016. La sua storia ha fatto il giro nel mondo. Al momento non potrebbe partecipare comunque alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 (rinviate a questa estate a causa della pandemia) perché la squalifica internazionale non è ancora stata cancellata. Noi vorremmo che potesse farlo perché siamo convinti che ne abbia diritto. È per questo che lanciamo la petizione su Change.org rivolta al presidente del Consiglio Mario Draghi che potete firmare cliccando qui sopra.

La sua storia sembra la trama di un film di spionaggio. Trovato positivo al doping nel 2012, Schwazer aveva confessato e avrebbe fatto i nomi: per questo sarebbe stato punito. Si sarebbe dopato in un momento in cui lo facevano tanti atleti, soprattutto russi, ma lo scandalo del “doping di Stato” non era ancora esploso. Viene trovato positivo all’Epo prima delle Olimpiadi di Londra e squalificato per tre anni e 6 mesi.

Ne parliamo con lui e parliamo con Sandro Donati, che ha dedicato la vita alla lotta per uno sport pulito. Fu proprio lui a determinare il controllo decisivo su Alex nel 2012. Ed è lui che vuole dargli una seconda chance diventando il suo allenatore nel 2015 con controlli molto scrupolosi e continui, 42 volte in un anno e tre mesi. Donati, simbolo di queste lotte, ci racconta anche le sue storiche battaglie contro il doping nell’atletica leggera iniziate fin dagli anni ’80.

Nel 2016, prima delle Olimpiadi di Rio, Schwazer viene trovato di nuovo positivo e squalificato, in quanto recidivo, per otto anni. Per la giustizia ordinaria italiana però in questo caso le sue urine sarebbero state manipolate per farle risultare positive e le accuse di doping contro di lui sono state archiviate il 18 febbraio scorso dal gip di Bolzano Walter Pelino. Sarebbero state il frutto di un complotto per vendicarsi delle accuse rivolte a importanti dirigenti della federazione fatte in un'aula di Tribunale e due settimane dal controllo del primo gennaio 2016.

Anche il suo allenatore Sandro Donati sarebbe stato un obiettivo di queste trame. Proprio Donati è il destinatario di una esplicita richiesta, da parte di un giudice di gara, di "far perdere" Alex Schwazer nel corso di una competizione internazionale. Non solo questo: la corruzione e i mille atleti russi coinvolti nel “doping di Stato” di Mosca, come potete vedere nel servizio qui sopra, hanno sconvolto le più alte organizzazioni internazionali dell’atletica e dei controlli antidoping. 

La squalifica internazionale per ora resta e al momento Schwazer, che vorrebbe tornare a marciare alle Olimpiadi di Tokyo, non può farlo. Abbiamo parlato di questo anche con il presidente del Coni, Giovanni Malagò. “La sentenza del giudice di Bolzano è molto chiara, non si può non tenerne conto, Schwazer è una persona innocente”, ci ha detto ribadendo la sua vicinanza all’atleta. “Giustizia ordinaria e giustizia sportiva però non obbligatoriamente collimano".

Per tutto questo noi lanciamo una petizione su Change.org da firmare per aiutarlo a partecipare a questi Giochi.

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