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Schwazer non potrà andare alle Olimpiadi, anche il Tribunale federale svizzero dice di no alla sospensione della squalifica

Termina così la marcia di Alex Schwazer verso le Olimpiadi di Tokyo. Dopo Tas, Wada e World Athletics anche il Tribunale federale svizzero respinge la richiesta di sospendere la squalifica di 8 anni per doping infrangendo l’ultimo sogno del marciatore azzurro. Noi vi abbiamo raccontato tutto di questo caso con quattro servizi di Antonino Monteleone, lanciando anche una petizione online

Niente da fare, per Alex Schwazer non ci sarà nessuna Olimpiade di Tokyo. A stabilirlo di fatto è il no della Corte federale svizzera che ha respinto la nuova richiesta di sospendere la squalifica di 8 anni per doping, presentata dal marciatore lo scorso aprile.

La richiesta di Schwazer era stata già respinta dal Tribunale arbitrale dello Sport di Losanna, Wada e World Athletics e l’ultima speranza era proprio nelle mani del Tribunale federale svizzero. Si conclude così una vicenda che ha lasciato tanti dubbi aperti, tra cui l’ultimo proprio sulla sentenza della Corte federale svizzera che porta la data di martedì 11 maggio ma è venuta alla luce soltanto tre giorni dopo e per l’anticipazione di un sito. 

Noi de Le Iene abbiamo seguito questo caso raccontandovi tutto attraverso quattro servizi di Antonino Monteleone (l’ultimo lo vedete in alto), lanciando anche una petizione online per portare Alex Schwazer alle Olimpiadi

Ripercorriamo le tappe più importanti di questa vicenda. Alex Schwazer, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, viene trovato positivo nel 2012 all’Epo prima delle Olimpiadi di Londra e squalificato per tre anni e 6 mesi. Confessa, farebbe anche i nomi: per questo sarebbe stato poi punito. Sandro Donati, che ha dedicato la vita alla lotta per uno sport pulito e che ha determinato il controllo decisivo su Alex nel 2012, vuole dargli però una seconda chance e diventa il suo allenatore con controlli molto scrupolosi e continui (42 volte in un anno e tre mesi).

Nel 2016, prima delle Olimpiadi di Rio, Schwazer viene trovato di nuovo positivo e squalificato, in quanto recidivo, per otto anni. Per la giustizia ordinaria italiana in questo caso le sue urine sono state manipolate per farle risultare positive: le accuse di doping contro di lui sono state archiviate il 18 febbraio scorso dal gip di Bolzano Walter Pelino. Queste accuse sarebbero state il frutto di un complotto per vendicarsi delle accuse rivolte a importanti dirigenti della federazione fatte in un'aula di Tribunale due settimane prima del controllo del primo gennaio 2016. Anche il suo allenatore Sandro Donati sarebbe stato un obiettivo di queste trame.

La squalifica sportiva internazionale a 8 anni però era rimasta portando Schwazer e i suoi avvocati a fare ricorso per sospenderla e riaprire il processo sportivo al Tas, che ha detto no, come hanno fatto anche la federazione mondiale d'atletica World Athletics e l’agenzia mondiale antidoping Wada. L’ultimo tentativo era la Corte federale svizzera che però ha stroncato definitivamente il sogno del marciatore che ora, a detta del suo allenatore Sandro Donati, uscirà di scena e tornerà a fare il papà. 

Nell’ultimo servizio sul caso realizzato da Antonino Monteleone, che potete rivedere qui sopra, e andato in onda lo scorso 2 aprile ci siamo concentrati su tutte le anomalie, le contraddizioni e le bugie dei controlli antidoping del 2016 di cui parlano i giudici di Bolzano. 

Nel primo abbiamo intervistato il marciatore italiano, nel secondo abbiamo ripercorso tutta la sua storia parlando anche con Sandro Donati, nel terzo vi abbiamo raccontato perché i giudici italiani parlano di campioni di urine manomesse.

 

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