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Schwazer: tempo da oro alle Olimpiadi di Tokyo, ma non potrà marciare | VIDEO

L’allenatore Sandro Donati racconta i ritmi e i tempi pazzeschi del marciatore italiano Alex Schwazer in allenamento, fino all’ultimo no della giustizia sportiva alla sua partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo. Nonostante la giustizia ordinaria italiana l’abbia scagionato dalle accuse di doping e parli di un complotto. Noi con Antonino Monteleone abbiamo seguito tutta la sua battaglia   

Alex Schwazer si stava allenando a ritmi e su tempi pazzeschi, da medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo. Poi è arrivata quella sentenza che a maggio ha posto fine a tutte le sue speranze di poter partecipare. A raccontare a Repubblica i livelli raggiunti in allenamento dal 36enne marciatore italiano è il suo allenatore Sandro Donati.

Noi de Le Iene quest’anno abbiamo seguito, con molti servizi di Antonino Monteleone (sopra potete vedere l’ultimo di aprile), tutta la sua battaglia per poter partecipare alle Olimpiadi dopo una lunga e travagliata storia. Abbiamo lanciato anche una petizione online per portarlo ai Giochi.

LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA
Alex Schwazer, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, era stato trovato positivo nel 2012 all’Epo prima delle Olimpiadi di Londra e squalificato per tre anni e 6 mesi. A quel punto confessa, farebbe anche i nomi: per questo sarebbe stato poi punitoSandro Donati, che ha dedicato la vita alla lotta per uno sport pulito e che ha determinato il controllo decisivo su Alex nel 2012, vuole dargli una seconda chance e diventa il suo allenatore con controlli molto scrupolosi e continui (42 volte in un anno e tre mesi).

Nel 2016, prima delle Olimpiadi di Rio, Schwazer viene trovato di nuovo positivo e squalificato, in quanto recidivo, per otto anni. Per la giustizia ordinaria italiana però in questo caso le sue urine sono state manipolate per farle risultare positive: le accuse di doping contro di lui sono state archiviate il 18 febbraio scorso dal gip di Bolzano Walter Pelino. Le accuse sarebbero state il frutto di un complotto per vendicarsi di quelle che avrebbe rivolto a importanti dirigenti della federazione in un'aula di Tribunale due settimane prima del controllo del primo gennaio 2016. Anche il suo allenatore Sandro Donati sarebbe stato un obiettivo di queste trame.

La squalifica sportiva internazionale a 8 anni però era rimasta portando Schwazer e i suoi avvocati a fare ricorso per sospenderla e riaprire il processo sportivo al Tas, che ha detto no, come hanno fatto anche la federazione mondiale d'atletica World Athletics e l’agenzia mondiale antidoping Wada. L’ultimo tentativo era la Corte federale svizzera che però, in maggio, ha stroncato definitivamente il sogno del marciatore. 

I TEMPI DA RECORD
“Ha fatto i 30 km con un impegno valutabile 6,5 su 10”, racconta oggi l'allenatore Donati parlando degli allenamenti di aprile. “E ha coperto gli ultimi 25 km con un passo che equivale, sulla 50 km, al tempo finale di 3 ore e 35 minuti. È molto probabile che a Tokyo avrebbe potuto vincere la medaglia d’oro”. E si parla solo di allenamenti e non di gare, quando il record mondiale sulla 50 km di marcia maschile è di 3h 32’ 33’’.

Dopo l’ultimo no dei giudici? “Alex ha smesso di allenarsi quel pomeriggio stesso: la mattina aveva svolto 2 ore in bici e qualche ora dopo aveva ripetuto tre volte 10.000 metri in circa 43 minuti, con una pausa di appena tre minuti, svolta di marcia più lenta. Per moltissimi marciatori l’allenamento di una vita, per lui normale amministrazione. Poi abbiamo spento definitivamente i motori”.

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