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Sissy Trovato Mazza, due anni dalla morte: “Nostra figlia non si è uccisa” | VIDEO

Il 12 gennaio 2019 è morta Sissy Trovato Mazza dopo che per due anni ha lottato per la vita, da quando nel 2016 l’agente penitenziario è stata trovata in una pozza di sangue nell’ascensore dell’ospedale di Venezia. Il 25 novembre scorso il gip ha respinto la seconda richiesta di archiviazione come suicidio del caso e ha disposto nuove indagini. I genitori non si danno pace e anche oggi combattono per avere giustizia e verità. Con Nina Palmieri abbiamo ricostruito le ultime ore di Sissy

“Dopo due anni spero si mettano a cercare gli assassini. Questo è omicidio, nostra figlia non si è uccisa”. Salvatore Trovato lo ribadisce a Iene.it anche in questa giornata. Oggi sono due anni esatti da quando, il 12 gennaio 2019, il cuore dell’agente penitenziario Sissy ha smesso di battere dopo due anni di lotta con la vita. Ma per suo papà il tempo si è fermato all’1 novembre 2016, quando è iniziato questo incubo fatto di misteri e una cruda realtà da accettare. Con Nina Palmieri vi abbiamo raccontato questa vicenda che ha ancora tanti punti oscuri come potete vedere nel video qui sopra.

Sissy Trovato Mazza lavorava presso il carcere femminile della Giudecca. L’1 novembre 2016 viene trovata in una pozza di sangue in un ascensore dell’ospedale civile di Venezia dove era andata per un servizio. Dopo le indagini preliminari, il caso prende la pista del suicidio: per gli inquirenti si era uccisa con la pistola d’ordinanza. “Non ci hanno mai ascoltato, per noi è altro”, dice Salvatore, il papà di Sissy che per due anni da quel giorno è stato al suo fianco mentre lottava per la vita. “Io ancora aspetto la verità per sapere che cosa è successo a mia figlia”. 

Il 25 novembre scorso il gip ha respinto per la seconda volta la richiesta di archiviazione della procura sul caso come suicidio e ha disposto nuove indagini. “Abbiamo raccolto nuovi elementi, ma tanto materiale non è più disponibile”, sostiene il papà. Tra questi ci sarebbero potuti essere le immagini registrate dalle telecamere nell’ospedale, agli atti però ci sono solo i nastri dei 30 minuti attorno alle 11:17 di quel maledetto giorno. “Avrebbero dovuto prendere più ore sia prima che dopo perché è lì che si vedrebbero gli assassini”, dice Salvatore. Ma ora quei filmati non sarebbero più disponibili. Poi ci sono i misteri sulle gocciolature del sangue all’interno dell’ascensore o il telefono dell’agente penitenziario ritrovato nel suo armadietto in carcere. 

Per Salvatore e sua moglie questa giornata è iniziata alle 06:10, prima di andare a trovare sua figlia al cimitero. “Da quattro anni questo periodo dell’anno per noi non è mai bello. Le feste non sono feste senza Sissy”, racconta. Gli occhi di tutta la famiglia sono puntati a fine febbraio, quando il giudice dovrebbe pronunciarsi definitivamente sugli elementi raccolti e nel caso proseguire con le indagini. “Dopo 4 anni non accettiamo più che ci sia ancora questo valzer tra omicidio e suicidio. Che cosa vogliono ancora per cercare chi ha ammazzato mia figlia? Chiedo solo giustizia per una ragazza che la sua vita si è fermata a 27 anni”.

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