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La squalifica di Andrea Iannone: doping o intossicazione alimentare? | VIDEO

Il 17 dicembre 2019 la carriera del pilota italiano Andrea Iannone è stata stroncata dalla Wada che lo ha condannato a 4 anni di squalifica a causa di un nanogrammo di drostanolone trovato nelle sue urine. Per molti esperti più che un caso di doping si tratterebbe di un’intossicazione alimentare. Alessandro De Giuseppe prova a fare luce sulla squalifica

Andrea Iannone, uno dei piloti MotoGP italiani più promettenti, circa un anno e mezzo fa è stato condannato a 4 anni di squalifica per decisione della Wada. Il motivo? Dopo il GP di Sepang in Malesia, nelle urine di Andrea è stato trovato un nanogrammo di drostanolone, una quantità davvero piccola di uno steroide usato per ingrossare i muscoli. 

A detta del pilota, il drostanolone “ti rende meno agile e più pesante”, effetti che non porterebbero beneficio a un pilota di moto. Perché avrebbe dovuto assumerlo? Inoltre, la quantità così piccola di sostanza potrebbe essere dovuta a un’intossicazione alimentare dovuta al consumo di carne. Il nostro Alessandro De Giuseppe ha provato a fare luce sul caso nel servizio che potete vedete qui sopra. 

“Andrea Iannone ha pagato le conseguenze di una situazione politica molto discutibile” ha detto Pascal Kintz, uno dei massimi luminari mondiali di tossicologia e paladino dell’antidoping, ad Alessandro De Giuseppe. “Io proporrei di ridurre la pena” ha dichiarato lo stesso presidente della Federazione internazionale motociclismo (FIM), Jorge Viegas. 

Più che doping, infatti, per molti esperti potrebbe essersi trattato di un’intossicazione alimentare anche perché, secondo Kintz, il drostanolone “bisogna prenderlo regolarmente se si vogliono avere dei risultati”. Un singolo nanogrammo invece testimonierebbe una sola assunzione, inutile a livello agonistico.

Più probabilmente la sostanza sarebbe entrata nel corpo di Andrea non volontariamente per doparsi ma dopo aver mangiato della carne oppure proprio nel catering dove mangiò cibo malese.  

Inoltre, l’esame del capello effettuato dagli esperti e risultato totalmente negativo dimostrerebbe che Iannone non ha svolto alcuna assunzione di sostanze dopanti nei mesi precedenti. Per la Wada però questo è un dettaglio irrilevante perché non escluderebbe che il pilota avrebbe fatto uso una sola volta della sostanza, forse con l’obiettivo di curarsi da un infortunio avvenuto durante le prove a San Marino. 

“La Wada ha davvero fatto forti pressioni per chiedere il massimo della pena a Iannone” è l’opinione di Kintz. La vicenda infatti sarebbe arrivata davanti al Tas qualche giorno dopo che la Wada aveva perso due cause proprio per problemi di contaminazione e un’altra sconfitta sarebbe stata forse un bel problema. 

“In certe vicende la Wada dà prova di malafede applicando il codice senza tenere conto delle altre possibilità, questo non le interessa” ha aggiunto Kintz . De Giuseppe ha provato a confrontarsi con la Wada e con il presidente del Tribunale dello sport che ha deciso per la squalifica e che si è negato. La Wada non ha risposto. 

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