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Italia 2021, tampone a domicilio un miraggio: il paradosso di Giuseppe costretto a uscire

Settant’anni, operato due volte di tumore, nessuno può accompagnarlo all’ospedale. Giulia ci ha contattato per raccontarci l’odissea di suo padre di fronte al primo e al secondo tampone per il coronavirus. Con l’aggiunta di una risposta del servizio test a domicilio che le suona come una beffa

“Possibile che a quasi un anno dall’inizio dell’epidemia non sia possibile fare un tampone a domicilio nemmeno per un uomo di settant’anni, operato due volte di tumore e che non può essere accompagnato da nessuno in ospedale?”. Se lo chiede Giulia (i nomi sono di fantasia), che ci ha contattato per raccontarci l’odissea di suo padre.

Papà Giuseppe, 70 anni, soggetto fragile dopo un cancro, dopo Natale prende quella che potrebbe essere un’influenza come Covid. “Il medico di base non ha pensato di chiedere il tampone, ha prescritto tachipirina ed è andato in ferie”, ci dice Giulia al telefono. “Abbiamo aspettato che arrivasse il sostituto che il 4 gennaio ha prescritto finalmente l’esame per il coronavirus”.

Giulia vive in un’altra regione e gli spostamenti sono vietati: “Mio papà aveva 39 di febbre, non stava in piedi e non mangiava, mia mamma non guida, mia sorella lavora in una rsa e per protocollo non poteva accompagnarlo”. Chi aiuta Giuseppe ad andare in ospedale? Si può fare un tampone a domicilio? “Il medico non l’ha richiesto. Ci siamo organizzati, a pagamento, chiamando la Croce rossa che ha portato papà a fare il tampone in sicurezza”.

Giuseppe risulta positivo al test. Oggi sembra guarito, mentre alla moglie è venuta la febbre e probabilmente dovrà fare anche lei il test. Lui intanto deve fare il tampone di controllo dopo dieci giorni per verificare l’eventuale guarigione: “Ci siamo informati per tempo presso il servizio tamponi a domicilio. Ci hanno risposto che non li fanno più perché ora sono impegnati con i vaccini! Mio papà si rifiuta per principio di pagare di nuovo facendosi accompagnare dalla Croce rossa. Andrà a farlo da solo prendendo la macchina senza stare ancora bene”.

“Mi chiedo: quante altre migliaia di persone hanno fatto la stessa cosa esponendo gli altri al contagio? In quanti da positivi accertati hanno preso l’auto o i mezzi pubblici, se non hanno la macchina o qualcuno che li accompagni, rischiando di infettare altre persone per andare a verificare se avevano ancora il Covid?”, chiede Giulia che ci ha raccontato questa storia come contributo, per denunciare proprio questi problemi. “Posso capire prima quando c’era l’emergenza ma dopo quasi un anno è possibile che non ci sia, senza pagare, un servizio per accompagnare almeno una persona anziana come mio papà, oltre tutto operato già di tumore, a fare il primo e il secondo tampone senza rischi, soprattutto se nessuno può accompagnarlo in ospedale? La quarantena, i divieti, le zone rosse, le regole valgono per tutti gli altri casi meno che per questo che mi sembra davvero molto importante?”.

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