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News | di Matteo Gamba |

Ucciso da un blindato in Afghanistan: 8 militari a processo dopo 10 anni. La mamma: “Figlio mio, arriva giustizia” | VIDEO

Otto militari sono stati rinviati a giudizio per la morte di Francesco Positano il 23 giugno 2010 in Afghanistan. La versione ufficiale era di una caduta del caporal maggiore di 28 anni dal blindato: sarebbe stato invece investito durante una manovra. Dopo il servizio in cui ci siamo occupati di questo caso, abbiamo sentito la madre Rosa che come ogni giorno era al cimitero dal figlio. Per raccontargli questa volta, mandandogli il suo bacio quotidiano, che “la giustizia sta arrivando, dopo dieci anni di bugie e omertà”

Figlio mio, finalmente la giustizia sta arrivando dopo 10 anni di bugie e omertà. In aula li ho guardati negli occhi quei militari: si vede che sanno la verità e non la vogliono ammettere”. Quando la sentiamo al telefono, mamma Rosa è al cimitero davanti alla tomba di Francesco come ogni giorno da oltre dieci anni. Gli ha appena mandato un bacio, questa volta ancora più forte: ha potuto dire al figlio che per la sua morte in Afghanistan il 23 giugno 2010 il gip di Roma ha appena deciso che andranno a processo otto militari.

Suo figlio è il caporal maggiore Francesco Positano, morto a 28 anni su una strada a pochi chilometri dalla base italiana a Herat, di cui vi abbiamo parlato in questo servizio (qui il video). Secondo l’esercito sarebbe caduto da un blindato Buffalo fermo, per un malore dovuto al clima, sbattendo poi la testa sull’asfalto. Secondo la ricostruzione della procura, che ha chiesto e ottenuto gli 8 rinvii a giudizio, sarebbe stato invece investito e ucciso durante una manovra proprio da quel blindato.

“Non è caduto, io l’ho sempre saputo, ora iniziano a dirlo anche i giudici”, ripete Rosa con voce commossa ma anche un po’ sollevata per la decisione. “Era alla sua terza missione in Afghanistan, amava il suo lavoro, era un soldato esperto: non sarebbe mai potuto succedere. L’hanno ammazzato e non l’hanno mai voluto dire, nemmeno adesso. Francesco è qui, lo sa e ha sentito ora anche questa notizia che gli restituisce dignità e verità. Si merita giustizia perché ha dato la vita per lo Stato. Nemmeno una medaglia ha ricevuto, in compenso hanno detto solo bugie sulla sua fine”.

“Il gip ha rinviato a giudizio per omicidio colposo il conducente del blindato e il capoplotone” ci racconta Lucia Frazzano, avvocato della famiglia assieme a Annarita Antonetti. “Le indagini dei Ris hanno smentito la versione ufficiale con una ricostruzione molto elaborata e approfondita su mezzo, foto, elmetto e vestiti di Francesco, su cui sono stati trovati segni corrispondenti a dei graffi sulla ruota anteriore destra del Buffalo, poi ripulita. È in questo punto che sarebbe avvenuto l’impatto con il soldato, che era sceso. I sei militari che hanno parlato ai magistrati della caduta, sono stati rinviati a giudizio per false informazioni al pm perché è una versione impossibile che non torna con i riscontri oggettivi, anche delle autopsie. Dopo dieci anni di fatiche e lotte, è il primo spiraglio di luce concreto per una famiglia che vive nel dolore”.

In aula c’era anche mamma Rosa: “Non è stato facile, ma ho voluto guardare dritto negli occhi i due accusati di omicidio colposo. Hanno incrociato il mio sguardo: si vede che sanno cosa è successo davvero, sanno di aver sbagliato ma non lo vogliono ammettere”.

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