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Campi di prigionia per gli Uiguri, l'Unione europea sanziona la Cina | VIDEO

Per la prima volta dalla strage di Piazza Tienanmen nel 1989 l’Unione europea ha sanzionato la Cina. Bruxelles ha imposto limitazioni su quattro dirigenti della provincia dello Xinjiang per violazione dei diritti umani degli Uiguri. Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato la condizioni di questa minoranza etnica di fede musulmana con Roberta Rei

L’Unione europea ha deciso di sanzionare la Cina per abuso dei diritti umani: Bruxelles ha imposto restrizioni su quattro funzionari della provincia dello Xinjiang, dove da tempo è in corso la repressione degli Uiguri. I quattro dirigenti non potranno entrare sul suolo europeo e i loro beni sotto la giurisdizione dell’Ue saranno congelati.

Oltre ai quattro funzionari, l’Ue ha imposto un embargo sui prodotti della Xinjiang Production and Construction Corps, legata all’esercito di Pechino che impiega circa un decimo della popolazione della provincia. È la prima volta dalla strage di piazza Tienanmen che l’Ue impone sanzioni contro la Cina.

Una scelta, quella dell’Unione europea, soprattutto simbolica per denunciare le condizioni degli Uiguri in Cina: secondo diverse analisi indipendenti, oltre un milione di persone sarebbero state rinchiuse in campi di indottrinamento e lavori forzati. Pechino ha reagito duramente, inserendo nella sua “blacklist” dieci parlamentari europei tra cui il capo delegazione per i rapporti con la Cina.

Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato delle condizioni degli Uiguri in Cina nel servizio di Roberta Rei, che potete vedere in alto. Gli Uiguri sono una minoranza etnica turcofona di fede musulmana: sono circa 16 milioni, di cui 11 vivono nella regione dello Xinjiang, nel nord ovest della Cina. 

Dopo una lunga storia di tensioni con il governo di Pechino, le cose sono precipitate con l’avvento al potere del presidente Xi Jinping, anche a causa di una serie di attentati terroristici compiuti da Uiguri. Da qui il governo cinese ha lanciato un’offensiva durissima, che però non toccherebbe solo i terroristi ma tutto il popolo degli Uiguri. 

“È parte della strategia cinese etichettare come terrorismo tout-court una richiesta di diritti culturali”, ci dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Da qui questa politica di chiuderli in luoghi eufemisticamente chiamati Centri per la formazione professionale che sono campi di concentramento veri e propri”.

Roberta Rei ci racconta cosa sembra accadere in quei campi grazie a una testimone diretta. “Sono stata lì dentro un anno, tre mesi e dieci giorni. Ho contato ogni singolo giorno”, ci racconta la donna. “Lo stupro è all’ordine del giorno”, ci racconta una testimone diretta di quanto avverrebbe in quei campi di prigionia. “Ho visto donne impazzire. Andavano nei bagni, prendevano gli escrementi e si disegnavano baffi e barba. Dicevano: ‘Guarda, sono diventata un uomo’”.

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