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Case e ville di lusso, devastate dai boss e poi lasciate in abbandono nonostante la confisca dello Stato fino a diventare ruderi pericolanti. Giulio Golia ci racconta il caso simbolo di Castel Volturno (Caserta)

Giulio Golia ci racconta da Castel volturno (Caserta) lo scandalo dei beni confiscati alla criminalità e poi lasciati in uno stato di totale abbandono. A Castel Volturno la camorra, con il clan dei Casalesi, ha fatto il bello e il cattivo tempo.

Il paese campano ha un primato come beni confiscati alle mafie: 104 e un’altra settantina che stanno per arrivare tra case, ville e terreni. Sono però quasi tutti immobili abbandonati e ormai fatiscenti, veri ruderi. Ristrutturarli è una spesa insostenibile per il Comune, che incassa solo il 40% del gettito fiscale dovuto e che è riuscito a restituirne alla collettività appena sei.

Stiamo parlando di un territorio dove l’85% dell’edificato è abusivo e le fogne e l’acqua sono arrivati negli anni ’90.

Più il tempo passa, intanto, più le condizioni dei ruderi, utilizzati come discariche o per dormire da alcuni disperati, peggiorano fino a lasciare la demolizione come unica scelta possibile visto il rischio crollo.

Spesso sono gli stessi camorristi, a cui sono stati confiscati i beni (a volte di gran lusso), a devastarli per primi, per non farli usare da altri. Prima che la tempistica burocratica, molto lunga, intervenga.

Per i pochi che riescono a riutilizza legalmente i beni, ci sono spesso minacce e atti di vandalismo, come ci racconta Alessandro Buffardi dell’associazione Libera, in prima linea da sempre nella restituzione alla collettività dei beni confiscati alla mafia.

Passare in mezzo a questa totale devastazione, come fa Giulio Golia in questo tour dell’orrore, fa male al cuore.

“Abbiamo perso tutti”, ci dice con amarezza un cittadino onesto di Castel Volturno. “Noi ce la stiamo mettendo tutta”, dice Rosalba Scafuro, assessore ai beni confiscati del paese. “Non so se ce la faremo: siamo soli”.

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