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Torino, piazza San Carlo: “Sindaca Appendino a processo”. La nostra inchiesta

Chiesto il rinvio a giudizio, con altre 14 persone, per omicidio, lesioni e disastro colposi. Nel 2017 il panico della folla che guardava la finale di Champions League provocò un morto e 1.526 feriti. Sul caso hanno indagato anche Le Iene

Per il terrore in piazza San Carlo a Torino del 3 giugno 2017, che provocò un morto e 1.526 feriti, è stato chiesto dal pm il rinvio a giudizio per la sindaca Chiara Appendino. Chiesto il processo anche per gli altri 14 indagati, tra cui l'ex questore Angelo Sanna. Per tutti l'accusa è di omicidio, lesioni e disastro colposi. La sindaca dei Cinque Stelle ha risposto, come ha sempre fatto, senza attaccare i giudici: “Ho il massimo rispetto per il lavoro della magistratura, mi difenderò nel processo e non dal processo". Entro dieci giorni il gip fisserà la data per l'udienza preliminare, prevista a settembre

Il 3 giugno 2017, durante la proiezione della finale di Champions League Juventus – Real Madrid su un maxi-schermo nella piazza centrale di Torino, si scatenò il panico e un fuggi fuggi generale della folla che ha provocato la morte di Erika Pioletti, 38 anni, e 1.526 feriti. La tesi della procura è che la serata in piazza non fu organizzata in maniera adeguata dal punto di vista della sicurezza.

La dinamica dell’accaduto ancora non è chiara. La scintilla che ha scatenato il panico, secondo un'indagine parallela, potrebbero essere scattata per colpa di una banda di giovani scippatori che avrebbero spruzzato spray urticante. Si ipotizza che andassero in piazza a caccia di portafogli e telefonini. Il panico sarebbe stato voluto e creato, anche se certo non nelle dimensioni tragiche che poi si sono generate, per borseggiare i tifosi. La tecnica sarebbe stata già usata in altre occasioni, proprio in luoghi affollati. Naturalmente questo non basta a spiegare la tragedia.

Proprio sugli altri fattori di estremo rischio ci siamo concentrati nel servizio di Pablo Trincia “Cosa fa il terrore del terrorismo” che abbiamo trasmesso il 24 ottobre 2017 e che vi riproponiamo qui sotto.

A scatenare la reazione della folla è stato il timore di trovarsi in mezzo a un attentato, in un panico collettivo che si è alimentato esponenzialmente. Poteva essere evitato tutto questo? La nostra Iena ha parlato con alcuni sopravvissuti e con Fabio, il fidanzato della vittima.

Ha indagato soprattutto su i mancati controlli agli ingressi, la presenza di venditori abusivi di birra (causa di quel “tappeto di vetri” su cui si sono feriti in molti), la mancanza di vie di fuga adeguate e di addetti alla sicurezza sufficienti, il sovraffollamento della piazza in cui si trovavano oltre 30 mila persone, il poco tempo con cui l'evento è stato organizzato.

Guarda qui sotto il servizio di Pablo Trincia, per ripercorrere e capire questa storia tragica.

 

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