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Gael è tornato dal suo papà: “Riabbracciare mio figlio è stato come rinascere” | VIDEO

Abbiamo intervistato Luigi Mengucci a luglio scorso, quando il figlio e la moglie erano latitanti in Messico dopo che lei aveva portato via il piccolo a settembre 2016. Luigi ha riportato a casa il suo “guapo”

“Quando ho riabbracciato Gael la prima cosa che mi ha detto è stata ‘te quiero mucho’. Per me è stato come rinascere”. L’immagine di Luigi Mengucci che, inginocchiato all’aeroporto di Roma, abbraccia suo figlio dopo due anni che non lo vedeva, fa commuovere. L'ultima volta che avevamo parlato con lui, a luglio scorso, lo aveva assicurato: “Riporterò mio figlio Gael in Italia, fosse l’ultima cosa che faccio nella vita”. E Luigi ce l’ha fatta.

A settembre 2016 il piccolo Gael, che aveva solo tre anni, è partito con la madre per un viaggio nel paese d’origine di lei, il Messico. Luigi, che viveva con loro a Pesaro, li ha accompagnati in aeroporto. Ma, dopo quel saluto, per troppo tempo non ha più riabbracciato il suo “guapo”, come l’ha sempre chiamato lui. “La vacanza doveva durare tre settimane”, ci ha raccontato. “Ma mia moglie ha iniziato a rimandare la partenza inventando ogni volta scuse diverse”. Fino a che, nel dicembre di 2 anni fa, il papà realizza che qualcosa non va e che la moglie non ha intenzione di riportare a casa il piccolo. Luigi, che è anche avvocato, inizia una battaglia giudiziaria per riavere suo figlio e riesce a ottenere l’affidamento esclusivo di Gael. “Il 10 aprile di quest'anno i giudici messicani hanno emesso una sentenza ordinando il rimpatrio di mio figlio”, spiega. Ma la mamma e il piccolo non si trovano. Da quel momento sono latitanti.

“Da luglio è rimasto tutto fermo fino alle ultime due settimane, quando ho saputo che venerdì 19 ottobre l’Interpol ha trovato Gael in un appartamento di Città del Messico con la madre”, racconta Luigi, che abbiamo contattato telefonicamente. “Il giudice ha immediatamente disposto il rimpatrio e il mio avvocato, Roberto Carrillo era già pronto con una delega per poterlo trasferire in Italia. Così, con il primo volo disponibile, Gael viene accompagnato in aeroporto”. Ma non è finita. “I genitori di mia moglie sono intervenuti, presentandosi con un ricorso”. Così il piccolo non può salire sul volo: “è stato portato in un distretto familiare, dove è rimasto fino a venerdì”, racconta il padre. “Ma il giudice ha rigettato immediatamente il ricorso e, grazie all’aiuto dell’avvocato Roberto Cuetara Canale, del console italiano a Città del Messico, Paolo Epifani, e del Tenente Colonello della Guardia di Finanza, Guido Iannelli, sono intervenute le pattuglie della polizia federale e hanno portato Gael in aeroporto”.

“Finché non mi hanno detto che l’aereo era decollato non ci potevo credere”, dice Luigi. E poi, finalmente, la conferma: Gael è in volo. “È stato indescrivibile”.

Giovedì 25 ottobre Luigi, come vedete nel video qui sopra, è in aeroporto pieno di giochi per suo figlio e soprattutto pieno d’emozione. “Quando l’ho abbracciato gli ho detto quanto lo amavo e che non avevo mai smesso di pensarlo e cercarlo. Lui mi ha chiesto perché non fossi andato a prenderlo a casa in Messico. Gli ho spiegato che l’ho fatto, ma che lui e la mamma non si trovavano più”. Gael, racconta Luigi, sembra tranquillo e sereno, anche perché quando ha chiesto della madre, il papà gli ha detto che “potrà venire a trovarlo e si rivedranno”.

Ora Luigi vuole solo recuperare il tempo perso con il suo “guapo”. “La prima sera abbiamo dormito in un hotel a Roma e abbiamo fatto le costruzioni con il pongo”. Poi sono tornati a casa, a Pesaro, e Gael, dopo 25 mesi, è rientrato nella sua cameretta. “Ha subito riconosciuto i suoi giochi”, racconta Luigi. “Gael sta tornando alla normalità, vuole giocare come tutti i bambini”. E anzi, si dà un gran da fare: “Ha già trovato una nuova fidanzatina!”, conclude ridendo Luigi. 


Guarda qui sotto la nostra prima intervista a Luigi Mengucci.

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