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Le Iene e la Farnesina per Paolo, malato di tumore: "Forse abbraccerò mio figlio" |VIDEO

Paolo Demichele, che sta combattendo contro un tumore maligno, ci ha chiesto aiuto per abbracciare il figlio che sta per nascere in Congo

Volevo ringraziare Le Iene e l’onorevole Cristian Romaniello. La Farnesina ha detto che Nora, non appena avrà partorito, potrà venire in Italia con i bambini”. Paolo Demichele sorride all’idea di riabbracciare la sua compagna e il piccolo che sta per nascere in Congo. Tramite Le Iene Paolo aveva lanciato l'appello all'Ambasciata italiana in Congo e al ministro degli Esteri: “Fatemi vedere mio figlio prima che sia troppo tardi”. Già, perché intanto, mentre aspetta di rivedere la sua famiglia, Paolo, in Italia, sta combattendo contro un tumore maligno al polmone.

“Di Paolo mi ha colpito subito il coraggio e l’energia nell’affrontare la situazione”, ha detto il parlamentare M5S Cristian Romaniello, che si è occupato della vicenda e che abbiamo sentito al telefono dopo la bella notizia. “Ieri ho parlato con l’ambasciatore italiano a Kinshasa e mi ha detto che stanno seguendo Nora e che non appena nascerà il piccolo li faranno partire per l'Italia. Paolo Demichele nel frattempo dovrà concludere alcune formalità”, ci ha spiegato l’onorevole.  “Paolo è di Lodi, un mio concittadino. Quando Massimo Casiraghi, consigliere comunale di Lodi, mi ha chiesto se potevo occuparmi di questa storia, che aveva conosciuto attraverso Le Iene, mi sono sentito in dovere di aiutarlo”. E ora sembra davvero che il desiderio di Paolo stia per realizzarsi. La Farnesina, infatti, ci ha fatto sapere ieri che “attraverso l'Ambasciata d'Italia a Kinshasa”, resta “in costante contatto diretto con la signora Nora”, e fornisce “ogni possibile sostegno per consentire a lei e al bambino di arrivare in Italia con la massima rapidità”. 

La storia di Paolo in Congo comincia due anni fa a Kinshasa. Lavora come allenatore dei portieri della Ujana, una squadra di calcio della serie B del posto. Il successo nel suo lavoro lo porta a gestire un centro di formazione per portieri. Ma a un certo punto lo sponsor della squadra sparisce, portandosi dietro tutti i soldi, e Paolo è costretto a lasciare il centro. Per vivere inizia a fare piccoli lavori edili.

Nel frattempo, conosce una ragazza del posto, Nora. Tra i due è subito amore, e qualche mese fa la bella notizia: Nora aspetta un bambino che chiameranno Giosuè. È a questo punto che Paolo comincia ad accusare disturbi di salute sempre più forti. In una prima fase li sottovaluta, fino al rientro obbligato in Italia. Siamo ad aprile di quest’anno, e i medici gli riscontrano un tumore maligno al quarto stadio con metastasi ossee. Per Paolo ogni giorno è appeso a un filo.  

Così prova immediatamente a far venire Nora in Italia. Ma c'è un problema, e qui Paolo si imbatte in un intrigo diplomatico. I visti temporanei dal Congo all'Europa, e quindi anche per il nostro Paese, sono gestiti dal Belgio attraverso la Maison Schenghen, che però è stata chiusa dall'1 febbraio scorso dal governo congolese. L'Ambasciata italiana a Kinshasa fa sapere che "non riceve le domande di visto per le tipologie in rappresentanza alla Maison Schengen e non rilascia nessun visto territorialmente limitato all’Italia". Che tradotto significa che non può rilasciare la tipologia di visto che servirebbe a Nora per venire in Italia e stare al fianco di Paolo.

Non appena abbiamo ricevuto l'email dai figli di Paolo che ci chiedevano aiuto, abbiamo immediatamente contattato la Farnesina. Che si è tempestivamente attivata e ha convocato Nora all'Ambasciata a Kinshasa.  Paolo, per abbracciare suo figlio almeno una volta prima che sia troppo tardi, decide di rivolgersi direttamente all’Ambasciata italiana in Congo e al ministro degli Esteri: “Vi chiedo di mandarmi Nora e mio figlio quando nascerà il più presto possibile. Io devo affrontare con loro questa battaglia”. E a breve potrà farlo. 

Guarda qui sotto l’appello di Paolo Demichele per conoscere suo figlio che nascerà in Congo

Sale il bilancio delle vittime mentre si celebrano i funerali di Stato, rifiutati da venti famiglie. Una testimone diretta racconta il crollo del ponte. Ed emerge un incontro di 27 giorni fa che evidenziava criticità e prometteva interventi proprio sui cavi, prima ipotesi di lavoro come causa della tragedia. “Chiesti invano controlli 24 ore su 24”

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