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Genocidio dei Rohingya, l'Onu accusa i militari birmani di “crimini contro l'umanità”

I risultati del rapporto Onu a un anno dall'esodo verso il Bangladesh della minoranza musulmana perseguitata da buddisti e militari birmani. In un servizio di Gaston Zama siamo andati nei campi profughi dove vive, in condizioni disumane, un milione di rifugiati Rohingya

"I principali generali birmani, tra cui il comandante in capo Min Aung Hlaing, devono essere indagati e perseguiti per genocidio nel nord dello Stato di Rakhine, come pure per crimini contro l'umanità e crimini di guerra negli Stati di Rakhine, Kachin e Shan". Così si legge nel rapporto della Missione Onu per l’accertamento dei fatti, creata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni unite a marzo 2017.

L’Onu accusa l’esercito birmano di “genocidio” nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar e si scaglia contro la leader e premio Nobel per la Pace 1991, Aung San Suu Kyi, per non aver usato la sua posizione “di capo del governo de facto, né la sua autorità morale, per contrastare o impedire gli eventi nello stato di Rakhine”. La leader birmana è stata già fortemente criticata per la sua scelta di non condannare le violenze dell’esercito birmano contro la minoranza musulmana. Sette le onorificenze che le sono state revocate (ultima quella di Edimburgo) e in molti vorrebbero che le fosse tolto il Premio Nobel per la Pace.

“Con le loro azioni e le loro omissioni, le autorità civili hanno contribuito alla commissione di atroci crimini”, si legge nel rapporto della Missione Onu, che chiede al Consiglio di sicurezza di ricorrere alla Corte penale internazionale o di stabilire un tribunale internazionale ad hoc.

Dal rapporto stilato da Save the Children emerge che “di circa 500.000 bambini Rohingya in Bangladesh, molti sono fuggiti da soli dopo che i loro genitori sono stati uccisi o dopo essere stati separati dalle loro famiglie”. Il direttore in Bangladesh della ong che si batte per i diritti dei minori, Mark Pierce, ha affermato che “questi bambini sono tra i più vulnerabili del pianeta e hanno dovuto ricostruirsi in qualche modo un’esistenza completamente nuova nei campi, senza la madre o il padre”. Campi profughi in Bangladesh nei quali noi de Le Iene siamo stati assieme a Suor Cristina, come vi abbiamo raccontato nel reportage di Gaston Zama sulle violenze e persecuzioni contro la minoranza musulmana dei Rohingya in Myanmar.

Campi profughi dove vivono in 700.000, cacciati dalla loro patria per le violente persecuzioni di buddisti e militari. Qui, le persone vivono senza cure e acqua potabile, tra continue epidemie, in una delle più gravi emergenze umanitarie del mondo. “Penso che sia la minoranza più perseguitata al mondo attualmente”, ha detto Suor Cristina.

Ci stavano bruciando le case e siamo scappati qui”, racconta un bambino costretto a vivere nel campo profughi. “Sparavano, bruciavano tutto e ci picchiavano”, ricordano i piccoli, sopravvissuti ai massacri che i militari, sotto la spinta delle autorità religiose buddiste, hanno compiuto nei villaggi popolati da musulmani Rohingya.

“Siamo venuti via per le atrocità dei buddisti. Ci uccidevano, e non eravamo liberi”, racconta un altro rohingya.

Guarda qui sotto il reportage di Gaston Zama sul genocidio dei Rohingya in Myanmar.

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