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Lea e Bobo, due cani bruciati vivi perché abbaiavano troppo

Il rogo mentre si trovavano nella loro cuccia in Valtellina. Si cerca chi li ha uccisi. La padrona: “Spero che la coscienza lo tenga sveglio la notte, ora che Bobo e Lea non potranno più disturbare il suo sonno”

Bruciati vivi nella loro cuccia, così sono morti due cani nella provincia di Sondrio. La loro colpa sarebbe quella di aver abbaiato troppo. Ancora non ha un nome e un cognome chi nella notte tra sabato e domenica ha cosparso di liquido infiammabile la cuccia con dentro le due bestiole per poi darle fuoco.

A fare la scoperta è stata la padrona di Lea e Bobo. Per prima ha visto quel cumulo di cenere (sopra in foto) da cui spuntavano le ossa dei suoi cani e lo scheletro della loro cuccia, lontana da casa, trasformata in un inferno di fiamme. Su quanto accaduto in quella notte indagano ora i carabinieri di Morbegno (Sondrio), a cui la padrona ha presentato denuncia contro ignoti.

Il suo profilo Facebook ha raccolto il suo sfogo: “Pensi che le persone abbiano un’anima, un cuore, una coscienza. Poi ti svegli una domenica mattina e scopri dolorosamente che una mano ancora ignota ma certamente ignobile ha volontariamente bruciato vive due creature che hanno commesso un unico errore: abbaiare”.

L’intero paesino di Albaredo per San Marco nel cuore della Valtellina, che conta appena 300 anime, è indignato. La notizia è diventata virale anche sui social: tutti si interrogano su chi ha potuto compiere una simile atrocità.

Nessuno ha visto, nessuno ha sentito”, scrive su Facebook la padrona. “Questa gente ha ucciso i nostri cani per cattiveria gratuita e merita disprezzo. L’unica cosa che mi sento di augurare a questi bastardi infami è che d'ora in poi la loro coscienza li tenga svegli durante la notte, ora che Bobo e Lea non potranno più disturbare il loro sonno”.

Via abbiamo già raccontato due casi di cani puniti, certo non con la morte, perché abbaiavano troppo, con l’intervento addirittura dei tribunali: si tratta di Medo e Argo. Il primo un cane croato, il secondo della provincia di Trento. Entrambi sono accomunati per essersi vista negata la libertà perché i vicini di casa si lamentavano per il loro abbaiare. In ogni caso, sono tornati a scodinzolare liberamente.

Medo per due anni è stato costretto al coprifuoco per 12 ore al giorno. Dalle 20 di ogni sera doveva restare chiuso in casa fino al mattino successivo per non disturbare la vicina di casa.  Solo il mese scorso è stata fatta giustizia per il cane croato, i suoi padroni hanno vinto il ricorso presentato al Tribunale di Zagabria e per Medo sono finiti gli arresti domiciliari notturni.

Argo addirittura è stato strappato dai suoi padroni e dalla sua casa per un sequestro preventivo che si è concluso dopo un mese di appelli anche su questo sito e petizioni online sottoscritte da oltre 250 mila persone, con il suo ritorno a casa (clicca qui per il video dell’abbraccio con i suoi padronì).

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