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News | di Matteo Gamba |

Usa: 30 attori per Mirian, separata al confine dal figlio di 2 anni

Trenta stelle di Hollywood contro la separazione dei figli dai genitori al confine con il Messico. In un video, che sta facendo il giro del mondo assieme all’hashtag #MyNameIsMirian, leggono coralmente la lettera commovente di una madre dell’Honduras

Trenta attori di Hollywood continuano la mobilitazione contro la separazione dei figli dai genitori che passano il confine dal Messico agli Stati Uniti e per riflettere su quello che è successo. La misura, come vi abbiamo raccontato, è stata ufficialmente bloccata dal presidente Trump dopo l'ondata di indignazione suscitata dalle gabbie in cui venivano chiusi gli immigrati provenienti da tutta l'America Latina e in particolare da un audio in cui si sentivano le lacrime dei bambini separati dai genitori (clicca qui per l'articolo che riassume tutta la vicenda, audio compreso). Ma la situazione al confine, anche su questo, resta confusa e drammatica.

I trenta attori hanno letto coralmente, in un video commovente che sta facendo il giro del mondo assieme all'hashtag #MyNameIsMirian, una lettera scritta appunto da Mirian, una madre dell'Honduras, separata al confine dal figlio di appena due anni. Vi riportiamo qui sotto il video in inglese (per comodità potete attivare, cliccando in basso a destra sulla "rotellina" di "impostazioni", i sottotitoli in inglese per facilitarne la lettura) e  il testo tradotto in italiano e

Il progetto è stato organizzato dall'Aclu, l'American Civil Liberties Union (Unione americana per le libertà civili). Hanno partecipato, tra gli altri, star del livello di Maggie Gyllenhaal, James Franco, Jamie Lee Curtis Ryan Reynolds.

“Il mio nome è Mirian. Sono una cittadina dell’Honduras e la madre biologica di E.G.M., che è nato il 4 luglio del 2016. Anche lui è un cittadino dell’Honduras ed è il mio unico figlio.
Il 15 gennaio ho lasciato la mia casa a El ProgresoYoroHonduras, per scappare negli Stati Uniti. Ho portato mio figlio negli Stati Uniti per cercare protezione dalla violenza del governo in Honduras. Siamo fuggiti dopo che i soldati hanno lanciato gas lacrimogeni contro la nostra casa.
Il 20 febbraio con mio figlio abbiamo passato il ponte internazionale di Brownsville in Texas, ci siamo presentati agli agenti dell’Immigrazione e abbiamo chiesto asilo. Dopo essermi presentata al ponte con mio figlio gli agenti mi hanno interrogato e hanno stilato un rapporto sulle ragioni per cui ero venuta negli Sati Uniti.
Poi gli agenti hanno detto che mi avrebbero portato via mio figlio. Hanno detto che io sarei andata da una parte e lui da un’altra. Ho chiesto perché separavano mio figlio da me. Non mi hanno dato spiegazioni.
Non avevo idea che mi avrebbero separata da mio figlio perché cercavo aiuto. Gli agenti dell’immigrazione mi hanno fatto uscire e camminare fino a un veicolo dove ho dovuto lasciare mio figlio.
Mio figlio piangeva mentre lo facevo sedere e non potuto confortarlo perché l’agente ha chiuso la porta appena si è seduto. Piangevo anch’io. Piango anche ora quando penso a quel momento in cui l’agente si è portato via mio figlio.
Poi mi hanno portata in un centro di detenzione per alcuni giorni. Impazzivo chiedendomi cosa era successo a mio figlio. Era molto preoccupata soprattutto dal non sapere dov’era. Altre detenute mi hanno detto di scrivere per chiedere ufficialmente all’Immigrazione dove si trovava. Ho scritto e mi hanno detto che si trovava in un centro di accoglienza a San Antonio, Texas.
Mentre mi trovavo detenuta nel centro di Laredoho potuto parlare con un’assistente che si occupava di mio figlio. Mi ha detto che mio figlio piangeva e chiedeva di me tutto il tempo i primi giorni dopo che eravamo stati separati e che ora stava un po’ meglio, ma aveva un’infezione all’orecchio e la tosse. Non ho potuto parlare con mio figlio perché non parla ancora troppo bene, è così piccolo.
Ho bisogno di abbracciarlo e di dirgli che è al sicuro e che sua mamma è lì per lui. Mio figlio ha bisogno che mi occupi di lui e della sua salute.
Nelle prime settimane in cui io e mio figlio eravamo separati, ero molto depressa non volevo mangiare. Ora cerco di essere forte per mio figlio, sto lavorando duro per poter riabbracciarlo e prendermi cura di lui quando saremo di nuovo insieme.
Il 3 aprile ho avuto un parere positivo dal giudice per l’immigrazione di San Antonio. Ho capito che ora posso presentare domanda di asilo a una corte per l’immigrazione.
Farò di tutto per avere protezione dagli Stati Uniti, non sarebbe sicure per me e per mio figlio tornare in Honduras.
Dichiaro, pena lo spergiuro secondo la lege degli Stati Uniti, che quello che è ho detto è vero e corretto, basato sulla mia conoscenza diretta”.

Texas, 6 aprile 2018 

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