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Omicidio Willy Branchi, 2 nuovi indagati: li abbiamo incontrati

Pierluigi Bordoni e Patrizio Mantovani sono accusati di aver dichiarato il falso davanti al pubblico ministero. Con Antonino Monteleone li avevamo incontrati, per fare luce sull'omicidio del 18enne di Goro

Ci sono due nuovi indagati nell’inchiesta sull’omicidio di Willy Branchi, di cui ci siamo occupati nei due servizi dell'inchiesta di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli, che vi riproponiamo entrambi in fondo a questo articolo. Mentre sono passati trent’anni dalla morte 18enne con un  lieve ritardo mentale, il cui cadavere, massacrato, è stato trovato il 30 settembre del 1988 a Goro (Ferrara). Ma un nome non è ancora stato scritto nero su bianco.

Nel 2014 l’inchiesta sull’omicidio del ragazzo è stata riaperta, dopo che il prete del paese, Tiziano Bruscagin, ha fatto importanti dichiarazioni al giornalista Nicola Bianchi, aprendo una nuova pista sull’autore dell’omicidio. Don Tiziano gli confida infatti il nome del presunto assassino che nei giorni successivi all’omicidio sarebbe finito in cura psichiatrica. Ed è in parte proprio attorno a questo ricovero che si è ampliata la lista degli indagati.

Il medico Pierluigi Bordoni è stato sentito sabato scorso dal pm Andrea Maggioni come persona informata sui fatti finendo però sotto indagine per falso. Infatti, avrebbe riportato davanti al pm dichiarazioni in contrasto con quelle di altri testimoni. Bordoni avrebbe più volte dichiarato agli inquirenti di non ricordarsi del ricovero dell'uomo indicato dal don come l'assassino.

Antonino Monteleone, nel servizio del 20 novembre è andato a parlare proprio con questo medico, indicato da alcuni testimoni come colui che aveva preso in cura, dopo la morte di Willy, la persona indicata da don Tiziano come l’assassino. “Io non ho niente da dire, niente a nessuno”, ha detto prima ancora che la Iena potesse fargli qualche domanda. Gli abbiamo chiesto conferma del fatto che dal 1989 al 1990 ebbe in cura quell’uomo. Ma a questo punto ci ha sbattuto la porta in faccia. Siamo andati da una sua parente acquisita e parente dell’uomo che don Tiziano indica come l’assassino (ha sposto uno dei suoi figli). La donna, all’informazione sul ricovero dell’uomo aggiunge un dettaglio: suo suocero “stava in cura al Parco dei Tigli a Padova”.

Con la stessa accusa, di false dichiarazioni davanti al pm, c’è anche un secondo nuovo indagato: Patrizio Mantovani, incontrato anche lui dalla nostra Iena. La sua versione cozzerebbe con quella di una donna che riferisce importanti dettagli sulle ore precedenti l’omicidio.

Sono circa le 18 del 29 settembre 1988. Willy, secondo quanto riporta la donna, si troverebbe con lei in un bar e insieme a loro ci sarebbe proprio Patrizio Mantovani. La signora racconta che Willy sarebbe arrossito dopo aver visto fuori dal bar un uomo in bicicletta che guardava con insistenza all’interno del locale cercando proprio lo sguardo del ragazzo.

Willy avrebbe fatto il gesto di nascondersi dietro al bancone e Mantovani avrebbe detto: “Guarda che ti sta cercando quest’uomo, lo sai che cosa vuole da te”. Il ragazzo, a questo punto, avrebbe reagito rispondendo in maniera molto infastidita che non voleva niente dall’uomo in bicicletta e che se quell’uomo si fosse azzardato a fargli del male lo avrebbe detto a suo fratello.

È così che il cerchio comincia a stringersi attorno a una persona ben precisa. Infatti, l’uomo che la testimone avrebbe visto girare in bici fuori da quel bar è lo stesso al quale fa riferimento don Tiziano Bruscagin.

Mantovani avrebbe però ribadito più volte, l’ultima ieri agli inquirenti, di non ricordare questo episodio. Antonino Monteleone lo ha incontrato, chiedendogli proprio se ricordasse la scena del bar. “No, non è che non me la ricordo: non c’ero”, risponde alla Iena. E quando gli chiediamo perché la donna avrebbe dovuto dire il contrario, risponde: “C’avrà qualcosa contro di me”. Quella scena, ribadisce, lui non l’avrebbe proprio vista. Tutto il contrario di quello che racconta la testimone, che conferma a Monteleone di essere sicura. “Lui dirà di no sicuramente perché non gli interessa, cioè non vogliono essere in mezzo a questa situazione. Io ho detto quello che so veramente e quello che ho visto ed è così. Ma io non ho paura di niente. Lui nega, ma c’era con me. È inutile…eravamo di fronte”.

La nostra inchiesta segue una nuova pista, quella di festini omosessuali con minorenni in cui cui Willy, ancora minorenne, sarebbe stato sfruttato, anche come amante occasionale dall'uomo che lo cercava in bicicletta e che ha indicato il prete. Proprio la sua frase: "Dico tutto a mio fratello" potrebbe averlo condannato, in un piccolo paese come Goro in cui in molti non volevano far emergere quei rapporti segreti e in cui ancora oggi si cerca di nascondere la verità sulla morte di un ragazzo di 18 anni, che è stato letteralmente massacrato.

Per capire come siamo arrivati a questa pista e tutto quello che abbiamo man mano scoperto guardate o riguardate qui sotto i due servizi di Antonino Monteleone e Riccardo Spagnoli
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Guarda qui sotto i due servizi dell’inchiesta sull’omicidio di Willy Branchi.

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