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Genocidio dei Rohingya, i musulmani perseguitati dai buddisti: campi profughi sott'acqua

I monsoni travolgono con fango e acqua i campi dove si è rifugiato in Bangladesh un milione di profughi Rohingya, fuggiti dai massacri in Myanmar, nel Sud-Est asiatico. Un reportage de Le Iene racconta il dramma umanitario

Un nuovo flagello si abbatte sul popolo più perseguitato nel mondo in questo momento: i Rohingya, minoranza musulmana (il 5%) costretta a fuggire, nel Sud-Est asiatico, dal Myanmar dove in centinaia di migliaia sono stati uccisi dai massacri di esercito ed estremisti buddisti. Il nuovo flagello sono i monsoni che si sono abbattuti con piogge torrenziali sui campi profughi dove in un milione si sono rifugiati, oltre il confine, nel Bangladesh, Paese ad ampia maggioranza musulmana (90%). Vi abbiamo raccontato il dramma dei Rohingya  l’11 aprile scorso in un reportage di Gaston Zama, che vi riproponiamo in fondo all’articolo.

Le piogge dei monsoni hanno sommerso i campi profughi dove vivono in condizioni igienico-sanitarie disperate i Rohingya. Acqua e fango hanno spazzato via le baracche con rifiuti che galleggiano dappertutto e una situazione al collasso. Mentre resta solo sulla carta l’accordo del 6 giugno tra il governo del Myanmar e le Nazioni Unite per il rientro di alcuni rifugiati.  

Noi de Le Iene eravamo andati lì, proprio in quei campi, accompagnati da Suor Cristina, per testimoniare quelle che, anche secondo l’Onu, sono la persecuzione e la situazione umanitaria più grave in questo momento nel mondo.

Qui sotto nella gallery potete vedere le foto del servizio, che raccontano il dramma meglio di ogni parola. ATTENZIONE: alcune immagini sono molto forti e possono turbare la sensibilità di qualcuno.

Genocidio dei Rohingya: le foto del reportage. ATTENZIONE: immagini forti, possono impressionare

 
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Avevamo scelto di farci accompagnare da Suor Cristina, vincitrice dell’edizione del 2014 del talent show tv The Voice of Italy, per “riparare” al fatto che Papa Francesco nel novembre scorso non aveva nominato la parola “Rohingya” in Myanmar, perché considerata tabù nel Paese, e non aveva visitato i loro campi profughi in Bangladesh.

Con Suor Cristina abbiamo raccolto le testimonianze di chi è fuggito dal genocidio sistematico, alimentato dagli estremisti induisti e dall’esercito. Un orrore che non sembra avere fine tra massacri, villaggi distrutti, mutilazioni, stupri e uccisioni di bambini.  

Senza che nemmeno il premio Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, a lungo agli arresti e ora consigliere del governo, spenda una parola sensata per questo popolo. Un solo barlume di speranza viene acceso da una preghiera comune tra Suor Cristina, un monaco buddista e l’interprete musulmano in un tempio in Bangladesh.

Il racconto più efficace e terribile è nel racconto finale delle donne. Per capire davvero la gravità della situazione (aggravata ora dai monsoni), la cosa migliore è guardare l’intero servizio di Gaston Zama qui in basso.

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