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“Rom e stufo di pagare per persone come le borseggiatrici di Venezia” | VIDEO

Dopo il servizio di Nicolò De Devitiis in cui vi abbiamo mostrato alcune ragazze che rubavano i portafogli ai turisti di Venezia, abbiamo lanciato un appello, per permettere ai rom di raccontare la loro realtà. Ecco le storie di lavoro e sacrifici che ci sono arrivate

“Non mi sento rappresentato da quelle ragazze: né io né la mia famiglia abbiamo mai derubato nessuno”. Garip Sejdi è un ragazzo rom di 35 anni. Dopo aver visto il servizio di Nicolò De Devitiis sulle borseggiatrici di Venezia ha deciso di rispondere al suo appello: “rom d’Italia fatevi avanti e raccontateci un’altra storia, non lasciate che siano queste persone a rappresentarvi”.

Garip ci ha appunto raccontato una storia fatta di sacrifici e di lavoro. Immigrato in Italia con la sua famiglia all’età di nove anni, Garip è cresciuto nel nostro Paese. “Quando è arrivata la crisi è stata dura”, racconta. “Lavoravo in una azienda a Fabriano (Ancona), ma ero senza contratto fisso e sono stato mandato via. Ma mica mi sono messo a rubare come quelle ragazze”. Garip raccoglie le sue cose e decide di partire per il Belgio, dove ora lavora per una fabbrica di cioccolato.

Garip non è l’unico ad aver risposto al nostro appello con la voglia di raccontare una storia diversa ed essere un esempio positivo. Alievski Musli ha 30 anni e viene dalla Macedonia. “Non solo mi dissocio completamente dal comportamento delle ragazze a Venezia, ma ci tengo anche a dire che io per guadagnarmi da vivere faccio l’operaio in fabbrica. Ogni mattina mi sveglio alle 5”. Alievski racconta di aver subito episodi di razzismo e discriminazione, e proprio per questo chiede di “non condannare per i gesti di quelle donne un’intera popolazione”. Di discriminazione, soprattutto sul lavoro, ci parla anche Ana Pricop, una ragazza di origine romena che di fronte al comportamento delle borseggiatrici è “arrabbiata e indignata”. “Io non sono rom, ma da piccola frequentavo spesso famiglie rom. Erano persone fantastiche”, racconta. “È importante non mettere tutti nello stesso calderone: non siamo tutti uguali.  Ci siamo stufati di pagare per il comportamento di queste persone. Dovrebbero essere loro a pagare attraverso la giustizia. Non è giusto che ci rimettano le persone oneste, ad esempio quando a un colloquio di lavoro, vedendo che hai origini romene, ti scartano nonostante tu abbia tutti i requisiti”.  

“Ditemi una cosa”, conclude Garip, “se vi dicessi che sono rom, mi prendereste comunque a lavorare?”.

Guarda qui sotto il servizio di Nicolò De Devitiis sulle borseggiatrici di Venezia.

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