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Ucciso Kaos, il cane eroe di Amatrice. Le Iene e le storie di animalicidio

Sarebbe stato ucciso per avvelenamento Kaos, il cane eroe che ad Amatrice ha salvato molte vite umane dopo il terremoto. Anche lui vittima dei maltrattamenti come il cane Angelo e la cagnetta Mia, che vi abbiamo raccontato

 

Ha salvato vite umane scavando tra le macerie. Solo con il suo fiuto e le sue zampe. Kaos, il pastore tedesco da tanti ribattezzato come l’ “eroe di Amatrice” è morto per mano di ignoti. Nei mesi del terremoto ha lavorato senza sosta come il migliore dei soccorritori dopo il terribile sisma. Anche la sua è una storia tragica. Sarebbe morto per avvelenamento: è questa la pista che stanno seguendo gli investigatori che cercano bocconi avvelenati nel giardino dove viveva.

A trovarlo senza vita è stato il suo padrone-addestratore che lo ha trovato appunto nel suo giardino di casa. "Ciao amico mio! Hai lasciato un vuoto incolmabile per mano di una persona meschina”, ha scritto Fabiano Ettore sul suo profilo Facebook. “Continua il tuo lavoro lassù continua a cercare dispersi, a salvare vite umane. Non provare odio per chi ti ha fatto ciò, anzi se un domani avrà bisogno aiutalo sii superiore e quando ti guarderà negli occhi e vedrà che sei tu il suo Salvatore morirà lentamente da solo. Kaos ne abbiamo viste tante, aiutati tanti e tanti non ci siamo riusciti. Hai lavorato giorno e notte, quando è servito non ti sei mai risparmiato. Sei stato un amico fedele abbiamo condiviso e diviso casa, divano, tutto. Corri amico mio, corri, non ti fermare, un giorno ci abbracceremo nuovamente".

 

Questa uccisione ha acceso anche il dibattito sull’esigenza di inasprire le pene. "Serve un rafforzamento sulla tutela degli animali a partire da una modifica del codice civile e penale”, sostiene Rinaldo Sidoli per conto di Animalisti Italiani. “Il Parlamento deve prendere provvedimenti contro i casi di maltrattamento e animalicidio e rivedere le norme attualmente in vigore".

La storia di Kaos è collegata a quella del cane Angelo. Un filo rosso unisce i destini dei due animali. Un filo di violenza inaudita e ingiustificata. La coda di Angelo ha smesso di scodinzolare nei primi mesi del 2017, dopo che gli è stato messo un cappio al collo. Il motivo? “Giusto per far ridere i suoi carnefici”, come qualcuno ha minimizzato.

Siamo a Sangineto, in Calabria, è qui che la nostra Nina Palmieri ha voluto guardare negli occhi il gruppo di ragazzi che ha ucciso il cane senza alcuna spiegazione. Hanno pure filmato l’uccisione e il video della tortura era girato in rete, scatenando rabbia e incredulità. Nei giorni successivi, a Sangineto c’erano state manifestazioni con migliaia di persone per chiedere giustizia per il cane Angelo. 

“Ho condannato il gesto, il comune si costituirà parte civile: la nostra comunità è fatta da gente onesta”: ha detto il sindaco del paese in provincia di Cosenza. Molti abitanti, però, hanno reagito cercando di minimizzare l'accaduto e chiudendosi. Una volta arrivata nel paese per cercare di fare chiarezza sull'accaduto, Nina era stata accolta in maniera ostile da alcuni, che volevano proteggere e giustificare chi ha ucciso Angelo. 

Il processo contro i ragazzi si è chiuso il 26 maggio scorso e la sentenza del Tribunale di Paola ha deciso per il massimo della pena: un anno e quattro mesi di reclusione per ciascuno, con sospensione subordinata a sei mesi di volontariato in un canile municipale e un risarcimento di duemila euro a ciascuna delle venti associazioni parte civile nel processo. La sentenza è storica e potrebbe essere un punto di svolta nella per i diritti degli animali e per l'inasprimento delle pene per il loro maltrattamento. 

Solo pochi giorni fa, un altro cane ha rischiato di morire annegato dal suo padrone. Fortunatamente la storia di Mia è a lieto fine. Al suo collo è stata legata una pietra mentre si trovava in mare. La cagnetta è riuscita a liberarsi e a portarsi a riva anche grazie all’aiuto di alcuni bagnanti. Il nostro Ismaele La Vardera per primo si è recato a Valderice nel Trapanese per parlare con l’autore del gesto e soprattutto sincerarsi che Mia stesse bene.

Guarda qui sotto il servizio di Nina sulla storia del cane Angelo e più sotto la stretta di zampa tra Ismaele La Vardera e Mia.

 

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