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Alzheimer, un legame con un batterio? Test su 570 malati per nuovo farmaco

Al via uno studio per un nuovo farmaco che potrebbe aiutare la lotta all’Alzheimer di cui soffrono 40 milioni di persone nel mondo. Secondo i ricercatori ci potrebbe essere un nesso tra la malattia che cancella i ricordi e un batterio delle gengive. Con Giulio Golia vi abbiamo parlato della demenza senile, anche nella forma precoce

Potrebbe esserci un legame tra l’Alzheimer e un batterio delle gengive. La cautela in questi casi è d’obbligo, ma la risposta potrebbe arrivare da un nuovo studio che coinvolgerà 570 malati tra America ed Europa. Sono 40 milioni le persone che in tutto il mondo soffrono la malattia che poco alla volta cancella i ricordi. Prima o poi tutti avremo a che fare direttamente o indirettamente con l’Alzheimer visto l’allungamento della vita: una persona su tre dopo gli 85 anni avrà la demenza senile. In Italia ne soffre un milione di persone.

È di queste settimane un nuovo studio su un farmaco che potrebbe aprire nuove prospettive contro questa patologia. Le cause dell'Alzheimer restano sconosciute ma tra gli esperti si rafforza l'ipotesi che possa essere scatenato da un legame con il batterio Porphyromonas gingivalis, una delle cause principali della parodontite, una grave forma di gengivite, altamente resistente agli antibiotici. Ora per la prima volta si sta sperimentando un farmaco orale che si è rivelato più efficace di un'alta dose di antibiotico ad ampio spettro. L’esperimento riguarderà un campione di malati di Alzheimer per vedere se può rallentare o fermare la progressione della patologia. Per questo 570 malati tra America ed Europa saranno sottoposti al test di questo farmaco al momento sperimentato solo sui topi. I risultati saranno resi noti solo nel 2021.

Noi de Le Iene abbiamo conosciuto da vicino chi soffre questa malattia. Con Giulio Golia siamo stati per due anni consecutivi all’Alzheimer Fest: clicca qui per il primo servizio. Qui sopra invece vi riproponiamo l’ultimo realizzato un mese fa.

Spesso si pensa che hanno a che fare con l’Alzheimer solo i più anziani. Esiste però anche una forma precoce che può colpire persone più giovani. Una di queste è Paolo. Ha 47 anni e due figli: “Non sono più la persona di prima. Mi sento sempre spaesato, come in una pagina bianca. Mi fermo e cerco di aggrapparmi da qualche parte, magari si potesse tornare a essere un pochino sveglio”, ci racconta. I riferimenti scompaiono, non ci si ricorda più a che cosa serva un semplice oggetto. E vedere tutto questo negli occhi di una persona consapevole di quello che sta vivendo fa venire la pelle d’oca.

Attorno a Paolo c’è anche il figlio di 10 anni che ci racconta come gli sta accanto: “Mi sento un po’ triste perché sarebbe bello avere un papà senza questa brutta malattia”. Paolo ci parla della sua casa al primo piano. “In realtà noi abitiamo al piano terra, quella che lui ha in mente è dove viveva prima. Deve essere seguito in tutto anche per fare la doccia: oggi Paolo è il mio terzo bambino perché ha bisogno più degli altri due”, spiega la moglie. “Questa malattia logora chi ce l’ha ma anche chi hai attorno”. 

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