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Alzheimer, Giulio Golia è tornato al Fest e ci parla di quello precoce | VIDEO

Anche quest’anno Giulio Golia ha partecipato all’Alzheimer Fest per conoscere nuovi aspetti di questa malattia che fa vivere le persone nel presente cancellando i ricordi del loro passato. Con Paolo, 47 anni, ci parla della forma precoce. Al suo fianco per aiutarlo c’è anche il figlio di 10 anni

L’Alzheimer è la malattia che cancella la memoria facendo vivere il presente senza i ricordi del passato. A un anno dal primo servizio (clicca qui per vederlo), Giulio Golia e Marco Fubini tornano a parlarne dopo essere stati all’Alzheimer Fest organizzato al Levico Curae di Levico Terme (Trento). "Curae" sta per Centro unico riabilitativo assistenziale educativo, una struttura pubblica.

L’Alzheimer è una malattia con cui prima o poi avremo a che fare direttamente o indirettamente. Un paradosso dovuto all’allungamento della vita: una persona su tre dopo gli 85 anni avrà la demenza senile. Con chi ne soffre parliamo degli aspetti di questa patologia che ogni giorno fa sempre più vittime. “Mio papà è nato l’1 e mia mamma il 2 e per fortuna li ho ancora”, dice una signora di 90 anni. Alcuni aspetti fanno tenerezza mentre altri mettono angoscia: “I nonni sono vivi tutti e due: viviamo insieme. Io aiuto la nonna a preparare da mangiare”, dice un’altra pensionata.    

L’Alzheimer piano piano ti cancella tutti i ricordi e gli ultimi ad andarsene sono quelli del passato legati alle emozioni agli affetti più forti. “Io ho 94 anni, mi viene a prendere a volte mio papà. Ma è morto, poverino”, dice un’altra signora. I ricordi appaiono a intermittenza e una conversazione normale in un attimo può diventare surreale.

“Io sono signorina, anzi sono sposata. Non mi ricordavo bene perché sono pochi anni”, dice un’altra anziana. “L’ultima volta che ho fatto l’amore era 10 anni fa poi basta perché lui è morto”. Nella struttura in provincia di Trento, gli ospiti rivivono il loro passato. Conosciamo Odilla che ha ricreato in un angolo il suo negozio da sarta. “Lei pensa di andare al lavoro, ma in realtà è qui con noi”, dice la responsabile. Odilla passa la giornata a cucire e anche il nostro Giulio Golia ne approfitta per farsi sistemare la giacca. In questa comunità nascono anche delle storie d’amore come quella tra Anna Maria e Danilo: “Noi siamo amici, non una coppia che va a letto”, ci dice. Probabilmente quel signore le ricorda l’uomo con cui si è sposata tanti anni fa. “La nostra filosofia è seguire quello che loro vivono e pensano, chi siamo noi per togliere la bellezza di questi momenti?”, dice la responsabile.

Conosciamo anche Pierina e Noemi che passano tutte le giornate insieme. Ridono e scherzano ricordando il passato a modo loro. Almierina, 80 anni, trascorre il tempo con in braccio un bambolotto: “È mio figlio si chiama Alessandro. È buono e mi fa dormire la notte e mangia gli omogeneizzati”, ci dice. È una bambola speciale con occhi grandi: “Qui le persone con l’Alzheimer cercano gli occhi dei loro figli. Così tornano a un momento bello della loro vita e si sentono al sicuro”, spiega la responsabile della struttura.

Purtroppo questa malattia non colpisce solo persone anziane. Paolo, 47 anni, ha due figli e gli hanno diagnosticato l’Alzheimer precoce ed è consapevole di averla. “Non sono più la persona di prima. Mi sento sempre spaesato, come in una pagina bianca. Mi fermo e cerco di aggrapparmi da qualche parte, magari si potesse tornare a essere un pochino sveglio”, dice. I riferimenti scompaiono, non ci si ricorda più a che cosa serva un semplice oggetto. E vedere tutto questo negli occhi di una persona consapevole di quello che sta vivendo fa venire la pelle d’oca. Attorno a Paolo c’è anche il figlio di 10 anni che ci racconta come gli stia accanto: “Mi sento un po’ triste perché sarebbe bello avere un papà senza questa brutta malattia”. Paolo ci parla della sua casa al primo piano. “In realtà noi abitiamo al piano terra, quella che lui ha in mente è dove viveva prima. Deve essere seguito in tutto anche per fare la doccia: oggi Paolo è il mio terzo bambino perché ha bisogno più degli altri due”, spiega la moglie. “Questa malattia logora chi ce l’ha ma anche chi hai attorno”. 

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