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Antimafia sotto accusa, Pietro Cavallotti contro la Saguto: “Ci hai tolto tutto” | VIDEO

Dopo il servizio di Matteo Viviani e Riccardo Spagnoli sul presunto sistema che ruotava intorno all’ex presidentessa della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, arriva lo sfogo su Facebook di una delle persone che si è vista togliere e distruggere l’azienda

Ci hai tolto tutto: l’azienda, il lavoro, la casa e la libertà”. È questo il duro j’accuse che Pietro Cavallotti, uno degli imprenditori che ha visto la sua azienda sequestrata per presunti legami con la mafia, ha rivolto a Silvana Saguto, ex presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. “Nonostante la nostra innocenza fosse scolpita in una sentenza passata in giudicato, hai ritenuto che tutto il nostro patrimonio fosse il frutto di un reato che non esiste. Poi, siccome non eri contenta, hai colpito anche noi figli che stavamo provando con il duro lavoro a riprendere in mano le redini del nostro futuro dopo che tu avevi distrutto il passato della nostra famiglia”.

Lo sfogo di Pietro Cavallotti su Facebook, che potete leggere integralmente cliccando qui, arriva a pochi giorni dal servizio di Mattteo Viviani e Riccardo Spagnoli in cui abbiamo continuato a ricostruire la storia del presunto sistema che avrebbe ruotato intorno alla giudice. Silvana Saguto è oggi sotto processo con altre 14 persone tra parenti, colleghi e amici accusate a vario titolo di aver gestito, amministrato e sfruttato i sequestri di prevenzione antimafia a fini personali traendone profitti e favori (ricordiamo ovviamente che per tutti vale la presunzione d’innocenza).

Noi de Le Iene vi abbiamo parlato in alcuni servizi precedenti della storia della famiglia Cavallotti. Tutto inizia negli anni ’90 quando l’azienda da loro creata va a gonfie vele. Con oltre 300 operai e un fatturato di 20 miliardi di lire l’attività si occupa della costruzione e manutenzione di impianti a metano. Proprio quando tutto sembra vada alla grande, i tre imprenditori Gaetano, Vincenzo e Salvatore Vito Cavallotti vengono arrestati. “Avevo 18 anni quando sono venuti verso le tre di notte con le pistole dentro la casa”, dice uno dei figli.

Le accuse nel 10 novembre 1998 sono concorso in associazione mafiosa e turbativa d’asta, insomma: fare affari con Cosa Nostra. Tanto che un anno dopo si muove anche la sezione di prevenzione antimafia del Tribunale di Palermo. L’azienda viene sequestrata e affidata a un amministratore giudiziario, una sorta di manager che dovrebbe gestire nella maniera migliore possibile il patrimonio sequestrato fino alla chiusura del processo.

Il processo penale si conclude dopo 12 anni con l’assoluzione definitiva dei tre: “Non risulta l’appartenenza organica di Cavallotti Gaetano, Vincenzo e Salvatore Vito all’associazione mafiosa Cosa Nostra”. C’è però anche un secondo processo, quello delle misure di prevenzione antimafia che procede con esiti completamente differenti. Il calvario di questa famiglia dura per 16 anni. In tutti questi anni le loro aziende sono sotto nelle mani dello Stato e con il tempo si riducono a un cumulo di macerie. Nel 2015 la sezione misure di prevenzione decide di confiscare definitivamente l’azienda.

La storia non finisce però qua. Nel 2006 i figli della famiglia Cavallotti, Pietro, Margherita, Giuseppe e tre ragazzi di nome Vito, si rimboccano le maniche e decidono di costituire una società che si occupa di quello che in famiglia sanno fare meglio: manutenzione delle reti di distribuzione di gas metano, fino ad arrivare a 1,7 milioni euro di capitale.

Il destino si ripete anche nel caso dei figli. Il 23 dicembre 2011 arriva il sequestro emesso sempre dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, presieduta da Silvana Saguto. “Prima fatturavano quasi un milione di euro al mese”, ci aveva raccontato Pietro Cavallotti prima dello sfogo su Facebook. Oggi sono rimasti oltre 8 milioni di euro di debiti da pagare. E le immagini delle condizioni dell’azienda dopo che è stata dissequestrata, come vedete nel servizio qui sopra, purtroppo parlano da sole.

L'ultima puntata

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