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Assistenti parlamentari in nero: ecco i numeri della vergogna | VIDEO

Sergio Rizzo, citando il caso del portaborse della deputata Occhionero, racconta i numeri dello sfruttamento in parlamento ai danni dei collaboratori, spesso pagati in nero e un decimo della cifra stanziata per loro. E poi c’è chi, come Federica Brocchetti di cui vi aveva parlato due anni fa Filippo Roma, lavorava addirittura gratis

Senza contratti e con retribuzioni in nero, quando hanno la fortuna di essere pagati. È durissima la vita dei portaborse dei parlamentari italiani, come vi abbiamo già raccontato nel 2017 con la storia di Federica Brocchetti.

È Sergio Rizzo, in un articolo su Repubblica, a dare le dimensioni del fenomeno, riportando i numeri imbarazzanti del lavoro dei collaboratori al servizio dei nostri deputati e senatori.

La teoria vuole che a ogni parlamentare siano attribuiti tra i 3600 e i 4100 euro al mese da destinare allo stipendio dei propri portaborse, che dovrebbero essere assunti con un contratto regolare. Ma quando dalla teoria passiamo alla pratica emerge una realtà completamente diversa: nel 2018 al senato risultavano attivi appena 44 contratti co.co.co, 43 consulenze con partita iva e 11 “prestazioni occasionali”. Ma i senatori non erano 315?

Ciò che significa questo dato è presto detto: centinaia di migliaia di euro, assegnati per i portaborse, rimangono nella contabilità dei parlamentari, e possono così “scomparire” nelle pieghe dei compensi da non rendicontare. Cioè in nero.

E dire che la politica aveva anche provato a fare due conti: il taglio dei vitalizi ai parlamentari avrebbe consentito un risparmio di 44 milioni di euro, e se anche solo il 20% di questa cifra fosse stata destinata ai contratti dei portaborse, lo sfruttamento sarebbe di colpo terminato.

È l’ennesima vicenda tutta italiana , perché in Europa la storia è molto diversa. Il parlamento europeo infatti destina oltre 21mila euro per ogni collaboratore, che viene contrattualizzato (e dunque controllato) direttamente dall’amministrazione centrale. Basta davvero poco, se c’è la volontà di farlo.

Ma il treno dell’Italia viaggia completamente su un altro binario, e il caso di Federica Brocchetti lo dimostra. Per un anno e mezzo ha lavorato in nero come assistente parlamentare dell’onorevole Caruso, addirittura senza percepire nessuna pagamento. Al posto suo invece, come assistente, risultava il figlio di un sottosegretario, che però non veniva mai in ufficio.

Dopo avervi raccontato, nel 2017, che su 683 collaboratori parlamentari al lavoro, appena 54 avevano un contratto, ecco che il problema è tornato agli onori della cronaca.

Ce l’ha raccontato Ismaele La Vardera, parlando della vicenda di Antonello Nicosia, ex assistente parlamentare della deputata di Italia Viva Giuseppina Occhionero (nel servizio che potete rivedere sopra).

Per gli inquirenti Nicosia avrebbe utilizzato il ruolo da assistente parlamentare per entrare in carcere e fare da “postino” ai mafiosi all’ergastolo, favorendo alcuni boss vicini al capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro.

Quello che è emerso poi, al di là della delicata vicenda processuale, è che Nicosia veniva retribuito dalla deputata con uno”stipendio” mensile di 50 euro! Avete capito bene, 50 euro a fronte di una quota stanziata per lui di oltre 3000 euro.

Sergio Rizzo, che nel suo lungo articolo cita la nostra inchiesta su Nicosia, conclude raccontando un dettaglio che se non fosse scandaloso parrebbe anche comico: la camera ha appena bandito un concorso per assumere 30 nuovi consiglieri parlamentari. Ma se prima dessimo dignità agli assistenti che già esistono?

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