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Bolkestein, a rischio migliaia di stabilimenti balneari per colpa di un muretto | VIDEO

Tutto è nato da un muro da abbattere tra due stabilimenti balneari di Genova. Ma poi ci sono finiti dentro tutti i bagni italiani, che dovrebbero con la direttiva Bolkstein ottenere le concessioni attraverso le gare. L’attuale governo ha spostato la revisione delle concessioni al 2034. Con Filippo Roma ci siamo occupati dei privilegi di cui godono gli stabilimenti balneari nel nostro Paese

Almeno per questa estate la Commissione europea chiuderà un occhio sugli stabilimenti balneari italiani, ma la questione va affrontata al più presto. Il nostro Paese, infatti, con la proroga di 15 anni stabilita dal governo Lega e 5 Stelle per la revisione delle concessioni balneari, viola la direttiva Bolkestein sui servizi. Di che si tratta? Istituita nel 2006, la direttiva impone la liberalizzazione dei servizi nel mercato interno dell'Unione, che per quanto riguarda le nostre spiagge significa fare gare d’appalto per le concessioni agli stabilimenti balneari.

Con Filippo Roma ci siamo occupati della questione “spiagge italiane” nel servizio che potete vedere qui sopra. Parliamo di un settore che fattura, secondo Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi, 10 miliardi di euro l’anno con una cifra d’affitto richiesta di 200 milioni (pagati solo per la metà, data l’evasione). Con molte concessioni pure in mano della malavita. Nonostante i proprietari degli stabilimenti paghino cifre bassissime, i clienti si vedono arrivare i conti alle stelle: in una giornata di pienone i proprietari si possono ripagare 5 anni di affitto!

La quesitone “spiagge italiane” è nata tutta per via di un muretto tra due stabilimenti di Genova. Costruito nel 1930, il muro divideva due bagni nel quartiere Sturla di Genova: i Liggia e i Maria. Nel 2018, a causa del continuo ritirarsi della spiaggia, il muro è finito in mare e il proprietario dei bagni Liggia, Claudio Galli, ha chiesto di abbatterlo, dal momento che impediva ai bagnanti di passare dal bagnasciuga di fronte allo stabilimento. È stata questa richiesta a far partire un’inchiesta giudiziaria che ora coinvolge tutti gli stabilimenti balneari italiani.

“Il pm Walter Cotugno sostiene che il mio stabilimento sia abusivo”, ha detto il proprietario del bagno Liggia a La Stampa. “Tutti i rinnovi della concessione demaniale fatti dal comune di Genova non sarebbero validi perché contrari alla direttiva Bolkestein del 2006, che prevede di fare delle gare d’appalto e rivedere i precedenti accordi. Il pm ritiene cioè che una direttiva europea sia superiore e dirimente rispetto a tutte le pezze legislative messe in campo dalla politica italiana in questi anni”.

I governi italiani che si sono susseguiti hanno infatti sempre evitato di affrontare la questione Bolkestein, fino a che l’attuale gialloverde ha spostato la revisione delle concessioni al 2034. Intanto il Tribunale del riesame ha ordinato il sequestro dello stabilimento Liggia, ma il fatto è molto più grande di una semplice quesitone locale. “Non licenzio nessuno nonostante i danni economici, ma non ci sto a essere l’unico bischero in Italia”, dice Galli. E infatti il problema ormai riguarda tutti gli stabilimenti balneari del nostro Paese. Anche se per questa estate sembrano essere stati graziati.

La questione va comunque risolta al più presto. Bruxelles infatti ha fatto sapere di non poter accettare la proroga delle concessioni per i prossimi 15 anni e il governo sta preparando un’alternativa. Si tratta di creare un registro delle imprese con una graduatoria in base a vari criteri per arrivare all’assegnazione tramite gare pubbliche come prevede la direttiva Bolkestein.

Filippo Roma aveva parlato anche con Flavio Briatore, che con il Twiga di Forte dei Marmi fattura 4 milioni l’anno e paga solo 17.619 euro. Era stato lo stesso Briatore a dirci che dovrebbe pagare molto di più, anche cinque-sei volte la cifra attuale.

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