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Bronzi di Riace: “La terza statua è stata venduta e trafugata” | VIDEO

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, nella terza puntata dell’inchiesta sui bronzi di Riace, raccolgono la clamorosa testimonianza di un uomo che racconta: “Alcuni calabresi portarono a Roma la terza statua. Che era stata trafugata da Riace, e la vendettero negli Usa, al Getty Museum di Malibù, in California"

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti tornano a parlare del mistero del ritrovamento dei Bronzi di Riace e lo fanno con una testimonianza inedita e clamorosa: potrebbe davvero esistere un terzo bronzo, che sarebbe stato trafugato e venduto illegalmente all’estero.

Una versione questa, che ci arriva da un appassionato di archeologia, che frequenta tombaroli e mercanti d’arte a Roma e che se fosse vera potrebbe rivoluzionare la storia di una delle più importanti scoperte archeologiche di tutti i tempi.

Nel primo capitolo della nostra inchiesta ci siamo domandati se le due statue siano davvero gli unici reperti trovati in quei fondali o se, accanto a questi, c’erano anche uno scudo e forse un terzo bronzo, come si evincerebbe dalla denuncia del ritrovamento compilata dal sub romano Stefano Mariottini, lo scopritore ufficiale dei due bronzi.

Nel corso della seconda puntata di questa inchiesta esclusiva, Le Iene hanno poi raccolto la testimonianza dell’appassionato d’arte ed esperto dei bronzi Giuseppe Braghò, che sostiene di aver conosciuto una testimone, Anna Diano, che avrebbe visto con i suoi occhi qualcuno portare via uno scudo e una lancia spezzata in due, proprio dalla spiaggia di Riace e proprio nei giorni del ritrovamento delle due statue, a circa 700 metri da dove sono stati recuperati i bronzi. Anna Diano fu ritenuta attendibile anche dai carabinieri che la sentirono, ma che non riuscirono a scoprire nulla di più.

Ora arriva questa clamorosa testimonianza esclusiva, che confermerebbe i dubbi che lo stesso Braghò aveva già avanzato: “Nessuno è mai entrato nell’archivio del museo storico, lì ho scoperto che qualcosa non andava…

A parlarci, chiedendo ovviamente di rimanere anonimo, è un uomo che dice di sapere qualcosa del terzo bronzo scomparso.

“Praticamente uno, che qui a Roma faceva sto lavoro… un mercante che pigliava la roba e poi se la rivendeva, c’aveva i clienti buoni… c’è stata una persona che conoscevo bene, a cui era capitata in mano (la statua, ndr)… sarà stato il '72-‘73 la portano dentro la villa di un dottore che sta a Casal Palocco, e portano questo compratore… era uno che comprava, pagava lui con i suoi soldi e poi se la rivendeva, agli americani, ai musei…”

Antonino Monteleone gli chiede di descrivere la statua che sarebbe stata trafugata e venduta: “era la statua di un uomo a grandezza.. come me, fa conto… non era una cosa romana, ma greca, quindi importante…”

“A quanto l’avrebbe acquistata?”, gli chiede la Iena e lui risponde: “a quattrocento milioni di lire”.

Il terzo bronzo, spiega ancora l’uomo, sarebbe stato venduto subito a degli americani, che “venivano a cercare queste cose, le cose più belle…”.

Oggi quella statua, spiega ancora l’uomo, non sarebbe esposta, ma quando gli chiediamo degli acquirenti, non sembra avere dubbi e fa riferimento addirittura al Getty Museum di Malibù, in California.

Ma è possibile che un museo di fama internazionale acquisti o esponga opere di provenienza illecita? 

A risponderci è il giornalista e scrittore Fabio Isman, esperto di arte: “Ho calcolato che almeno 47 musei del mondo siano entrati in possesso, sapendolo, di materiale proveniente da scavi illegali in Italia. Anche il Louvre! Anche il British. Il Getty ha restituito una cinquantina di pezzi, ne aveva almeno 350 di provenienza italiana e dagli stessi mercanti sotto processo in Italia”.

Siamo andati allora dall’ex ministro della Cultura Francesco Rutelli per chiedergli come si ottiene la restituzione di un’opera che un museo straniero ha comprato clandestinamente. 

“Mi ricordo che una sera mandai a questo grande museo, Getty di Malibu, Los Angeles, una mail in cui gli comunicavo che dal giorno dopo l’Italia non avrebbe più collaborato, non avrebbe più mandato opere in prestito dai suoi musei pubblici perché loro evidentemente non volevano collaborare nel restituirci delle opere che con anni di lavoro era documentato, erano documentato state trafugate in Italia. Incluso la Dea di Morgantina, incluse decine di opere, i cervi che adesso si trovano ad Ascoli Satriano, insomma delle cose meravigliose. Quando sono arrivato l’indomani in ufficio preparandomi al braccio di ferro per dire allora annulliamo una mostra importante sul Barocco, ed altri, con una collaborazione già iniziata, arrivo in ufficio e trovo la mail del direttore del Getty che comunica ‘restituiamo tutto’. Tutto. Ancora mi emoziono a ricordarlo. Tutto, e hanno pagato anche il viaggio”. 

Dopo questa inedita e clamorosa testimonianza sulla vendita, dopo il trafugamento, del presunto terzo bronzo, stiamo lavorando a verificare altre testimonianze che potrebbero cambiare la storia di uno dei ritrovamenti più incredibile dell’archeologia di tutti tempi. Continuate a seguire a Le Iene l’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sui Bronzi di Riace.

esclusiva web

Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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