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Capitano Ultimo, vola la petizione online per ridargli la scorta | VIDEO

Il Capitano Ultimo è l’uomo che il 15 gennaio 1993 ha arrestato il capo di Cosa nostra Totò Riina, ma per lo Stato oggi non ha più bisogno di essere protetto. Dopo il servizio di Giulio Golia sta volando la petizione online per restituirgli la scorta: sono già state raccolte oltre 64mila firme

Continua a crescere la petizione per restituire la scorta al capitano Ultimo, dopo il servizio de Le Iene in cui il carabiniere denuncia di sentirsi “umiliato” dopo una vita spesa al servizio della Stato lottando contro la mafia. Sulla piattaforma Change.org sono già state raccolte più di 64mila firme, e il numero continua a crescere!

Nessuna sorpresa ovviamente, perché il capitano Ultimo ha dedicato la sua vita a combattere Cosa nostra: il 15 gennaio 1993 è stato il carabiniere che ha messo le manette a Totò Riina, uno dei più potenti e sanguinari capi della mafia. “Quando l’ho arrestato aveva la paura negli occhi”, ha raccontato a Giulio Golia. “Non aveva capito chi eravamo: una cosa spregevole”.

Per questo suo gesto eroico il capitano Ultimo è stato condannato a morte da Cosa nostra, e il nuovo capo dei capi Bernardo Provenzano fa di tutto per riuscire a ucciderlo: nel 2006 però viene arrestato. Oggi sia Riina che Provenzano sono morti, e per il ministero dell’Interno Ultimo non corre più un rischio così grave da giustificare l’assegnazione di una protezione. Per la Direzione investigativa antimafia però Cosa nostra resta forte e pericolosa: ciò nonostante a fine 2018 la scorta all’uomo che arrestò Riina viene revocata.

Il capitano Ultimo però non si arrende e decide di fare appello al Tar: il tribunale gli restituisce la protezione e chiede al ministero dell’Interno di svolgere una valutazione più approfondita sui pericoli che corre il militare. Il Viminale però non torna indietro: pochi giorni fa ha nuovamente revocato della scorta ad Ultimo. “Mi sento umiliato, capisco che abbiamo perso”.

Giulio Golia ha provato quindi ad andare a parlare con i responsabili dell’Ucis, l’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale, ma senza ottenere nessuna risposta. “Ci penso tutti i giorni che potrei essere ucciso”, chiude Ultimo. “E ogni giorno sono pronto”. Speriamo che anche grazie all’attenzione sollevata sul caso, lo Stato si ricordi di proteggere un uomo che ha dedicato la vita a proteggere tutti noi.

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