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Disabile di 14 anni picchiato dai bulli: i video dell'aggressione finiscono in chat

È successo in provincia di Palermo. I tre aggressori sono stati denunciati e sono adesso accusati di stalking, percosse, violenze, minacce e diffamazione, con l'aggravante della disabilità e della minore età della vittima. Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato un’altra terribile storia di bullismo con Nina Palmieri

Due mesi di inferno e torture: è questa la terribile storia che arriva da Cefalù, in provincia di Palermo. Un ragazzo di 14 anni è finito vittima di un gruppo di bulli suoi coetanei, che lo hanno ripetutamente deriso e picchiato. Durante una di queste aggressioni gli aguzzini hanno ripreso l’intera scena con un telefonino: schiaffi, insulti e botte contro il ragazzo, affetto da una lieve disabilità.

Questo video è stato poi condiviso sulle chat frequentate dagli studenti e il passaparola ha fatto il resto: tutti hanno visto e sono venuti a sapere di quei raid infami contro il ragazzo. Anche i genitori della vittima, per fortuna, sono venuti a conoscenza di quest’ultima aggressione e hanno denunciato gli aguzzini del figlio: adesso i tre, che hanno quindici anni, sono accusati di stalking, percosse, violenze, minacce e diffamazione, con l'aggravante della disabilità e della minore età della vittima.

"Ad aggravare la condotta è stata la condizione della vittima, con una lieve disabilità”, hanno spiegato gli investigatori.  “Questo la rende vulnerabile e meno capace di difendersi, e già destinataria in passato di scherni e atti persecutori”. Tra i giovani denunciati, come riporta Repubblica, uno in particolare lo insultava e lo picchiava sistematicamente nonostante la vittima implorasse di essere lasciato in pace. La famiglia era a conoscenza degli episodi precedenti e aveva deciso di soprassedere cercando una soluzione agli atti di bullismo. "Stavolta la situazione è stata troppo grave e i genitori hanno deciso di denunciare tutto", spiegano dalla Polizia.   

Una terribile realtà, quella del bullismo tra gli adolescenti, che noi de Le Iene vi abbiamo raccontato con Nina Palmieri e una storia simbolo di queste dinamiche nel servizio che vedete qui sopra: quella di Andrea, un ragazzo di 12 anni con alle spalle una lunga storia di vessazioni da parte dei compagni di scuola. Tutto è iniziato come un gioco, una scuola in Calabria. Gioco che però si è trasformato presto in vero bullismo. “Credevo di essere come mi descrivevano loro, era come se quegli insulti me li meritassi”, racconta Andrea, con gli occhi timidi e un po’ impauriti, a Nina Palmieri.

“All’inizio della prima media mi dicevano parole brutte, come coglione, merda, cacca”. Parole che Andrea si sente ripetere per più di anno a scuola e fuori. “Hanno iniziato delle ragazze e poi i ragazzi le hanno seguite”. A mettere in moto quella macchina di insulti sarebbero state tre bambine che Andrea descrive come le “vip della scuola”. Belle, brave a scuola e amate da tutti.

Nonostante non parli molto a casa, la mamma di Andrea si rende conto che qualcosa non va e più volte va a scuola per cercare di risolvere la situazione. Ma Andrea ormai è diventato il passatempo del gruppo. Fino a un video che finisce su Instagram in cui il ragazzo viene preso in giro pubblicamente: Andrea torna a casa e, in lacrime, racconta tutti ai genitori. Ma le segnalazioni che sua madre continua a fare alla scuola continuano a cadere nel vuoto. Anche dopo l’estate, quando ricominciano le lezioni, le cose non migliorano, anzi: “Mi sono sentito come se fossi ai margini di tutta la scuola”.

Un pomeriggio di dicembre Andrea, che nel frattempo ha iniziato ad andare da una psicoterapeuta, va in un centro commerciale con uno dei pochi che non l’hanno isolato. Un ragazzo che, racconta Andrea, era nella sua stessa scuola ma in un’altra classe gli si avvicina. “Mi ha dato un pugno in pancia”: Andrea cade e si rompe un piede. I genitori presentano denuncia alle autorità e chiedono di trasferire Andrea.

Nina Palmieri è andata a parlare con la preside della vecchia scuola di Andrea, che però ha negato: “Il ragazzo di cui volete parlare in questa scuola non ha ricevuto alcun episodio di bullismo”. Una frase che ci sembra rispecchiare la delusione di Andrea: a fargli male, dice, sono stati più i grandi dei bambini: “Mi aspettavo che li sgridassero, che cercassero di risolvere il problema”.

Questo bambino coraggioso è arrivato addirittura alla consapevolezza che ad avere bisogno di aiuto, sono anche quei bambini che lo bullizzavano: “L’unica cosa che fanno i bulli è ingannare loro stessi. Non ha senso questa cosa”.  

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