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News | di Simone Carcano |

“Grazie, dal cuore”. Una valanga di aiuti per la famiglia che vive in auto

In tantissimi avete risposto all’appello lanciato su Iene.it dalla famiglia Nicodemo. Da qualche mese vivono in macchina a Luino, tra la provincia di Varese e la Svizzera. Avevano chiesto un lavoro e una casa per tornare a vivere

La loro storia ha commosso tantissimi di voi. E in moltissimi ci avete mandato offerte di lavoro e aiuti concreti per la famiglia Nicodemo che vive in auto a Luino, sul lago Maggiore, tra la provincia di Varese e la Svizzera. Abbiamo raccontato la loro vita in esclusiva su Iene.it nel video che vi riproponiamo qui sopra.

“Ci sentiamo morire ogni giorno. Aiutateci a trovare una casa e un lavoro”, dicevano nel loro appello. “Forse ho un posto dove mettere questa famiglia per dormire e vivere in una casa”, scrive Davide da Ferrara. “Potrei avere qualcuno che potrebbe dare una mano…”, propone Natascia mentre Sarah ci segnala un’offerta di lavoro come cameriera in un ristorante del Ticino.

C’è anche chi è disposto a dare un aiuto economico, come Ilaria: “Il vostro servizio ci ha veramente colpito e vorremmo fare qualcosa per loro. Saremmo disponibili trovare e a pagare per loro l'affitto e le utenze di un appartamento, fino a quando non si rimetteranno in sesto”.

Tra gli aiuti concreti c’è quello del Comune di Germignaga (Varese), dove risulta formalmente residente la famiglia. “Abbiamo disponibile una somma di quasi 5mila euro per coprire l’affitto di un anno”, ci ha garantito il sindaco Marco Fazio. “Chiediamo a qualche privato di farsi avanti”.

Al momento però la famiglia continua a vivere in auto nel parcheggio della scuola di Luino. “Questa è la nostra casa”, ci ha detto Domenica, 23 anni, indicando la vecchia Renault parcheggiata sotto il sole cocente. “Qui dentro abbiamo coperte, vestiti e quel poco che siamo riusciti a portarci via”. Con lei vivono, il papà, la mamma e la sorella ancora minorenne.

Tutto ha inizio nel settembre 2017. Dopo una vita trascorsa come muratore e carpentiere, il padre riceve una chiamata. “Un suo amico ci dice di mollare casa e lavoro per trasferirci da lui per una nuova occupazione”, racconta Domenica. La famiglia molla tutto lasciandosi alle spalle la vita al Nord per ricominciare a Sapri, in provincia di Salerno: “Arrivati lì, ci dicono che il lavoro e la casa promessa a mio padre non ci sono più. Avevamo perso tutto”. 

La famiglia deve cercare un altro posto in cui stare, ma si vede chiudere tutte le porte in faccia. Così si ritrovano a dormire in macchina tra il lungomare di Sapri, Capitello e Policastro. Trascorrono così tutto l’inverno finché non decidono di tornare al Nord. “Grazie ad alcuni aiuti siamo riusciti ad affrontare il viaggio di ritorno. Abbiamo voluto tornare qui nella speranza di trovare un lavoro tra l’Italia e la Svizzera”. Ogni tentativo però è vano e la loro situazione viene segnalata al Comune.

“Ci hanno proposto di andare in dormitorio, ma questa situazione l’abbiamo rifiutata perché vogliamo rimanere uniti”, dice Nicola, che si sente in colpa per aver ridotto in questo stato la sua famiglia. Grazie all’aiuto del loro Comune sono riusciti a vivere in sei hotel per un paio di mesi tra dicembre e febbraio. Poi la notizia più attesa sembrava arrivata. “Una famiglia ci voleva mettere a disposizione il suo appartamento, ma chiedeva garanzie che non eravamo in grado di dare”, spiega Domenica. Da quel momento la loro casa è tornata a essere l’auto.

“Qui sul sedile abbiamo coperte e piumoni per affrontare le notti, dormiamo praticamente seduti e ci svegliamo al mattino che siamo distrutti”, racconta la ragazza. Nel bagagliaio hanno raccolto le loro cose: valigie, vestiti e qualche ricordo. “Mi sono portata la foto con mio nonno che non c’è più”.

L'auto ora serve solo da tetto: non si accende più e non ha nemmeno l’assicurazione. “Siamo costretti a fare i nostri bisogni in mezzo alla strada. È brutto da dire, è vergognoso”. Già, perché finché ci sono aperti bar e negozi un bagno lo trovano, ma dopo l’orario di chiusura non hanno alternative. Lo stesso discorso vale per lavarsi. “Tramite la Caritas riceviamo i pasti che andiamo a prendere e poi mangiamo qui”, ci raccontano. In questi mesi nessuno si è avvicinato a loro per un aiuto concreto. “È come se fossimo dei fantasmi, nessuno ci vede. In questa situazione il mio futuro lo vedo nero”, dice Domenica.

E ora che dopo il nostro servizio sembra cambiare qualcosa? “Ringraziamo tutti quelli che tramite Le Iene ci hanno offerto un aiuto concreto”, commenta commossa Domenica. “Li contatteremo personalmente per valutare ogni possibilità. Grazie, grazie, dal cuore”. 

dopo il nostro servizio
Hatem Moustafa, il padre della ragazza italiana di origini egiziane morta dopo essere stata brutalmente picchiata in Inghilterra da un gruppo di giovanissime bulle come vi abbiamo raccontato con Pablo Trincia, commenta la condanna per due di loro a 8 e 12 mesi: “Una parente mi ha riso in faccia, sono in guerra da solo contro l’Inghilterra, per salvare la mia famiglia: perché l’Italia non mi aiuta?”

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