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News | di Simone Carcano |

Luino, famiglia vive in auto: "Facciamo i bisogni per strada" | VIDEO

Da un anno e mezzo sono senza casa. La famiglia Nicodemo racconta a Le Iene le difficoltà di vivere in auto tra pasti donati dalla Caritas e la speranza di una svolta. Siamo stati a Luino, tra la provincia di Varese e la Svizzera, a raccogliere il loro appello

Ci sentiamo morire ogni giorno. Aiutateci a trovare una casa e un lavoro”. È il disperato appello della famiglia Nicodemo, che da più di un anno non ha un tetto sopra la testa, come potete vedere nel video qui sopra. A segnalare la loro storia a Le Iene è un cittadino di Luino (Varese), da cui sono passati Dario Fo, Massimo Boldi, Enzo Iacchetti e tanti altri, come ci aveva raccontato il nostro Michele Cordaro.

La storia dei Nicodemo ci porta in provincia di Varese, tra il lago Maggiore e la Svizzera. Nel parcheggio delle scuole di Luino incontriamo la famiglia che da più di un anno e mezzo non dorme nel letto di casa. Ad accoglierci ci sono Domenica, la figlia più grande, con la mamma Enza, il papà Nicola e la sorella più piccola che è ancora minorenne e che quindi non vi mostreremo.

Arriviamo non annunciati, e il nostro arrivo è accolto con il sorriso, come un diversivo a giornate che da troppo tempo si ripetono tutte uguali. E anche con speranza: "Magari ora qualcuno si accorgerà di noi". E così ci spiegano le condizioni in cui sono costretti a vivere. “Questa è la nostra casa”, ci dice Domenica indicando la vecchia Renault parcheggiata sotto il sole cocente. “Qui dentro abbiamo coperte, vestiti e quel poco che siamo riusciti a portarci via”.

Tutto ha inizio nel settembre 2017. Dopo una vita trascorsa come muratore e carpentiere, Nicola Nicodemo riceve una chiamata dal paese di origine. “Un suo amico ci dice di mollare casa e lavoro per trasferirci da lui per una nuova occupazione”, racconta Domenica. La famiglia molla tutto lasciandosi alle spalle quella vita al Nord per ricominciare a Sapri, in provincia di Salerno. “Arrivati lì, ci dicono che il lavoro promesso a mio padre non c’è più. E neppure la casa. Avevamo perso tutto”. Alla famiglia non resta che cercare un posto in cui stare, ma si vede chiudere tutte le porte in faccia. Così si ritrovano a dormire in macchina tra il lungomare di Sapri, Capitello e Policastro. Trascorrono così tutto l’inverno finché non decidono di tornare al Nord. “Grazie ad alcuni aiuti siamo riusciti ad affrontare il viaggio di ritorno. Abbiamo voluto tornare qui nella speranza di trovare un lavoro tra l’Italia e la Svizzera”. Ogni tentativo però è vano e la loro situazione viene segnalata al Comune.

Loro sono formalmente residenti a Germignaga, un piccolo paese di neanche 4.000 persone sul lago Maggiore che confina con Luino. “Ci hanno proposto di andare a dormire in dormitorio, ma questa situazione l’abbiamo rifiutata perché vogliamo rimanere uniti”, dice Nicola, che si sente in colpa per aver ridotto in questo stato la sua famiglia. Grazie all’aiuto del loro Comune sono riusciti a vivere in sei hotel per un paio di mesi tra dicembre e febbraio. Poi la notizia più attesa sembrava arrivata. “Una famiglia ci voleva mettere a disposizione il suo appartamento, ma chiedeva garanzie che non eravamo in grado di dare”, spiega Domenica. E da quel momento la loro casa è tornata a essere l’auto.

“Qui sul sedile abbiamo coperte e piumoni per affrontare le notti, dormiamo praticamente seduti e ci svegliamo al mattino che siamo distrutti”, racconta la ragazza. Nel bagagliaio invece hanno raccolto le loro cose. Valigie, vestiti e qualche ricordo. “Mi sono portata la foto con mio nonno che non c’è più”.

L'auto ora funge solo da tetto: non si accende più e non ha nemmeno l’assicurazione. “Siamo costretti a fare i nostri bisogni in mezzo alla strada. E’ brutto da dire, è vergognoso”. Già, perché finché ci sono aperti bar e negozi un bagno lo trovano, ma dopo l’orario di chiusura non hanno alternative. Lo stesso discorso vale per lavarsi. “Tramite la Caritas riceviamo i pasti che andiamo a prendere e poi mangiamo qui”, ci raccontano. In questi mesi nessuno si è avvicinato a loro per un aiuto concreto. “E’ come se fossimo dei fantasmi, nessuno ci vede. In questa situazione il mio futuro lo vedo nero”, dice Domenica, che ha appena 23 anni.

La loro situazione è nota in Comune da almeno un anno e mezzo. “Vogliamo dare un aiuto concreto e non solo una risposta all’emergenza”, spiega Marco Fazio, sindaco di Germignaga. “La difficoltà è reperire un alloggio che possa accogliere questa famiglia. Noi come Comune abbiamo disponibile una somma di quasi 5mila euro per coprire l’affitto di un anno. Chiediamo a qualche privato di farsi avanti”. Ed è lo stesso appello che fa la famiglia Nicodemo. “Chiediamo un lavoro e una casa. Vogliamo tornare a vivere perché così è come morire lentamente ogni giorno”. 

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