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Film e partite in streaming visti illegalmente: maxiretata contro la pirateria

La Guardia di Finanza di Brescia blocca 114 siti Internet che consentivano di vedere in diretta e in streaming eventi sportivi, film e serie tv criptati. Noi de Le Iene vi abbiamo raccontato il business illegale del “pezzotto” con Alessandro Di Sarno

Film, partite e naturalmente serie tv. Tutto disponibile in diretta e on demand su pc, telefonini e tablet. Tutto pirata, aggirando anche le norme sul diritto d’autore. La Guardia di Finanza di Brescia ha individuato e bloccato 114 siti Internet che consentivano soprattutto streaming illegali, in un’operazione denominata “Free football”.

I pirati erano ben organizzati, perché su questi portali gli utenti avevano a disposizione anche i palinsesti completi, di modo da non rischiare di perdere neanche un evento. Un business fiorente che non sembra voler cessare, se solo poche settimane fa erano stati colpiti altri 11mila clienti di un giro di streaming illegale gestito da un palermitano.  

Nella stanza da letto dell’uomo era infatti stata individuata dalla polizia la sorgente della trasmissione pirata del canale Zsat, 57 decoder di Sky Italia collegati ad apparati per la ritrasmissione su Internet.

Del mercato dello streaming illegale di servizi tv a pagamento, che avviene tramite il cosiddetto “pezzotto” o con chiavette Usb o addirittura via WhatsApp, vi abbiamo parlato con il servizio di Alessandro Di Sarno che vi riproponiamo qui sopra. Si stima che 2 milioni di italiani ne usufruiscano. Il giro di profitti illeciti, legati spesso alla criminalità organizzata, nel 2018 avrebbe superato i 700 milioni di euro.

Come funziona questa pirateria? Il "pezzotto" è una scatoletta che permette di vedere canali televisivi che dovrebbero essere a pagamento, sia italiani che esteri, pagando appena 12 euro al mese. Viene gestito dagli spacciatori di server della tv pirata. Si tratta di una complessa infrastruttura tecnologica che parte dall’acquisto di abbonamenti genuini che vengono poi riprodotti e rivenduti illegalmente. Facciamo un esempio: i pirati si abbonano legalmente a ciascun network disponibile, come Sky, Dazn e Netflix. Poi inviano quel segnale a dei server all’estero che riescono a moltiplicarlo centinaia e centinaia di volte. Da qui, i flussi pirata arrivano poi dritti dritti nei pezzotti e quindi a casa dei clienti che ne usufruiscono in maniera del tutto illegale. 

Alessandro Di Sarno si è messo sulle tracce di una delle aziende che gestisce questi traffici. A farla da padrona in Europa è l’Olanda, dove si appoggiano la metà dei flussi destinati al nostro Paese. Di Sarno si è spacciato per un potenziale pirata ed è andato in Olanda sulle tracce di una delle aziende che gestisce questi traffici, la Worldstream, con una domanda: sono consapevoli di essere complici di un business illegale legato alla criminalità organizzata? 

Parliamo con il direttore marketing, che ci porta a vedere tutti questi server, che tengono chiusi in una stanza. “Vogliamo ritrasmettere il segnale di alcune pay tv tramite il nostro centro e passare da voi”, dice la Iena. “Certo che si può”, gli rispondono. “Per voi è meglio avere server basici anziché solo server potenti perché se uno dovesse andare offline anche il vostro stream andrebbe uguale”.

L’affare è quasi fatto. Di Sarno chiede discrezione. “Non condividiamo informazioni con nessuno e garantiamo la totale riservatezza”, assicura il manager che ci confida di ricevere oltre 10mila email di abusi al giorno.

Le Iene avevano anche sentito l’altra “campana”, intervistando un “pirata”. Si tratta di Luigi Di Liberto, che da quasi 15 anni sul suo portale “Tnt Village” mette a disposizione di quasi 1 milione di iscritti oltre 100mila file. E la sua posizione di pirata dell’illegalità è ovviamente opposta a quella delle autorità: “È una battaglia. Siamo per la conservazione della conoscenza. È una cosa che ormai né editori né bibliotecari hanno più la possibilità di fare. Solo uno sforzo comune e collettivo può affrontare quest’impegno”. E questo punto, sostengono dalla piattaforma illegale, riguarda soprattutto le opere introvabili, quelle ormai non più stampate.

Un portale che si autodefiniva “etico”, in quanto impedisce di distribuire musica e film che siano stati pubblicati meno di 18 mesi prima e videogiochi più nuovi di 6 mesi. E naturalmente materiale pornografico.

“Siamo fermamente convinti della necessità di una maggiore diffusione dell’arte e dei saperi”, spiegano i fondatori sulla pagina Fb, “ma nonostante ciò riteniamo doverosa la tutela della paternità di un’opera e come giusto ed equo il riconoscimento economico per l’autore della stessa”.

Lotta per la cultura o semplicemente un business illegale? Per il pirata Luigi, le idee (e i progetti per il futuro) sono assai chiari: creare un unico archivio mondiale con un unione di tutti i siti di torrent tramite chiavi crittografate (una sorta di blockchain pirata in cui tutti replicano il sito). Non più uno quindi ma potenzialmente infiniti, senza la possibilità di cancellarli: un vero incubo per gli editori di tutto il mondo. 

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