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Fine vita, Dj Fabo ha vinto ma la politica è ancora ferma| VIDEO

La Corte costituzionale ha deciso che non sempre l’aiuto al suicidio può essere punito. “Le parole di Dj Fabo da vivo sono state determinanti”, dice Marco Cappato a Giulio Golia. La legge sul fine vita però ancora non esiste: siamo andati a chiedere ai politici cosa vogliono fare

La dura e lunga battaglia di Dj Fabo, e tanti altri, è finalmente vinta: a quasi tre anni dalla sua morte la Corte costituzionale ha deciso che, in alcuni casi, l’aiuto al suicidio non è punibile. Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni che si era autodenunciato dopo averlo accompagnato in Svizzera a morire, sarà così libero dal processo che lo vede imputato per averlo aiutato a morire con dignità.

Giulio Golia, che aveva incontrato Fabo nel servizio che potete vedere qui, ha parlato con Marco Cappato dopo la sentenza: “Le parole di Fabiano da vivo sono state determinanti su tutti quelli che l’hanno visto e sentito. Era un ragazzaccio, avrebbe detto ‘che grandissimo e bellissimo casino che ho fatto’”. Il servizio della Iena con dj Fabo è stato usato anche durante il processo a Cappato, per dimostrare la libera e ferma volontà di Fabiano di porre fine alla sue sofferenze.

Nonostante tutto questo, il Parlamento non ha deciso nulla per ora sull’eutanasia o il suicidio assistito. “Non è stata data nessuna risposta dalla politica”, ha detto Cappato. Sono ancora tantissime le persone che in assenza di una legge sono costrette a fare altre scelte: ogni anno mille malati si suicidano in mancanza di alternative.

Giulio Golia ha cercato di parlare con i leader di M5s e Pd per capire se finalmente è arrivato il momento di una legge. Luigi Di Maio non ha risposto, mentre Nicola Zingaretti ha detto: “Non è così semplice” fare una legge, “sono temi etici, questa volta un dibattito va fatto. Ho molti dubbi, ma sarà un bel impegno e ce la metteremo tutti”. Il tempo però è scaduto da tempo: le tante persone che soffrono hanno diritto ad avere una legge che permetta loro di morire con dignità.

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Lo studio della Società italiana di medicina ambientale sul collegamento tra inquinamento e coronavirus, di cui noi vi abbiamo parlato già a marzo, è stato pubblicato sul British Medical Journal confermando le evidenze iniziali: le polveri sottili presenti nell’aria hanno “aperto un’autostrada al coronavirus”. Per prevenire una seconda ondata bisognerebbe usare la “mascherina anche all’esterno dove non fossero assicurate distanze di almeno 6-8 metri”

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