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Hotel Rigopiano, tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla? | VIDEO

Roberta Rei e Marco Fubini tornano a indagare sulla tragedia dell’hotel Rigopiano, in cui hanno perso la vita 29 persone. C’erano vari funzionari che erano a conoscenza delle telefonate di D’Angelo e del pericolo per gli ospiti della struttura prima della valanga e non hanno fatto nulla per evitare la tragedia?

“Ero contenta di uscire, ma nello stesso momento la mia mente era alla mia bambina” che era ancora sepolta sotto le macerie dell’hotel. A parlare è Adriana Parente, una dei superstiti della tragedia di Rigopiano in cui hanno perso la vita 29 persone. Il 18 gennaio 2017 una valanga di 40mila tonnellate ha spazzato via quell’hotel dov’erano presenti 40 persone. Solo undici di loro sopravviveranno.

Roberta Rei e Marco Fubini tornano a indagare sulla tragedia di Rigopiano. Nel primo servizio, che potete vedere cliccando qui, vi abbiamo parlato delle richieste d’aiuto ignorate e le telefonate sparite. Gabriele D’Angelo, cameriere dell’hotel e poi tra le vittime della valanga, già dalla mattina – cinque ore prima della tragedia - aveva chiamato in Prefettura per chiedere aiuto. “Aveva capito che stava succedendo qualcosa di brutto”, racconta il fratello gemello di Gabriele.

Gabriele, anche a seguito di alcune scosse di terremoto che colpiscono la zona, chiama in prefettura dove c’era il Centro coordinamento soccorsi: da lì non solo non partono gli aiuti, ma durante le indagini condotte dal capo della Mobile su quanto accaduto quella chiamata sembra sparire nel nulla. Su questo si basa l’inchiesta bis della magistratura, ancora in corso.

Esiste però un’altra telefonata, fatta da Gabriele ai volontari della Croce rossa di cui il tenente colonnello Annamaria Angelozzi, che ha diretto il secondo filone di indagini, sembra avesse già notizia già dal 27 gennaio ma non l’ha messa agli atti.

Dopo il servizio ci sono arrivate delle nuove carte che sembrano rendere ancora più gravi quelle dimenticanze. Sembra che Angelozzi avesse in mano i tabulati con tutte le telefonate fatte da D’Angelo quella mattina e sembra siano stati i Ris a inviarle, sottolineando numerosi contenuti di potenziale interesse investigativo. Queste telefonate sarebbero fondamentali per capire se ci sono state delle responsabilità nei ritardi ai soccorsi all’hotel Rigopiano.

È possibile che il tenente colonnello Angelozzi fosse a conoscenza di queste telefonate e non le abbia messe agli atti? Dopo che la notizia della telefonata di D’Angelo alla Croce rossa viene divulgata dai giornali e telegiornali, comincia a emergere che forse anche altri erano a conoscenza di quella chiamata.

Con Roberta Rei e Marco Fubini siamo riusciti a parlare con Roberto Valentini, il volontario della Croce rossa che rispose alla telefonata di D’Angelo: “Mi ha chiamato sul numero di servizio, era molto preoccupato”, ci dice. Secondo il racconto del volontario, D’Angelo chiese di chiamare la provincia per avere qualche mezzo che potesse liberare la strada. “Ha chiamato diverse volte”, ci dice. A una telefonata successiva risponde Matteo Di Domenico, un altro volontario della Croce rossa: “Sono andato dal delegato del comune, che mi ha indicato di telefonare alla prefettura. Alla prima chiamata nessuno ha risposto. Dopo 25 minuti hanno risposto che non se ne occupavano loro, e mi hanno passato la provincia”. In prefettura però in quel momento era attivo il centro di coordinamento dei soccorsi: era loro il compito di intervenire su quella richiesta.

“Gabriele non era il tipo da fare tutte quelle chiamate”, continua Di Domenico. “Avrà visto la situazione di terrore e ha iniziato a insistere”. A quel punto il volontario racconta di aver chiesto all’ingegner Verna, il coordinatore del Posto di coordinamento avanzato presso la sede della Croce rossa voluto dalla prefettura, come muoversi. C’è dunque un altro funzionario pubblico che era a conoscenza della telefonata e non ha fatto nulla?

Roberta Rei è andata a quel punto a parlare con l’ingegner Verna: “Abbiamo cercato di gestire tutte le emergenze che abbiamo incontrato. Io mi sono messo a disposizione, mi è stato ordinato dal mio comandante di andare sul posto. Sono arrivato alla Croce rossa di Penne e ci siamo organizzati per fare al meglio il nostro lavoro”. Alla domanda sui brogliacci dov’erano scritte le telefonate di D’Angelo però l’ingegnere se ne va senza rispondere.

Sembra dunque che per 22 mesi le telefonate con le richieste d’aiuto di D’Angelo siano scomparse, sebbene fossero in molti a conoscerle. Telefonate che, ricordiamo, avvennero ore prima della tragedia che causò la morte di 29 persone.

Nelle ore e nei giorni successivi i soccorsi, arrivati nel luogo del disastro, hanno lavorato eroicamente per salvare chi ancora era vivo sotto le macerie dell’hotel. La figlia di Adriana Parente è stata recuperata viva, ma per 29 degli ospiti della struttura purtroppo non ce l’hanno fatta. Nel servizio di Roberta Rei e Marco Fubini potete sentire lo straziante ricordo di alcuni dei superstiti che in quella tragedia hanno perso la vita.

Ci sono volute fino a 60 ore per tirare fuori tutti i sopravvissuti, 60 ore passate al buio e al freddo tra le macerie dell’hotel. Un tempo lunghissimo dovuto non solo alle telefonate di D’Angelo a cui sembra non si sia dato ascolto, ma anche all’iniziale incredulità dei primi a ricevere le chiamate d’aiuto subito dopo la tragedia.

Sono passati quasi tre anni dal 18 gennaio del 2017, il processo su quanto sembra non aver funzionato è appena iniziato e le persone deputate a gestire i soccorsi sono ancora tutte ai loro posti. Giampaolo, uno dei superstiti che nella tragedia ha perso la moglie, è andato a confrontarsi con la funzionaria della prefettura che alle prime richieste d’aiuto ha risposto che i Vigili del fuoco avevano fatto le verifiche e non c’era nessun crollo all’hotel Rigopiano. Ma la struttura era isolata fin dall’alba, e non è chiaro quindi come fosse possibile fare una tale affermazione. A ogni modo, sarà la magistratura a stabilire se e chi abbia responsabilità nella gestione dei soccorsi.

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