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News | di Alessandro Barcella |

Ucciso dall'Isis, Lorenzo Orsetti a Le Iene: “L'Italia ci tratta come terroristi” | VIDEO

Il giorno prima di ripartire per la Siria, qualche settimana fa, abbiamo sentito Lorenzo “Tekoser” Orsetti, appena ucciso dall’Isis. Ecco cosa ci aveva detto, raccontando il suo “orgoglio” di combattere il terrorismo al fianco dei curdi

Lo avevamo conosciuto sole poche settimane fa, alla vigilia della partenza per il fronte, nella guerra in Siria, dove oggi ha trovato la morte per mano dell’Isis. Lorenzo Orsetti, nome di battaglia Tekoser, era tra le centinaia di combattenti di tutto il mondo, italiani compresi, che si sono aggregati alle unità di autodifesa curde dello Ypg e del Syrian democratic Force  per combattere gli uomini del Califfo Abu Bakr Al Baghdadi, che ormai in Siria hanno mantenuto il controllo solo di un paio di villlaggi. Da stamane Lorenzo, almeno per i suoi compagni di lotta dello Ypg, è diventato un martire, caduto nell'ultima roccaforte Isis di Baghuz. Lorenzo aveva affidato a una lettera d'addio il suo testamento spirituale. Una lettera nella quale spronava tutti noi, anche quando tutto sembra perduto, a "cercare di trovare sempre la forza, e di infonderla ai nostri compagni".

L’Isis ha comunicato con un messaggio su Telegram di aver “ucciso il crociato italiano” e la notizia è stata confermata anche da fonti di sicurezza italiane. Lorenzo, un giorno prima di partire nuovamente per il fronte di Baghuz  ci aveva mandato un audio messaggio in cui raccontava la sua scelta.

Ecco l'audio messaggio in cui Lorenzo ci raccontava la sua guerra contro l'isis

Trentatre anni, fiorentino, Tekosher da oltre un anno e mezzo aveva deciso di combattere in prima persona contro il terrorismo dell’Isis, che lui chiamava con il nome di Daesh, arruolandosi in quella che chiama “la rivoluzione dei popoli del Rojava (il Kurdistan siriano, ndr)” e combattendo diverse volte in luoghi passati tristemente alla storia, tra cui Afrin e Deir Ezzor, dove si sono concentrate le ultime sacche di resistenza del Califfato in Siria.

Tekosher, insieme a quel messaggio audio , ci aveva anche inviato le immagini delle ultime battaglie a cui aveva partecipato, girate in prima persona nel deserto attorno ad Ajin (e che vedete in apertura dell'articolo), mentre da una collinetta spara in direzione degli uomini dell'isis, che resistono in una delle ultime loro roccaforti. “E' stata una battaglia molto dura”, raccontava Tekosher. “Abbiamo impiegato molto tempo a conquistare la città, che era una roccaforte di Daesh, molto ben difesa. Ogni volta che strappavamo a loro del territorio, poi Daesh contrattaccava ed eravamo costretti a ricominciare tutto daccapo. Molti miei compagni sono morti nello sforzo per conquistare Ajin. Ero già stato a Raqqa subito dopo la liberazione, sono abituato a vedere un certo tipo di distruzione, ma qui ad Ajin siamo proprio a un altro livello: sembra di stare dentro ‘Guernica’, il quadro di Picasso”.

 

Tekosher, in un suo blog, aveva raccontato un altro episodio: “Daesh ha cecchini formidabili e molto difficili da individuare. Una volta raccolto il corpo di un compagno e tornati un paio di case indietro saliamo su un piano sopraelevato, nel tentativo di capire da dove spara. C’è da stare ben attenti anche ai lati, per evitare eventuali manovre d’accerchiamento, altra specialità di Daesh. D’improvviso il suono di un missile sganciato da un aereo taglia l’aria proprio vicino alla nostra posizione. Il palazzo vicino al nostro va letteralmente in frantumi. Enormi blocchi di cemento armato volteggiano leggiadri nel cielo, facendosi evidenti beffe di ogni nozione di forza di gravità. Faccio appena in tempo a coprirmi con le braccia prima che i detriti c’investano. Una grossa pietra mi centra in pieno petto, facendo saltare la molla di uno dei caricatori, che a momenti quasi mi prende in faccia”.

Una scelta coraggiosa quella di Lorenzo, che la guerra contro l’Isis aveva scelto di combatterla, e non di osservarla in tv, seduto comodamente sul divano.

Adesso resta solo ancora la roccaforte di Al Marashidah, da togliere alle bandiere nere di Daesh”., ci aveva detto il giorno della partenza per il fronte, mentre stava preparando il suo zaino da combattente.

E a Lorenzo avevamo anche chiesto della vicenda che riguarda cinque “compagni” torinesi, accusati dalla procura di essere socialmente pericolosi e in attesa di sapere se devono lasciare il territorio della città piemontese. E questo, perché i 5 erano andati come lui in Siria a sostenere la rivoluzione del Rojava e la battaglia finale contro l’Isis.

“Se li indagassero almeno avrebbero elementi per potersi difendere. Le autorità italiane stanno solo cercando di metterli sotto sorveglianza speciale. Il loro unico crimine”, proseguiva Tekosher, “è stato quello di venire in Rojava a difendere questa rivoluzione, alcuni tra l’altro neanche combattendo realmente, ma facendo giornalismo o lavorando nella società civile. Pare che il loro unico crimine sia quello di saper usare un’arma ma a questo punto andrebbero indagate tantissime persone in Italia. Mi sembra profondamente ingiusto trattarli da terroristi”.

E su un eventuale rischio anche per lui, aveva chiosato in questo modo: “Io non penso di tornare in Italia a breve, ma anche quando lo farò non avrò problemi ad assumermi le mie responsabilità. Sono molto orgoglioso di fare quello che sto facendo e sono convinto di stare dalla parte giusta. Ora, se anche conquisteremo l’ultima roccaforte di Al Marashidah, penso che la mentalità di Isis, feudale e patriarcale, sopravviverà. La battaglia è ancora lunga, ma siamo qui per questo!”.

Un appello fatto anche per onorare la memoria del bergamasco Giovanni Francesco Asperti, nome di battaglia “Hiwa Bosco”, il primo combattente italiano dello Ypg ufficialmente morto, a inizio gennaio di quest’anno. Un nome a cui si aggiunge adesso quello di Lorenzo Tekoser Orsatti, il “crociato”, come lo ha subito definito la macchina di propaganda dell’Isis. caduto per combattere la guerra infinita contro il terrorismo.

 

Guarda qui sotto il servizio che aveva realizzato Nadia Toffa andando ad intervistare gli italiani che combattono in Siria contro l'isis

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Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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