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News | di Alessandro Barcella |

Combattenti italiani in Siria: entro 90 giorni si decide sulla "pericolosità sociale"

I cinque ragazzi torinesi, attivisti del movimento No Tav e dei centri sociali, erano stati in Siria per supportare la "rivoluzione dei popoli del Rojava" contro i tagliagole dell'Isis. Dopo oltre 5 ore di udienza, il Tribunale ha dichiarato che emetterà un giudizio entro i prossimi 90 giorni

Una decisione sui 5 ragazzi torinesi andati a combattere in Siria contro l'isis arriverà al massimo entro 90 giorni. Dopo oltre 5 ore di udienza il Tribunale di Torino, raccolte le carte dell'accusa e della difesa, ha dichiarato il tempo limite entro il quale emetterà il suo giudizio. 

Una vicenda che abbiamo seguito anche attraverso le parole di Lorenzo Tekoser Orsetti, il combattente italiano ucciso una settimana fa dall’Isis a Barghuz, l’ultima roccaforte delle bandiere nere del califfato.

Orsetti, in un audio messaggio che ci aveva mandato il giorno prima di ripartire per il fronte di guerra, aveva voluto esprimere la sua solidarietà ai 5.

 “Se li indagassero almeno avrebbero elementi per potersi difendere. Le autorità italiane stanno solo cercando di metterli sotto sorveglianza speciale – aveva detto Lorenzo Orsetti - Il loro unico crimine è stato quello di venire in Rojava a difendere questa rivoluzione, alcuni tra l’altro neanche combattendo realmente, ma facendo giornalismo o lavorando nella società civile. Pare che il loro unico crimine sia quello di saper usare un’arma ma a questo punto andrebbero indagate tantissime persone in Italia. Mi sembra profondamente ingiusto trattarli da terroristi”.

Il clima attorno alla vicenda è tesissimo, con la Pm Emanuela Pedrotta che questa mattina si è espressa contro i 5  senza mezzi termini: "queste persone hanno manifestato una spiccata inclinazione alla violenza e all'uso delle armi: vi e' la certezza che in futuro si rendano responsabili di condotte che mettano in pericolo la nostra sicurezza.  Sono rivoluzionari pericolosi, persone che hanno fatto della lotta al sistema capitalista la loro ragione di vita ed e' per questo che dopo avere acquisito un addestramento di tipo militare in Siria sono diventati 'socialmente pericolosi. Hanno diversi precedenti penali o di polizia per reati di violenza legati a fatti politici. Uno di loro ha scritto che dopo l’Isis il nemico numero uno è la società capitalista. Loro vogliono continuare la lotta in Italia.La nobile causa della lotta al terrorismo non puo' garantire loro l'immunita".

"Non e' un processo fascista", si è limitato a dire in apertura di udienza il procuratore vicario Paolo Borgna. 

Di diverso segno, ovviamente, le parole della difesa dei ragazzi, militanti dell'area no Tav ed antagonista: "chiedere di poter allontanare delle persone dalla loro 'sede naturale' per due anni e' la cosa piu' prossima al confino di polizia. E' privo di basi logiche pensare che le competenze acquisite in guerra possano essere utilizzate per il "conflitto sociale" in Italia", ha spiegato il legale della difesa Claudio Novaro.

Se la decisione dovesse essere quella della sorveglianza speciale, per i 5 cambierebbero molte cose, così come loro stessi ci avevano descritto nell’ultima intervista mandata in onda proprio da Le Iene.

“Dovremmo risiedere in un’altra città, dalla quale poi non potremmo neanche più uscire – avevano spiegato Davide e Jacopo alle telecamere de Le iene - . Ci verrebbe revocato il passaporto e annullata la patente, e inoltre non potremmo uscire nelle ore notturne e riunirci con più di due persone”. Insomma una condanna da espiare senza una vera e propria colpa da dover pagare. E anche un altro dei 5, Paolo "Pachino" aveva voluto raccontare a Le iene questa sua battaglia. La battaglia continua, in attesa delle decisioni del tribunale, che potrebbero scatenare nuove caldissime reazioni da parte dell'area antagonista torinese ed italiana. 

 

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Per la Corte dei Conti il partito di estrema destra, che da quasi 16 anni occupa nella Capitale senza pagare affitto come sede il palazzo nel quale eravamo entrati con Filippo Roma, ha provocato un danno alle casse dello Stato per 4,6 milioni di euro. Abbiamo sentito per telefono Davide Di Stefano, responsabile romano di CasaPound, che si dice disposto a pagare un “canone sociale di 600-700 euro al mese”. A molte condizioni

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