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Assolto per aver ucciso il ladro, non può più tenere la pistola | VIDEO

Oltre che per la legittima difesa, Francesco Sicignano era finito al centro dei servizi de Le Iene anche per il Kanun, un codice di comportamento che esiste in Albania per cui il sangue si lava solo con il sangue

È stato assolto per l’omicidio del ladro che ha sorpreso in casa sua, ma Francesco Sicignano non potrà più tenere armi con sé. Lo stabilisce una sentenza al ricorso presentato dal 69enne di Vaprio d’Adda, in provincia di Milano. Con Luigi Pelazza abbiamo conosciuto questa vicenda, una prima volta nel 2017 interrogandoci se e quando la difesa è legittima, come potete vedere nel servizio qui sopra. Due anni dopo, proprio per quell’omicidio con Luigi Pelazza abbiamo parlato, tornando su questo caso, del Kanun, un codice di comportamento terribile e arcaico che ancora oggi esiste in alcune parti dell’Albania (clicca qui per vedere questo servizio).

Nel 2015, Sicignano ha ucciso Gjergi Gjoni, un rapinatore albanese che gli era entrato in casa di notte. La Prefettura di Milano ha vietato a lui e a “ogni familiare convivente” di detenere armi, munizioni ed esplosivi. I Sicignano hanno presentato ricorso, ora il giudice ha disposto pure il dissequestro della pistola e la sua restituzione al pensionato, che però non può utilizzarla né tenerla in casa.

Sicignano deve fare anche i conti anche con la vendetta del Kanun, un codice di comportamento terribile e arcaico che ancora oggi esiste in alcune parti dell’Albania. Secondo questa assurda e terribile “legge” di origini medievali il sangue va lavato con il sangue. Solo l’intervento di un intermediario può a volte cambiare il destino.

“Vorrei che Francesco giurasse di dire la verità davanti a Dio, così potrò riferirla alla famiglia del ragazzo ucciso sotto la mia responsabilità” dice a Luigi Pelazza uno di questi intermediari. Sicignano mostra alla Iena che cosa è avvenuto quella notte perché i genitori del ragazzo pensano che, in quella notte tra il 19 e il 20 ottobre 2015, Francesco abbia sparato al figlio mentre lui passeggiava lungo la strada. Tutte le prove raccolte smentiscono questa versione.

Gjergj con due complici è entrato in quella casa per rubare. Francesco sente dei rumori e lo affronta armato. Lo sorprende in cucina e spara. Dopo pochi istanti il ladro muore mentre i due complici scappano. Aveva 22 anni ed è stato trovato con le calze indossate sopra le mani probabilmente per non lasciare impronte digitali.

“Io credo a quest’uomo, la famiglia doveva perdonare ancora prima del funerale”, dice l’intermediario al termine del racconto. “In questo caso il Kanun dice che esiste la possibilità di perdonare. Il padre del ragazzo ucciso potrebbe voler incontrare Francesco in quel caso dovremo andare in Albania. Se verrai con me sarai sotto la mia responsabilità e non potrà accaderti nulla finché non tornerai a casa. Perché se dovesse succederti qualcosa io verrei disonorato”.  

L’intermediario parte per l’Albania e incontra i genitori spiegando la verità. “Non crediamo a quello che mi ha raccontato, la storia è tutt’altra, io non cambio idea”, replicano i genitori. “Se il killer di nostro figlio verrà qui a parlare con noi non gli succederà nulla”.

A quel punto la Iena, in un secondo servizio, va a parlare al ministro dell’Interno albanese, che nega tutto: “Questo fenomeno non esiste. La vendetta di sangue è un’invenzione di qualche associazione che vuole arricchirsi attraverso fondi e donazioni”. E allora come mai questa pratica nel solo 2016 ha fatto 12 morti di cui 4 bambini?

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