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Morte di Marco Pantani: le scoperte de Le Iene finiscono all'Antimafia

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L’ex generale della Guardia di Finanza Umberto Rapetto, oggi consulente della famiglia del “Pirata”, chiede di riaprire le indagini tenendo conto di tutti i dubbi sollevati dalle inchieste del nostro Alessandro De Giuseppe

Umberto Rapetto, ex generale di brigata della Guardia di Finanza, non ha dubbi: Marco Pantani quel 14 febbraio del 2004, nella sua camera dell’ Hotel Le Rose di Rimini, non era solo. 

Una tesi che riprende in pieno le inchieste portate avanti da Le Iene con Alessandro De Giuseppe, che ha provato a smontare le ricostruzioni delle indagini che davano il Pirata, nei giorno in cui morì, da solo nella sua stanza d’albergo, e senza alcuna possibilità di aver contatti con altri senza che ciò fosse notato.

Le Iene infatti erano andate in quell’hotel e avevano fatto vedere come Marco potesse tranquillamente uscire ed entrare da lì, utilizzando una porta secondaria che dava sui garage. E oltre a questo  vi avevamo fatto ascoltare alcune testimonianze esclusive davvero molto importanti.  La prima era quella del titolare di un bar poco distante, secondo il quale Pantani il giorno prima della sua morte sarebbe andato a prendere un caffè nel suo locale. A questa si era aggiunta la testimonianza di un altro ragazzo, per il quale Pantani nei giorni precedenti al 14 febbraio avrebbe dormito in un altro hotel e chiacchierato con altre persone, tra cui una ragazza.

Elementi mai emersi nell’inchiesta, e che se confermati metterebbero in discussione la tesi centrale che nei giorni prima della morte Marco fosse isolato e non avesse visto nessuno. Una tesi che era funzionale all’unica causa di morte sino ad oggi ritenuta valida: il decesso per overdose da cocaina.

E a smentire il presunto isolamento in cui visse Marco nei giorni che hanno preceduto la sua morte c’era stata anche la testimonianza di una prostituta, che aveva raccontato alla Iena Alessandro De Giuseppe che una sua amica e collega sarebbe stata con il ciclista il giorno della sua morte.

Ora arrivano queste dichiarazioni del generale Rapetto, oggi consulente della famiglia Pantani, presso la commissione Antimafia.

Rapetto ha consegnato all’Antimafia una corposa relazione, che parla anche delle anomalie sulla posizione del corpo del Pirata nella stanza d’hotel, e ha chiesto ufficialmente di riaprire il dossier sulla morte del campione. E i punti toccati dall’intervento del generale Rapetto sono proprio quelli evidenziati dalle ultime inchieste di Alessandro De Giuseppe, a partire appunto dall’accesso all’hotel Le Rose e alla stanza del campione.  

La commissione Antimafia pare dunque la sede più indicata, perché la famiglia Pantani ha sempre pensato che Marco sia stato ucciso, forse per interessi legati ai giri di scommesse clandestine sul ciclismo, gestiti dalla malavita organizzata. Criminalità che, spiegano consulente della famiglia e i legali, non avrebbe apprezzato l’idea di sborsare fior di milioni per pagare scommesse poco redditizie sulla già sicure vittorie di Marco.

“L’audizione di Rapetto davanti alla Commissione Antimafia rappresenta un momento molto importante, fondamentale per cercare finalmente, con la giusta determinazione, la verità sulla morte di Marco Pantani”, ha spiegato all’agenzia AdnKronos Antonio de Rensis, legale della famiglia di Marco Pantani.

La giustizia ha chiuso il caso come morte per overdose da cocaina, ma a distanza di anni sono ancora molti, come abbiamo visto, i punti che non tornano nella dinamica che avvolge la sua morte. Abbiamo evidenziato questi dubbi nel servizio di Alessandro De Giuseppe andato in onda nell'ottobre 2018. A cominciare dal lavandino del bagno, che nel filmato della scientifica è chiaramente attaccato al muro, ma che tre testimoni entrati prima della polizia dicono di aver visto a terra, fino alla pallina di coca accanto al corpo di Marco che i soccorritori affermano di non aver mai visto. 

E sono solo alcune delle incongruenze che gettano ombre sulla ricostruzione della morte del ciclista (clicca qui per leggere tutti i dubbi).

 “Io voglio arrivare alla verità”, dice Tonina, la mamma di Marco, ad Alessandro De Giuseppe. “Sono 14 anni che lotto, ho speso un capitale ma non me ne frega niente. In onore di Marco voglio arrivare alla verità”. Una verità che anche noi de Le Iene continueremo a cercare senza sosta.

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