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Omicidio Mollicone, la figlia del brigadiere querela per quell'accusa su suo padre | VIDEO

Maria Tuzi ha querelato Carmelo Lavorino, il consulente della famiglia Mottola che ha gettato ombre sulla morte di Serena Mollicone. Dopo il terzo servizio di Veronica Ruggeri sull’omicidio ancora irrisolto della ragazza, la figlia chiede rispetto per il padre, morto in circostanze ancora da chiarire

Nuova guerra legale nell’inchiesta sull’omicidio di Serena Mollicone. La figlia del brigadiere Santino Tuzi ha querelato Carmelo Lavorino, il consulente criminologo della famiglia Mottola, accusata di avere responsabilità nella morte della ragazza avvenuta nel 2001. A distanza di 18 anni ancora non c’è il nome dell’assassino che ha ucciso Serena appena maggiorenne.

Maria Tuzi ha querelato Lavorino dopo le sue dichiarazioni andate in onda domenica a Le Iene. A Veronica Ruggeri Lavorino ha detto: “È altamente inattendibile quello che Santino Tuzi ha detto". Il criminologo fa riferimento a quanto testimoniato dal brigadiere Tuzi, e cioè che Serena la mattina della sua scomparsa sarebbe passata dalla caserma di Arce, il paese in provincia di Frosinone in cui viveva. È il primo giugno del 2001, il brigadiere vede Serena entrare nella stazione dei carabinieri attorno alle 11.30, lui è in servizio come piantone fino alle 13.30. Agli inquirenti dirà di non averla mai più vista uscire almeno fino alla fine del suo turno. "Si è inventato quella balla per motivi psichici molto gravi”, sostiene Lavorino nel nostro servizio. Il brigadiere Tuzi è l’unico a testimoniare che l’omicidio di Serena sarebbe avvenuto in caserma gettando ombre sul comandante Franco Mottola e su suo figlio Marco, da molti indicato come lo spacciatore del paese. Anche Serena Mollicone sapeva di queste voci e aveva deciso di denunciarlo. Tuzi poche ore dopo la sua testimonianza è stato trovato morto in prossimità della diga di Arce. Il caso è stato chiuso come suicidio, ma sono in tanti a sollevare dubbi.

Lavorino, che difende la famiglia del comandante Mottola, spiega l’omicidio di Serena come “tentativo di un’aggressione sessuale non riuscita”. E getta ombre su Tuzi, che in tutta questa vicenda è l’unica persona che non può più parlare: “Non gli è stato fatto l’esame del dna. Gli hanno chiesto se era disposto a fornire le impronte digitali. Lui acconsente ma poco dopo si spara”, sostiene Lavorino. “Ho chiesto la riesumazione di Tuzi per una nuova autopsia”. Per lui il colpevole sarebbe il brigadiere, tanto da ipotizzare così le ultime azioni di Serena: “Lei doveva andare dal dentista, lui le ha dato un passaggio”. Poi l’avrebbe uccisa, sempre secondo l'ipotesi del criminologo, per problemi psichiatrici.

Dopo queste parole, la figlia di Tuzi ha deciso di querelare Lavorino: “Non temiamo alcun confronto dattiloscopico, perché non temiamo la verità. Santino ha volontariamente dato campioni di dna e le impronte digitali. Non solo, dopo la morte le sue impronte digitali sono state confrontate con quelle trovate sulla pistola d’ordinanza, quindi l’autorità giudiziaria ne dispone già dal 2008”, spiega Maria Tuzi. Che aggiunge: “Abbiamo chiesto e chiediamo un silenzio rispettoso perché con Guglielmo Mollicone in gravi condizioni, non riusciamo a capire la necessità di discutibili spettacoli mediatici”. Da due settimane il papà di Serena è ricoverato in ospedale dopo un grave malore (clicca qui per l’articolo). “Non accusiamo nessuno. Vogliamo rispetto per Santino [Tuzi, ndr.], per una famiglia che passerà un altro Natale senza la sua presenza”.

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