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Parla il regista del film "Il caso Pantani": sulla morte di Marco risposte non soddisfacenti

Domenico Ciolfi, nel lavorare alle riprese del suo film sul caso della morte di Marco Pantani, è stato il primo a raccogliere la testimonianza di un giovane che potrebbe smontare la tesi dell'isolamento totale del campione nei giorni che hanno preceduto il decesso. Una testimonianza mandata in onda da Le Iene nel servizio del 12 febbraio 2019 

Esattamente oggi, 15 anni fa,  moriva Marco Pantani. Il nostro servizio di martedì scorso ha mostrato i tantissimi dubbi ancora irrisolti di questa vicenda, e in particolare una tra le testimonianze che abbiamo raccolto smentisce completamente la ricostruzione che fino ad oggi ha fatto il Tribunale. Una testimonianza che si deve al lavoro di Domenico Ciolfi, regista del film “Il Caso Pantani”, che nell’ambito della realizzazione del suo film ha raggiunto e identificato per primo questo importante testimone.

Un testimone secondo il quale Marco, i giorni prima della morte, avrebbe dormito in un altro hotel e chiacchierato con altre persone, tra cui una ragazza. Di questo nelle inchieste non risulta nulla, ma se fosse vero metterebbe in discussione la tesi che nei giorni prima della morte Marco fosse isolato e non avesse visto nessuno. A confermare questa versione è anche una prostituta, che racconta alla Iena che una sua amica e collega sarebbe stata con il ciclista il giorno della sua morte.

"Ci siamo resi conto che quello che è emerso nel processo in nessun modo ha cercato veramente di accertare la verità", spiega Domenico Ciolfi nell'intervista di cui potete vedere un estratto sopra.  

A distanza di 15 anni, le nuove testimonianze raccolte da Le Iene con Alessandro De Giuseppe potrebbero far riaprire il caso

Esattamente 15 anni fa dicevamo, il 14 febbraio 2004, Marco Pantani viene trovato morto in una stanza dell’Hotel Le Rose di Rimini. Il campione di ciclismo, vincitore di Giro d’Italia e Tour de France nel 1998, squalificato per livelli di ematocrito troppo alti rilevati nelle analisi di Madonna di Campiglio il 5 giugno 1999 (clicca qui per il servizio, sempre di Alessandro De Giuseppe, sui molti dubbi anche su questa storia). Aveva 34 anni.

Nonostante la giustizia abbia chiuso il caso come morte per overdose da cocaina, a distanza di anni sono ancora molti i punti che non tornano nella dinamica che avvolge la sua morte. Abbiamo evidenziato questi dubbi nel servizio di Alessandro De Giuseppe di ottobre 2018. A cominciare dal lavandino del bagno, che nel filmato della scientifica è chiaramente attaccato al muro, ma che tre testimoni entrati prima della polizia dicono di aver visto a terra, fino alla pallina di coca accanto al corpo di Marco che i soccorritori affermano di non aver mai visto. 

E sono solo alcune delle incongruenze che gettano ombre sulla ricostruzione della morte del ciclista (clicca qui per leggere tutti i dubbi).

Per la giustizia c’è però una verità inoppugnabile: Marco nella sua stanza d’hotel era solo e nessuno poteva entrare o uscire da lì senza essere visto. Quindi solo lui può essere stato la causa della sua morte. E’ proprio questa verità che potrebbe essere messa in discussione dalle testimonianze raccolte da Alessandro De Giuseppe nel servizio del 12 febbraio 2019 (in particolare quella nata, come vi abbiamo detto, dal lavoro del regista Domenico Ciolfi).

Non solo Marco poteva uscire ed entrare dall’hotel utilizzando una porta secondaria che dava sui garage (come vi abbiamo raccontato in un precedente servizio), ma, secondo il titolare di un bar poco distante, Pantani il giorno prima sarebbe andato a prendere un caffè nel suo locale.

 “Io voglio arrivare alla verità”, dice Tonina, la mamma di Marco, ad Alessandro De Giuseppe. “Sono 14 anni che lotto, ho speso un capitale ma non me ne frega niente. In onore di Marco voglio arrivare alla verità”.

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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